Reportage: MORRISSEY in concerto a Firenze (11 Luglio 2012)

Morrissey
Firenze – Cavea Nuovo Teatro Dell’Opera
11 Luglio 2012

”Who is Morrissey?” si chiede con aria supponente un Oscar Wilde d’annata immortalato in una gigantografia proiettata proprio dietro il palco. Beh, “Morrissey è il più grande indie-crooner che il pop inglese abbia mai conosciuto”, rispondiamo noi! La sua discografia parla per lui e i suoi live lo ribadiscono a chiare lettere, alla faccia di coloro che lo davano per spacciato dopo lo scioglimento degli Smiths. Il buon vecchio Morrissey ama l’Italia. Si sente, si vede. Il suo consueto atteggiamento spavaldo e spocchioso rimane rispettosamente relegato dietro le quinte quando si tratta di farsi ben volere dal pubblico italiano. Con signorile puntualità alle 21.30 attacca “You Have Killed me” ammaliando fin da subito con la sua proverbiale eleganza il pubblico della Cavea del nuovo Teatro Dell’Opera. A seguire una ruvida versione di “Still ill”, primo souvenir di quell’indimenticabile repertorio Smiths che verrà gloriosamente resuscitato attraverso le suggestioni di “Last Night I Dreamt That Somebody Loved Me”, “I Know It’s Over”, “Shoplifters Of The World Unite”, “How Soon Is Now?”, eseguita come travolgente congedo finale, e la struggente “Meat Is Murder” che, accompagnata dal suo video cruento, incarnerà il momento più toccante della serata, tra gli applausi dei vegetariani presenti, le lacrime degli animalisti e le teste chinate di chi non vuol assistere alla sanguinosa mattanza proiettata sul megaschermo.
Ad eccezione della cover di Frankie Valli “To Give (The Reason I Live)“ tutto il resto ripercorre gli episodi più rappresentativi della carriera solista di Morrissey: da “Black Cloud ” ad “Alma Matters”, passando per “Everyday Is Like Sunday“, si consolida sul palco, canzone dopo canzone, il fascino retrò del dandy per antonomasia del pop-rock britannico, come non mai barricadero nella testa e romantico nel cuore, portavoce da sempre di un antagonismo sfacciato quanto appassionato. Le sue canzoni diventano piccoli scrigni a cielo aperto: per ogni canzone un messaggio d’amore, di speranza, di dolore, protesta, smarrimento o autoironica disillusione, tutti rivomitati sul pubblico attraverso la sua musica sensibile e sfuggente, null’altro che una geniale e personalissima trasfigurazione del pop anni ’60.
Dopo un’ora e mezzo esatta di concerto, impreziosita da fugaci dialoghi col pubblico e qualche abbraccio con le prime file, il poeta di Manchester se ne va, lasciando la sua band sul palco per il finale di rito e un pubblico letteralmente imbalsamato di fronte ad una bellezza musicale che neanche la riaccensione delle luci e l’afosa serata di Firenze riusciranno a dissolvere.

Reportage di Antonio Belmonte

1. You Have Killed Me
2. Still Ill [The Smiths]
3. I’m Throwing My Arms Around Paris
4. When Last I Spoke To Carol
5. Maladjusted
6. Black Cloud
7. Last Night I Dreamt That Somebody Loved Me [The Smiths]
8. Ouija Board, Ouija Board
9. You’re The One For Me, Fatty
10. Action Is My Middle Name
11. I Know It’s Over [The Smiths]
12. Let Me Kiss You
13. To Give (The Reason I Live) [Frankie Valli]
14. Everyday Is Like Sunday
15. Shoplifters Of The World Unite [The Smiths]
16. People Are The Same Everywhere
17. Meat Is Murder [The Smiths]
18. I Will See You In Far-Off Places

19. How Soon Is Now? [The Smiths]

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