Un lampo di rock punkeggiante nel freddo di Milano: i GOMMA al Serraglio

Articolo di Serena Lotti | Foto di Giorgia De Dato

I Gomma arrivano a Milano per un release party per l’uscita del loro nuovo lavoro, Sacrosanto, un album che li ha svezzati definitivamente e gli ha messo la targa “sdoganati a livello nazionale”. Con questo nuovo lavoro i Gomma hanno rimesso il piede sullo starter e sono ri-partiti alla grande. Dopo l’uscita nel 2016 di Toska, un album fichissimo ma forse ancora non sufficentemente maturo per planare a vista e dopo un’esperienza da supporter nei live di Calcutta, Sacrosanto li ha spinti a tutta velocità verso una nuova fase artistica: la maturazione spirituale.

Arriviamo in anticipo al Serraglio. Milano è stretta in una morsa di gelo. Aspettiamo fino alle 21 in fila tra gente bardata fino agli occhi. Non riconosco subito i vari style clothing ma intravedo qualche scarpa skater style, qualche gonnellone di taglio gothic vittoriano, gli immancabili nerd e qualche punkubbestia 2.0
Così, giusto per capire com’è la target audience della giovane band casertano. Variegata e tardo adolescenziale. Ma non troppo.
Riempiamo velocemente il locale. Immancabile media in mano, ci cacciamo i cappelloni di lana nelle tasche, tiriamo fuori il cellulare e mettiamo in modalità camera. I Gomma sono arrivati, silenziosamente e su un palco buio.


Un paio di minuti di distorsioni e overdrive sonori e si accendono le luci. Non avevo mai visto i Gomma dal vivo e Ilaria mi sorprende. Un cross tra Cristina Ricci e PJ Harvey ai tempi di Is This Desire in autentico dark/goth chic style. Abito nero alla Mercoledì (giusto citare la Ricci no?) birrozzo in mano, viso terreo, frangia emo asimmetrica, occhi strabuzzati. Teatrale.
Il sound post hardcore dei primi pezzi è veramente duro, il sapore punk depressive e saturo di influenze nineties si percepisce in maniera molto evidente. Partiamo con Fantasmi, il singolo che ha anticipato Sacrosanto, che ci ha raccontato di malesseri travalicati dalla dimensione cosmica, diventati poi reali. Il pubblico risponde con un pogo delirante che non si fermerà fino a fine live. La band attacca due pezzi di Toska, Alessandro e Aprile, brani dal suono violento e ossessivo/paranoico e dove la teatralità di Ilaria tocca livelli artisticamente interessanti. Interprete di una litania fastidiosa, infinita, disturbante.
Ritorniamo velocemente su Sacrosanto con Verme dove le struttura sonora si fa rigidissima, le chitarre ruvide, la narrazione drammatica, siamo in pieno campo emo-core. Anche qui la ripetitività ipnotica delle rime è ossessiva e snervante mentre il pogo continua, incessante. Continuiamo lisci, senza soluzione di continuità e finiamo su una virulenta Tamburo. La voce di Ilaria è acidissima e tutta fuori, la batteria è pesantissima, le chitarre basse, le sonorità opprimenti. Ma nonostante ci stanno spingendo verso momenti di down depressivi noi ci stiamo divertendo a mille.
Pestiamo duro ancora su Sacrosanto con Balordi e Come va Paolo ma alleggeriamo le atmosfere. Qui la voce di Ilaria è più naturale e meno impostata e la chitarra, seppur in piena dissonanza alterna momenti di arpeggi che stemperano le acide sonorità noise rock di cui sono pregni questi brani.

Il songwriting è asciuttissimo. Parole poche. Concetti esistenziali racchiusi in frasi secche. Su Vacanza siamo tutti in loop a cantare “Prendo tutto e vado via” mentre il pogo non si ferma e non rallenta… come racchiudere in cinque parole il senso di un disagio fortissimo. Anche se l’ermetismo ce lo aveva già spiegato Ungaretti. Un tributo a Gordard e al gruppo Dziga Vertov con Elefanti. Sulla citazione di A Bout De Souffle mi commuovo. La band prende a prestito un capolavoro del cinema per trasmigrare il messaggio “Quando sei felice non farlo sapere a troppe persone”. Andiamo in chiusura con schitarrate violentissime su Arrendersi: anche qui il ritornello “Soffochiamo nel buio degli impulsi, prendiamo aria solo arrendendoci, scompariremo nel buio tra gli impulsi, riappariamo solo con la resa“, viene ripetuto fino alla devastazione emotiva.
Andiamo in pace e chiudiamo con la messa nera di Santamessa con una Ilaria che fa crowd surfing sul pubblico mentre impreca “Sei peggio di me”. I Gomma ci salutano tra una cupezza esistenziale di fondo e un pò di grezzagine rockettara che ci fa sorridere, in fondo.
Impossibile non fermarsi al paragone coi Verdena, quello dei primi lavori sicuramente, seppure la scrittura si rivolga alla generazione del decennio successivo, e si sente. I Sonic Youth si percepiscono sopra ogni cosa, il fantasma dei Prozac+ lo abbiamo visto tutti volare on the stage, il Teatro degli Orrori stava pure lì, dietro le quinte. Influenze importanti, sguardi verso gli anni 90 che mi hanno fatto davvero amare questa band.
La sintesi nella scrittura stasera ci ha portato ad uno sfinimento quasi insopportabile, ma noi li abbiamo perdonati, perchè sposiamo la filosofia del less is more. Poche parole e quelle che servono. I brani, senza struttura direi ma alleggeriti da un pizzico di indie, sono del resto brevissimi in termini di durata tale da supportare perfettamente questa scelta di stile.
Temi strong quelli toccati stasera, da anime devastate a spasmi mentali, da desideri negati, a depressione, angoscie esistenziali, supplizi mentali in totale stile emo.
Un salto in pieno post punk. Punk che squarta ma che diverte, punk che grida ma che sorride. Un punk campano, un punk gommoso. In piena linea con il pensiero casertano del Chi nasce afflitto more scunzulato: lo potremmo definire campunk?

Clicca qui per vedere le foto dei Gomma a Milano (o sfoglia la gallery qui sotto).

I GOMMA: la scaletta del concerto di Milano

1. FANTASMI
2. ALESSANDRO
3. FORESTERIA
4. APRILE
5. VERME
6. STRADE
7. PESSIMA IDEA
8. TAMBURO
9. ESTATE
10. BALORDI
11. COME VA PAOLO
12. AEROPLANO
13. FALO’
14. CASA
15. ELEFANTI
16. VACANZA
17. SOTTOVUOTO
18. VICOLO SPINO
19. ARRENDERSI
20. SANTAMESSA

I GOMMA in tour

02 febbraio 2019 BOLOGNA – COVO CLUB
16 febbraio 2019 NAPOLI – SCUGNIZZO LIBERATO + BRUUNO
22 febbraio 2019 ROMA – LA FINE
23 febbraio 2019 RAVENNA – BRONSON
01 marzo 2019 MODENA – BALUARDO DELLA CITTADELLA
02 marzo 2019 FERRARA – OFFICINA MECA
08 marzo 2019 PISA – LUMIERE
09 marzo 2019 VICENZA – ARCADIA
22 marzo 2019 PESCARA – SCUMM
30 aprile 2019 TORINO – sPAZIO211

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About the author

Serena Lotti

Serena Lotti

Milanese, soffro di disordini musicali e morbosità compulsiva verso qualsiasi forma artistica. Scrivo da sempre, per raccontare, per elaborare la sofferenza. In passato insegnante di storia del teatro, ora PR di un’azienda americana, passo il tempo libero a crogiolarmi nell’osservazione del mondo e nelle sue complessità, ogni giorno da una prospettiva diversa. Cerco insieme il contrasto e il suo opposto e sono attratta da tutto quello che ha in se follia e inquietudine. Figlia del mio tempo, imparo alla scuola del punk, del grunge e dell’alternative rock e lascio che siano band come Pixies, Sonic Youth, Joy Division a mostrarmi la strada. Incredibilmente entusiasta della vita, con quell’attitudine schizofrenica che mi contraddistingue, amo le persone, ascoltare storie e cercare la via verso l’infinito, ma senza esagerare. In fondo un grande uomo una volta ha detto “Ognuno ha l’infinito che si merita”.

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