U2: 30 anni di “the Joshua Tree” reportage e scaletta del concerto di Roma

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Il concerto più atteso dell’estate romana è finalmente arrivato.
Il 15 luglio, allo Stadio Olimpico, gli U2 fanno rivivere il loro disco-capolavoro nel trentennale della sua uscita.

Ad accompagnare nelle tappe del tour europeo Bono e soci ci pensa Noel Gallagher con i suoi High Flying Birds, che alle 19.30 puntuali sale sul palco proponendo i brani più conosciuti del proprio repertorio.
Il pubblico accoglie più che bene la metà ‘buona’ degli Oasis, che con poche parole e qualche sorriso accennato, incanta e coinvolge i presenti.
È un attimo, e assieme a Noel si alzano tante altre voci per ‘In The Heat Of The Moment’, ‘Champagne Supernova’, ‘Don’t Look Back In Anger’ e ‘Wonderwall’.

Alle 21.15 si abbassano le luci, il pubblico intuisce l’inizio dello spettacolo ed esplode in un boato caloroso che va ad investire Larry Mullen Jr..
È lui il primo a farsi vedere e a raggiungere sulla destra del palco la pedana posta in mezzo al prato.
I giganteschi schermi sullo sfondo per ora sono spenti, l’attenzione è tutta focalizzata sulla pedana: sulle note di ‘Sunday Bloody Sunday’, con le luci rosse che colorano l’Olimpico, uno alla volta arrivano anche BonoAdam Clayton e The Edge, e che abbia inizio lo spettacolo.

La carica che investe il pubblico è molta: i primi tre brani in scaletta sono il simbolo di ciò che gli U2hanno rappresentato negli anni Ottanta e riflettono la loro essenza degli albori, quella sulla quale si sono costruita una carriera.
Il trittico iniziale è composto da ‘Sunday Bloody Sunday’ (“War”, 1983), ‘New Year’s Day’ (“War”, 1983) e ‘Bad’ (“The Unforgettable Fire”, 1984), che arrivano una dopo l’altra ad infiammare l’atmosfera di una calda serata capitolina.
Non manca lo spazio, su ‘Bad’, per inserire una personale versione di ‘Heroes’ in omaggio a Bowie, e il viaggio prosegue ancora con ‘Pride (In the name Of Love)’ e l’esecuzione integrale di questo “The Joshua Tree”.
I visual sono a cura di Anton Corbijn, niente meno che una rivisitazione in chiave attuale di ciò che accompagnò in immagini il disco stesso trent’anni fa.
È un viaggio emozionale quello in compagnia degli U2 all’Olimpico e lo sa bene il pubblico accorso per questo evento unico.
“The Joshua Tree” è da molti considerato un disco spartiacque, quello che ha segnato un cambio di rotta nelle sonorità del gruppo irlandese fino a farlo diventare a tutti gli effetti una band internazionale.
Non siamo più davanti a quattro ragazzi di Dublino: il tempo passa per tutti, e ci troviamo difronte quattro mariti, padri di famiglia, che non perdono occasione per far riflettere sui diritti civili e la povertà che attanaglia non solo i paesi più poveri del mondo.

La serata si divide nettamente in due parti: una dedicata all’esecuzione di “The Joshua Tree”, l’altra alla produzione più recente del gruppo.
Dopo una breve pausa si riprende con ‘Miss Sarajevo’, un momento toccante durante il quale è stato difficile trattenere le lacrime.
Il brano è introdotto da un video nel quale si chiede ad una rifugiata siriana:
«Immagina di essere in uno stadio pieno di persone, e di dover raccontare loro qualcosa: che cosa vorresti dire loro?».
«Mi chiamo Omamia, ho 15 anni, sono siriana e nella vita voglio essere felice. Nella vita voglio che anche voi siate felici».

Il brano-denuncia contro il conflitto della Bosnia ed Erzegovina oggi risulta essere attuale più che mai, e diventa il simbolo di ciò che sta accadendo in Siria.
È comunque difficile ridare credibilità a Bono dopo lo scandalo che investì la sua ONE Foundation – associazione dedita alla raccolta fondi per azzerare il debito pubblico dei paesi poveri e che secondo un’inchiesta consegnava solo l’1% di quanto riusciva a raccogliere.

Ma è di musica che si deve parlare, e qualche nota a margine va fatta: in tribuna l’audio è osceno.
Volumi esagerati, un basso invadente ed una voce rimbombante hanno contribuito a rendere inascoltabile il concerto, rovinando di fatto le due ore piene di live.
Molto meglio – han detto – dal prato, dove in realtà la gente si è potuta godere in pieno lo spettacolo senza i disagi di un audio impastato.

Con un altro trittico, stavolta più recente, ci avviamo verso la conclusione della serata: ‘Beautiful Day’, ‘Elevation’ e ‘Vertigo’ scatenano le danze prima di arrivare a ‘Ultraviolet (Light my Way)’ in omaggio alle donne, ‘One’ e un brano tratto dal nuovo album, ‘The little things that give you away’.

La magia di un disco straordinario ha incantato l’Olimpico di Roma, e anche se certe cose andrebbero vissute nel loro momento di splendore (leggasi, 1987) gli U2 sono una di quelle band da seguire live almeno una volta nella vita – sperando di non restare delusi dal rapporto “prezzo del biglietto – audio della location”.

U2 – Scaletta concerto del 15 Luglio – Roma

The Whole of the Moon (The Waterboys song)
Sunday Bloody Sunday
New Year’s Day
Bad (with “Heroes” snippet)
Pride (In the Name of Love)
The Joshua Tree
Where the Streets Have No Name (with ‘California (There Is No End To Love)’ snippet)
I Still Haven’t Found What I’m Looking For
With or Without You
Bullet the Blue Sky
Running to Stand Still
Red Hill Mining Town
In God’s Country
Trip Through Your Wires
One Tree Hill
Exit (with “Eeny Meeny Miny Moe” snippet)
Mothers of the Disappeared
– – – – – –
Miss Sarajevo (Passengers cover)
Beautiful Day (with “Miserere” snippet)
Elevation
Vertigo (with “Rebel Rebel” snippet)
Ultraviolet (Light My Way)
One
The Little Things That Give You Away

Photo credit: Danny North / Photo credit: Kevin Mazur

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