Sono stata in Santeria e mi sono innamorata del cantante dei YOU ME AT SIX

Articolo di Chiara Amendola | Foto di Roberto Finizio

Ai tempi della mia tarda adolescenza You Me At Six era la band che riempiva di gioia il piccolo cuore emo dei miei compagni di studi. Take Off Your Colors è stata la colonna sonora passiva dei lunghi pomeriggi in biblioteca, un album che fingevi di amare solo per fare colpo sul bassista strafigo del corso, e nonostante non sia mai stata ufficialmente una loro fan, il fascino di Josh Franceschi riusciva a rendere tutto più tollerabile.

La band vanta una carriera insolita in quanto rappresenta uno dei pochi gruppi rock britannici che ha sempre suonato bene nelle classifiche Uk in un periodo in cui la radio mainstream dava priorità al pop.

La Santeria Social Club per l’occasione accoglie un parterre apparentemente “anonimo” composto principalmente da trentenni educati e dall’aspetto curato. La fanbase del gruppo è essenzialmente rimasta la stessa di 10 anni fa. L’impressione è di essere a una festa di ex alunni. Si respira un’atmosfera rilassata, e sembra quasi che tutti si conoscano e si rivedano dopo tanto tempo.

Gli headliner si fanno attendere un po’ ma sono supportati da ben due band che sanno come scaldare la platea prima dello show principale: i giovanissimi Hot Milk da Manchester e gli inaspettatamente interessanti Big Spring da Brighton, un piacevole intrattenimento da godere con la prima birra della serata.

Il countdown termina alle 22:00 con il pezzo apripista Fast Forward ed è subito delirio. Il mio Josh mostra livelli di energia di un piccolo cucciolo eccitato, correndo da un lato all’altro del palco senza sosta e pompando la folla. Sembra realmente felice di essere in Italia e lo dimostra ringraziando più volte i fan, interagendo con qualche fortunato delle prime file.

La setlist è un mix omogeneo di vecchio e nuovo, ogni “epoca” è ben accolta dai presenti che si uniscono in un coro incessante, da Fresh Start Fever a Bite My Tongue si raggiunge un equilibrio tra passato e presente che risveglia forti emozioni. Back Again è un ritorno al futuro che smuove anche i più reticenti nelle danze.

3AM e IOU sono annunciate da battiti di batteria RnB che esplodono in una brillante miscela di toni con linee di basso funky e chitarre potenti che per un attimo mettono in stand by il “solito” suono pop-punk.

La voce del mio Josh suona perfettamente fino alla fine, con una vivacità che non prende mai un momento per svanire.

L’encore è richiesto a gran voce con vigorosi cori inaspettati che farebbero invidia alle tribune di San Siro durante il derby. Mancano i pezzi da novanta all’appello e il pubblico non ha intenzione di andare via senza averli ascoltati.

Un finale passionale con Room To Breathe, No One Does Better, Straight To My Head e Underdog, un montaggio splendidamente selezionato che quasi commuove. Si spengono le luci.

Vado via con addosso una strana sensazione di appagamento, quella che ti fa tornare a casa con un sorriso inebetito sulla faccia. Qualcuno fuori al locale presidia l’uscita sperando in un selfie, la tentazione è forte ma desisto.

Fa molto freddo e nevica, ma la corsa notturna in tram è valsa tutto lo show.

Clicca qui per vedere le foto dei You Me At Six + Hot Milk + Big Spring a Milano (o sfoglia la gallery qui sotto).

YOU ME AT SIX – La Scaletta del Concerto di Milano

  1. Fast Forward
  2. Lived a Lie
  3. Reckless
  4. Loverboy
  5. Back Again
  6. Night People
  7. Fresh Start Fever
  8. Cold Night
  9. Predictable
  10. Give
  11. 3AM
  12. Take on the World
  13. I O U
  14. Bite My Tongue

Encore:

  1. Room to Breathe
  2. No One Does It Better
  3. Straight to My Head
  4. Underdog

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