VINICIO CAPOSSELA: la recensione del concerto di Roma

Il finale del concerto ha l’immagine delle braccia aperte e del sorriso malinconico (che poi in realtà non so se sia proprio un sorriso malinconico, certo è che ha un sorriso straripante ma sicuramente carico di timidezza) di un Vinicio Capossela che nella polvere e tra la polvere ha ricordato la scomparsa di Bud Spencer “e visto che polvere siamo e polvere ritorneremo ricordiamo Bud Spencer e ora prendiamoci tutti a cazzotti”.

E l’inizio è più selvaggio e più “violento” che mai. Nella sua complessità lo spettacolo che si è tenuto all’Auditorium Parco della Musica, parte dalla scenografia semplicissima della realtà. Un “campo musicale fatto di spighe” a ricordare i campi, a ricordare la terra, per ritornare alla terra che ospita un Vinicio “bestiale” a petto nudo e con cappelli e vestiti fatti di spighe. Entra danzando Vinicio, accompagnato dalla musica e dalle atmosfere del brano “La bestia nel grano”. Quasi indiavolato all’inizio a testa in giù, non si ferma e nemmeno pare di essere in quel contesto… solo il cielo stellato, aperto, ti riporta alla sua danza, alle origini, al folklore, alla bestialità dei riti e alla natura. Sì l’apertura del tour Polvere sembra un rito di stregoni, fatto da uno stregone che sa sorprendere e fare magie. E’ nel rito c’è la bellezza del tempo, delle usanze, dell’arte. Quella di Vinicio Capossela è l’arte di saper custodire e riportare il tempo davanti agli occhi di persone che hanno un telefonino in mano e che forse in alcuni casi il tempo, in quell’istante , lo hanno perduto.

Accompagnato da strani personaggi, pittoreschi e anche pitturati in volto , alla chitarra e vihuela Victor Herrero, il guitarron di Glauco Zuppiroli, i tamburi di Agostino Cortese e Antonio Vizzuso. Ai fiati i Mariachi Mexacl Sergio Palencia e Angelo Mancini. Come nei campi seguono il ritmo di colui che dà l’inizio al “lamento” o per meglio dire al lamento che ridà la gioia. La gioia della sopravvivere nonostante la fatica.

La voce di Vinicio Capossela rimane sempre e costantemente nella sua particolarità perfetta. Nel senso che non ha un minimo di sbavatura, né una stonatura né qualsiasi cosa possa fare pensare a un tono di voce dismesso. E’ cantore Vinicio ed è evidente che ormai conosce benissimo il tempo della malinconia e il tono della gioia. Ha nelle corde vocali un treno perfetto che viaggia.

Generoso con il suo pubblico, seppure estremamente riservato nel suo aprire le braccia, sorridere e ringraziare tutti. Ma nella timidezza non c’è il risparmio. Agitato, sudato, incalzante e venditore costante di sogni stà lì e regala alla gente, che sia alza subito, a ballare, a gioire , tanto del nuovo album e tante canzoni del repertorio da “Femmine” a “Dagarola del carpato” a “La notte è bella da soli” “Il treno” per chi è partito (come i suo padre lasciando la terra d’origine) e per chi costretto a scappare dalla propria terra non arriva nemmeno a destinazione, fino a “l’Uomo vivo“ e il “Ballo di San Vito”. Le candele, il morto, la femmina, la figura femminile sempre presente e centrale. Non smette mai di omaggiare e citare Matteo Salvatore, riproponendo brani dello stesso cantore della fame come il brano “il lamento dei mendicanti”. Vinicio Capossela passa dalla chitarra al bastone storto che lo regge, dalla tastiera alla fisarmonica, senza prendere fiato e se lo prende e solo per avvicinare il fiaschetto che ha accanto (non so se era pieno di vino o di aranciata, non si vedeva. Poteva essere acqua).

Ieri sera tutto poteva essere e alla fine è stato tutto. Teatro, poesia, danza, funerali, gioia, bestialità, malinconia per avere come unico filo conduttore le radici da cui si proviene.
Non è una novità ma con gli anni Vinicio Capossela ha sempre più una presenza scenica di un mattatore da teatro. Non si dovrebbe fare il paragone, però lo faccio lo stesso perché ci sono grandi musicisti, grandi poeti, grandi cantautori che però sul palco hanno poca presenza. Questo esempio è perché allora mi impressionò al di là della musica e della poetica Tom Waits in un concerto a Firenze che non era un concerto era uno spettacolo d’arte. Ecco Vinicio Capossela, ha quella presenza scenica di un mostro teatrale, che indossa maschere ma che sa al momento opportuno levarsele. Insomma quello di iera sera era polvere sì ma polvere stellata, magica. Bello, sporco e cattivo con un sorriso venuto da altri tempi, il Re dei campi con la camicia bianca ritorna alla sua gente.

VINICIO CAPOSSELA – Tour Polvere – Estate 2016

Biglietti in vendita a questo link > http://bit.ly/1UcaYRW

11 luglio in Piazza degli Scacchi a Marostica (Vicenza)
13 luglio in Piazza Napoleone al Summer Festival a Lucca
15 luglio al Castello Scaligero di Villafranca (Verona)
16 luglio in Piazza della Cattedrale ad Asti
19 luglio in Piazza della Loggia a Brescia
20 luglio al Flowers Festival di Collegno (Torino)
24 luglio in Piazza Matteotti a Sogliano al Rubicone (Forlì-Cesena)
29 luglio all’Arena Sant’Elia di Cagliari
5 agosto all’Arena Bolgheri di Bolgheri (Livorno)
6 agosto all’Arena del Mare di Civitanova Marche (Macerata)
9 agosto al Teatro D’Annunzio di Pescara
13 agosto al Forum Eventi di San Pancrazio (Brindisi)
18 agosto alla Summer Arena di Soverato (Catanzaro)
20 agosto al Teatro Verdura di Palermo
21 agosto al Teatro Antico di Taormina
29 agosto al Beat Festival di Empoli
3 settembre a FestaReggio di Reggio Emilia
4 settembre all’Home Festival di Treviso

Biglietti in vendita a questo link > http://bit.ly/1UcaYRW

A “Polvere” seguirà il tour autunnale “Ombra”, che avrà luogo nei principali teatri italiani.

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