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Musica

10 nuovi racconti brevi per 10 brani indie – parte 5

Filippo Pasqui, autore della raccolta di racconti Racconti di Blablacar e del romanzo L’Ondra torna ad ascoltare anche questa settimana dieci brani indie e ne ha tratto 10 racconti brevi, folli ed esagerati come sempre.

Ecco com’è andata.

Gazza di Paul Giorgi

Io questo buon uomo l’ho già recensito in una delle recenti raccolte di racconti riguardo artisti emergenti spiegando appunto la sua biografia di persona pazza schizzata. Insomma, oggi do di nuovo conferma a questa analisi in quanto ho appena ascoltato il suo singolo Gazza e sono rimasto alquanto deluso nel constatare che non è una canzone su Max Gazzè. Scemo io, non avevo letto che l’ultima lettera di Gazza fosse a e non è. Ma non è questo il punto che mi ha fatto pensare a lui come pazzo schizzato: il motivo è che praticamente a una certa, riferendosi a una gazza, fa “Io ti guardo e tu fai coccodé”. Paul Giorgi, mi spiace deluderti ma tu non stavi guardando una gazza ma una gallina. Le gazze fanno craaaa craaaa e non coccodè. Fidati, le ho studiate all’asilo queste cose, me le ricordo ancora.

Sei di Larocca

Rocca di Papa (chiamata semplicemente ‘A Rocca in molti dialetti dei Castelli Romani) è un comune italiano di 17.484 abitanti della città metropolitana di Roma Capitale nel Lazio, parte della Comunità montana Castelli Romani e Prenestini e sede del Parco regionale dei Castelli Romani. Anche se l’abitato moderno nacque solo nel Medioevo, il territorio rocchigiano era già stato abitato fin dal I millennio a.C.: Monte Cavo era infatti l’antico Mons Albanus sacro ai Latini, sulla cui vetta sorgeva il tempio di Giove Laziale, e alcuni storici suppongono che sulla sponda orientale del Lago Albano, in buona parte ricadente in territorio rocchigiano, sorgesse la leggendaria capitale latina di Alba Longa. Nel periodo medioevale, fu infeudata ai Conti di Tuscolo, agli Annibaldi, agli Orsini ed infine, tra il 1427 ed il 1870, ai Colonna. Nel 1855, i cittadini rocchigiani si ribellarono ai Colonna e proclamarono l’effimera Repubblica di Rocca di Papa.

Ah ma non era questa la rocca che dovevo recensire ma il gruppo Larocca? Eh scusate, errore mio.

It’d be lovely di Giacomo Luridiana

Non tutti sanno che Lou Reed ha avuto un pargolo durante una relazione extraconiugale in Italia nel pieno dei suoi sessant’anni. Il fatto è che neanche se ne accorse perché era in volo sopra a Como e quella relazione extraconiugale la stava avendo con una suora alcolizzata. Nel momento del concepimento, pare che Lou Reed si sia affacciato dal suo finestrino e abbia pronunciato la frase “Già a Como? Luridi analcolici” lamentandosi del fatto che il tempo gli fosse passato velocemente poiché in quel periodo non poteva bere alcolici ma solo coca cole fresche fresche per colpa di un terribile problema al fegato che ebbe per tutta la vita. Quel momento fu memorabile per la suora a tal punto che decise di utilizzare quella frase e la abbreviò per comporre il nome del figlio che nacque in seguito: Giacomo Luridiana. Oggi Giacomo segue le orme del padre, senza sapere chi è il suo vero padre.

Saturday Night di [lessness]

Lessness ha fatto un brano struggente sul sabato sera e qua vorrei fare una piccola pregunta. Ma come è possibile che il sabato sia sempre il giorno più cantato e ambito della settimana? Non può essere il giorno speciale per tutti, basta! Tutti i giorni sono speciali, tutti! L’importante è come si vivono queste giornate. Guardate il martedì, il giorno più sfigato possibile perché nessuno se la spassa il martedì, nessuno. È proprio un giorno di merda il martedì, eppure si meriterebbe un po’ di affetto, un po’ di sostegno. Una bella canzone sui martedì? Nessuno la fa? Che vergogna… Sono indignato.

Prima volta di Saera

Ve la ricordate quella canzone che fa:

When I was just a little girl
I asked my mother, what will I be
Will I be pretty
Will I be rich
Here’s what she said to me
Que sera, sera
Whatever will be, will be
The future’s not ours to see
Que sera, sera
What will be, will be

Sapete a chi si riferiva Doris Day mentre cantava questa canzone? Esattamente, a Saera, l’artista romana, che si pronuncia Sera. Coincidenze? Io non credo proprio.

Quando sarò vecio di Giorgio Gozzo

Gozzo ha appena pubblicato il suo primo singolo Quando sarò Vecio e la cosa particolare è che è tutto cantato in veneto. Essendo io toscano, ho ascoltato questa canzone rimanendo piuttosto perplesso in quanto mi ha fatto rimembrare un episodio accadutomi l’anno scorso. Praticamente ero in viaggio per lavoro, mi fermo per un caffè in un bar di una località padovana di nome Trebaseleghe. Accanto a me un simpatico vecchietto, spritz alla mano alle 11 del mattino, mi inizia a parlare in veneto stretto. Sorrido e annuisco per cortesia, ma in realtà non capisco una sega di quello che dice. Beve questo spritz nel giro di 4,3 secondi spaccati e se ne va ridacchiando. Un gran peccato, mi sarebbe piaciuto rimanere ancora lí a studiare questo Übermensch e arrivare a creare un sistema comunicativo tale da comprendere la sua lingua, un po’ come su Arrival. Ecco, la stessa sensazione ce l’ho avuta ascoltando questo brano.

Demone dei Low Polygon

Nel nuovo brano “Demone” dei Low Polygon c’è una parte che fa:

Se ti guardo ti vedo io,
che fastidio il mio super io

Vi capisco benissimo, raga. A tal proposito di recente ho letto questo libro che si chiama L’Uomo dei Dadi di Luke Rhinehart che parla di questo psicanalista che si rompe i coglioni di tutto e di tutti e decide di annullare il suo super io affidandosi completamente al caso tramite l’utilizzo di dadi. Ne fa di ogni grazie all’uso dei dadi e per questo mi viene da consigliarvi di fare anche voi la stessa cosa. Così il vostro super io non vi darà più fastidio, problema risolto.

Se se se di Piccoli BIgfoot

Se ni’ mondo esistesse un po’ di bene
e ognun si honsiderasse suo fratello
ci sarebbe meno pensieri e meno pene
e il mondo ne sarebbe assai più bello

Potrebbe essere benissimo una parte della nuova canzone Se Se Se di Piccoli Bigfoot e invece no, è una poesia scritta da Pietro Pacciani, conosciuto anche come Mostro di Firenze, espressa con amore e affetto durante l’imputazione di sedici omicidi e bacchettato dal giudice per la mancanza di tatto seppure la poesia fosse molto bella.

Specchio di Davide Amati e Matteo Alieno

Penso di amare Davide Amati perché si nota l’amore nel suo brano Specchio fatto con amore e amato dagli amanti di Davide Amati, si può dire che sia un pezzo amarcord? Cazzo sì. Amate chi ama l’amarcord perché chi ama l’amarcord ama anche l’amore, gli amanti di amianto non possono amarvi quindi sarete al sicuro. Amate Amati e amerete ancora.

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