SZIGET Festival 2015: le foto e il racconto del Day 3

Foto di Matteo Scalet – Articolo di Margherita Valentini

Mercoledi 12 Agosto

La musica, i lettori di questo articolo condivideranno la mia idea, è certamente meravigliosa, ma può anche essere spossante. Così capita di ritrovarsi stesi a terra quasi svenuti, cercando di prendere un po’ di fresco e di recuperare forze preziose per il giorno a venire. È proprio in questo scenario che mi capita di assistere all’esibizione di Elephant and the Moon, artista croato sconosciuto a me e ai più (ho controllato: ha meno seguaci sui social lui della ragazza popolare del mio liceo). Ebbene questo illustre sconosciuto ha catturato la mia attenzione col suo folk-rock dolce, rassicurante. Niente di innovativo, anzi ha tutta la bellezza e la pulizia della banalità ed ha catturato il mio cuore. Provate ad ascoltarlo.

Alle 16.00 di questo torrido pomeriggio di metà agosto mi trovo davanti al Main Stage, pronta a godermi i Gogol Bordello, agglomerato di artisti provenienti da tutto il mondo, che funziona dal 1993. Insieme che migliora ulteriormente con l’ingresso nel 2000 del violinista Sergej Rjabcev, tocco di stravaganza in un gruppo già di per sé estremamente eccentrico. Il loro spettacolo è leggero, stravagante, divertente, disordinato. Il pubblico (tra l’altro estremamente variegato sia come stile che come età) è soddisfatto, allegro, coinvolto. Bello.

gogol-bordello
La vita è fatta di scelte, si sa, e raramente tale affermazione si adatta bene quanto alla mia permanenza allo Sziget Festival 2015. Alle 17.00 si esibiscono gli Après la Classe presso il British Knights Europe Stage, il palco più remoto dell’isola ed io non sono lì. Non posso essere lì. Mi limiterò perciò a dirvi che hanno rappresentato l’Italia quel giorno allo Sziget e da quanto ho appreso chiedendo in giro si sono fatti valere eccome.

Alle 17.45 è il turno dei The Horrors, gruppo noise rock inglese. Buona performance, buone presenze, buona atmosfera. Buono.
Il Flag Party. Tra tutti probabilmente il più riuscito: nessun rischio di sbandieramento precoce come coi palloncini, nessun pericolo di non riuscita come con le bolle. Tante bandiere ufficiali dello Sziget (che tra l’altro diventano un ottimo souvenir), ma anche tante bandiere personali, provenienti da tanti paesi. Il tipo di festa che ti mostra in quanti siamo, quanti paesi esistono e anche quanto siamo tutti simili, nei nostri vestiti sporchi, accaldati, felici di essere lì, insieme.

the-script
Riposto lo stendardo in borsa è la volta dei The Script. Gruppo che personalmente attendevo con ansia. Breakeven cura un cuore infranto quanto la tachipirina cura una brutta febbre. Nonostante questi pregiudizi positivi ho trovato il concerto deludente, non si è creata l’atmosfera sperata, un po’ di incomunicabilità col pubblico, poco intrattenimento. Tutto ciò nonostante lo sforzo di Danny O’Donoghue, cantante, e la bizzarra figura di Mark Sheehan, chitarrista e seconda voce.

Faccio per fortuna a tempo a godermi il concerto di SOJA, gruppo reggae statunitense. Musica di qualità, tanto divertimento, balli per tutti. Bravi.

Alle 21.30 si esibiscono sul palco principale gli Alt-J. Si raduna un cospicuo gruppo di persone. Io mi siedo ai margini, dove il suono è marcatamente migliore, dove i bassi non riescono a rubare la scena al resto degli strumenti. L’atmosfera è bellissima, il pubblico è visibilmente coinvolto. Da dove mi trovo riesco anche a godere i dettagli più delicati della loro musica. Emozionante.

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Non c’è il tempo di concludere l’ottima esibizione della band inglese che mi sposto all’interno dell’A38 per assistere al concerto di un’altra band inglese, gli Enter Shikari. La band post-hardcore capitanata dal cantante e chitarrista Rou Reynolds, già presenti al festival nel 2013 sul Main stage, propongono una performance live sicuramente tra le migliori di tutto il festival fatta di tanta energia, sudore, pogo e circle pit.

Dopo aver mangiato una quantità disumana di cibo spazzatura, aver fatto una pennichella su un prato e aver conosciuto un gruppo di ragazzi israeliani, mi concedo un ultimo concerto prima della tenda. Alle 3.00 si esibisce all’A38 SBTRKT. Come di consueto indossa la sua maschera, piuttosto impressionante. Fa ballare e divertire tutti. Bella conclusione di giornata.

entershikari

Scaletta Alt-J
Hunger of the Pine
Fitzpleasure
Something Good
Left Hand Free
Dissolve Me
Matilda
Bloodflood
Bloodflood Pt. 2
❦ (Ripe & Ruin)
Tessellate
Every Other Freckle
Taro
Warm Foothills
The Gospel of John Hurt
Lovely Day (Bill Withers cover)
Nara
Leaving Nara
Breezeblocks

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