VINICIO CAPOSSELA “Ballate per uomini e bestie”: il racconto e le foto del concerto di Milano

Articolo di Stefania Clerici | Foto di Claudia Mazza

Ne “Le cento città” Cinasky scrive: “è il ritorno che dá senso al viaggio”. Dopo tanto peregrinare in lungo e in largo per L’Italia con le sue ballate, Vinicio Capossela torna a Milano per presentare album e progetto di Ballate per Uomini e Bestie, il suo 11esimo lavoro in studio che, tra gli altri premi, gli è valso la targa Tenco per miglior disco in assoluto (che ritirerà a Sanremo il prossimo 17 ottobre). Agli Arcimboldi verso le 21.10 tutto è pronto per partire dalle caverne ancestrali di Uro e danzare poi sulle note della marcia in onore della morte, la Danza Macabra. Dice Capossela “partiamo dalla fine, toccando il fondo già all’inizio”. Con l’ironia che lo contraddistingue intona La peste, un brano allegorico che tratta il tema della pestilenza ai nostri giorni: “trovati un nemico, per sentirti unito, la peste” recita il pezzo, e poi via il carrello delle malattie moderne “ Money’s calling, rolling, scrolling” e tutta la digitalizzazione dei precari rapporti umani.

Entrati nei vizi dell’animo umano ecco che il bestiario prende forma con i personaggi antropomorfi che colorano le ballate: il lupo mannaro che si trasforma solo in periodo elettorale, il Sant’Antonio peccatore -che come il Mitico Prometeo volle rubare il fuoco della conoscenza e che dal troppo desiderio rimane scottato – e il Porco, com uno dei brani che meglio incarna l’allegoria dell’intero spettacolo. “Uomo e Maiale -afferma Vinicio dopo essersi infilato una maschera da porco, appunto- sono molto simili: pelle rosea, corpo e funzioni vitali simili, stesso bassi istinti… eppure ciò che ci differenzia dalle bestie è il senno”, ma il porco di questo pezzo nel suo testamento con coscienza e misura sembra averne molto, tanto da decidere con riflessione arguta di lasciare le parti del proprio corpo a chi più le merita.

Si arriva poi in una parte del live più quieta e riflessiva, fatta di racconti tristi e di fiabe agrodolci, introdotta dalla massima di Oscar Wilde: “Cristo non è venuto per salvarci ma per insegnarci a salvarci l’un l’altro”. Ecco allora i quadri disegnati dalle note di Capossela: la denuncia contro la pena capitale de la Ballata del carcere di Reading, poi le Belle dame, la poesia di Con una rosa (riarragiata  per metà con violini e arpe e poi eseguita al piano in versione classica), la triste e melanconica storia de La giraffa di Imola, la band antropomorfa de I musicanti di Brema, il Maraja sul Mercedes cabinato, la ex sirena del corpo di ballo di Nettuno, Printyl, e il disegno del firmamento de Le Pleiadi, con tutte le costellazioni a forma di animali, tra cui L’orso -che introduce l’ultimo pezzo della sessione: Di città in città.

Per quanto concepito come uno spettacolo di intrattenimento, lo show si porta dietro un’idelogia forte che Capossela non manca di sottolineare. Citando Primo Levi, che afferma: “A molti può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che «ogni straniero è nemico». Ma quando questo avviene quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager.” Il momento “impegnato” culmina con la canzone-manifesto Il povero Cristo, che si conclude con la frase “è morto sulla croce”. Ma pochi attimi di pausa separano il momento di lutto da quello della resurrezione, con la festa de L’uomo vivo,  scatenando il pubblico in piedi a battere le mani e saltare di gioia.

La chiusura è affidata ai ringraziamenti (in latino!) del team dentro e fuori dal palco, con un Centurione Capossela che trasforma gli Arcimboldi in un Al Colosseo dove “gratia plena” è confermata unanime a: Alessandro Asso Stefana (chitarre), Niccolò Fornabaio (batteria), Andrea Lamacchia (contrabbasso), Raffaele Tiseo (violino) e Giovannangelo De Gennaro (viella e aulofoni).

Per la remise Vinicio sale da solo sul palco che, illuminato da piccole luci, assume un’atmosfera intima e quasi da camera (a sud). Lo spazio tra stage e platea è tantissimo e si sente, Capossela si lascia scappare un “era  meglio lo Smeraldo” e parte una melanconica Resto qua, dedicata a Salvatore, un senza tetto di via Scarlatti, a cui segue la delicata Le case, che racconta proprio della Milano residenziale e dei suoi interni nascosti. Ma le dediche non finiscono qui: per noi, amici del cuore sconosciuti, è tempi di Una Giornata Perfetta, fatta di semplice quotidianità, e sempre per noi è la pace e la serenità di Ovunque Proteggi -eseguita con la band risalita apposta sul palco- che chiude la serata con la scia poetica de La lumaca.

Due ore e mezza di set in cui vizi e virtù, carne e spirito, morte e vita, tristezza e felicità vengono raccontati in un percorso musicale arzigogolato e creativo quanto la mente geniale di Vinicio. Goderne non è affatto facile, ma una volta saliti sulla barca della sua musica, bisogna lasciarsi trasportare, assaporando il “dolce naufragare in questo mare” caposseliano.

Clicca qui per vedere le foto di Vinicio Capossela a Milano (o sfoglia la gallery qui sotto).

Vinicio Capossela

VINICIO CAPOSSELA – La setlist del concerto di Milano

Uro
Danza macabra
La peste
Le loup garou
Nuove tentazioni di Sant’Antonio
Il testamento del porco
Ballata del carcere di Reading
Le belle dame sans merci
Con una rosa
La giraffa di Imola
I musicanti di Brema
Maraja
Printyl
Le pleiadi
Di città in città (l’orso)
Suona Rosamunda  + fanfara (bardamu)
Il povero Cristo
L’uomo vivo
Al Colosseo (presentazione orchestra – in latino)

Encore
Resto qua
Le case
Una giornata perfetta
Ovunque proteggi
La lumaca

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