Reportage Live: The KILLS in concerto a Milano

4

Ma il Rock n’ Roll sì che ci piace
By lucadoldi

Ieri sera ho rivisto IL Rock n’ Roll.

Ieri sera ho respirato IL Rock n’ Roll.

Ieri sera ho ascoltato IL Rock n’ Roll.

Ieri sera ho visto (i) The Kills dal vivo ai Magazzini Generali di Milano.

Da mesi aspettavo questa data, per capire veramente se quei due fossero solo una coppia di fighetti che riesce a mettere insieme belle canzoni, oppure se fossero vero fuoco.

Beh… “quei due” sono fuoco e fiamme, sono passione, sono istinto, sono imprevedibilità, sono rock n’ roll.

Mentre in Italia gli uffici stampa si prodigano per occupare qualsiasi spazio su qualsiasi forma di media con i faccioni e le banalità dei maccherockni Ligabue e Vasco, a Milano piomba un uragano che la maggior parte di quelli che “io ascolto di tutto, rock, Vasco (o Liga), Aerosmith, Bon Jovi, Guns n’ Roses.” è talmente assuefatta dalle banalità dei due bolliti, che non ha avvertito neanche un alito di vento.

Già l’avvicinamento al concerto era stato burrascoso, prima il cambio di location, poi il cambio di data per “problemi di salute” di Jamie Hince… e tutti quelli che hanno letto la notizia si saranno fatti qualche domanda sulla causa di quei “problemi”.

Il concerto poi inizia in ritardo, ma non il classico ritardo comandato di mezz’ora precisa per permettere a tutti quelli che “mi bevo una cosa fuori e poi entro con calma, così sono vicino al bar” di entrare. Un ritardo imprecisato di circa 45/50 minuti, della durata giusta per iniziare a indispettire il pubblico, ormai troppo fighetto e troppo abituato ad essere imboccato con il sushi.

Nel momento stesso in cui Jamie e Allison mettono il primo piede sul palco, si capisce subito che di fighetti lì sopra non ce ne sono.

Attacano “No Wow” e i magazzini diventano lava.

I suoni di chitarra di Hince sono puro fuoco, pieni, caldi, acidi al punto giusto, una chitarra strafatta di distorsione e di phaser/chorus/tremolo/octaver, sempre al limite dell’overdose senza mai superarlo.

La Mosshart è una strega nera che si dimena come un serpente alle prese con un incantatore, ma non si capisce chi sta incantando chi. La sua voce crea un perfetto punto di incontro fra il graffiante, l’urlato, il melodico e l’amplesso.

Le pose (non in senso dispregiativo) sul palco dei due sono quelle di chi ha il rock n’ roll nelle vene, il modo di dialogare sul palco con sguardi, gesti, movimenti, spostamenti in avanti e indietro, quell’avvicinarsi quasi fino a baciarsi e poi allontanarsi simulando una testata, il modo di suonare, il modo di cantare, di duettare con la voce, di posizionarsi sul ciglio del palco per quei brevi momenti topici, quella voglia di essere protagonisti, esibizionisti, di eccitare e di eccitarsi con la musica… tutto dei Kills è fottutamente ROCK.

E proprio per questo, bisogna mettere in conto, anche l’altro lato della medaglia, ovvero l’istinto e l’imprevedibilità.

E l’imprevedibilità è rappresentata da un problema tecnico, o meglio dal tecnico che dava problemi nell’accordare le chitarre. Alla fine di “Tape Song” la chitarra è sensibilmente scordata e dal retro palco si vedeva il tecnico intento ad accordare l’altra chitarra in palese ritardo per il cambio. Mr. Hince prova a riaccordare da solo la sua con poco successo, ammettendo poi candidamente (se ho capito bene perché in quel momento stavo parlando) “Scusate ma non ho mai imparato ad accordare”, che per i profani suona come uno scandalo che uno come lui non sappia accordare, ma per chi suona è risaputo che è un problema comune a molti chitarristi. La tentazione di spaccare la chitarra è forte ma si trattiene. Intanto si continua con una versione scordata ma comunque affascinante di “You don’t own the road”.

Poco prima di ritirarsi per il bis, arriva l’altra faccia della medaglia. L’istinto.

Jamie pianta a terra la chitarra e si tuffa giù dal palco imprecando, all’inizio si pensa che sia per la chitarra, invece poi si capisce che non gli va a genio il trattamento riservato al suo pubblico dalla security, e va a comunicarlo a modo suo… libera un ragazzo dalla presa di un “gorilla” e ci si scaglia contro. Dopo risale sul palco e al microfono prega molto chiaramente la security di lasciar salire sul palco i ragazzi perché questo è un “fottuto concerto di rock n’ roll”.

Eroe.

Pensate a cosa possa aver fatto dopo il concerto al povero tecnico…

La Mosshart intanto semba non curarsi di quello che succede, come se “scene come questa ne vedo tutte le sere”, e non fatico a crederci. Rimane tranquilla sul palco e si prende un bacio dall’ostaggio liberato dal prode Hince.

Dopo la scossa il concerto riparte, ed è come se fosse colpa della security il malfunzionamento delle chitarre, come se fossero loro a cercare di fare da diga al fiume di lava che continua a scendere e salire dal palco. Perché da lì in poi non ci sono stati più problemi di nessun tipo. E boom! Parte una “Sour Cherry” devastante, sanguinaria.

Anche per il bis si fanno attendere discretamente, Allison torna avvolta d’oro, e il suo compagno di palco si posiziona al sinth/piano. “The Last Goodbye” è la perla della serata, con la Mosshart che si mostra in tutto il suo splendore e la sua capacità di regalare con la voce un qualcosa che hanno solo le grandi donne del rock: Pj Harvey, Patty Smith, Janis Joplin, so che è un azzardo ma lei è indubbiamente lì con loro.

L’accoppiata finale è di una sensualissima “Pots and Pans”, e una potentissima “Fried my Little Brains”.

Qualcuno che non li ha mai sentiti dal vivo, o che come me li ha visti anni fa in pieno pomeriggio a un festival in cui non c’entravano nulla, penserà che in due non rendono sul palco, che rispetto al disco perderanno qualcosa, invece rispetto al disco sono mille volte di più, sono una vera live band.

Qualcuno che li ha visti poi, come ho sentito uscendo, penserà che hanno fatto schifo, in realtà hanno regalato qualcosa che ormai sempre più raramente si vede in giro, e per questo non viene più apprezzato a pieno.

Hanno regalato una serata di puro Rock n’ Roll, quello che ancora è fuori dalle logiche del marketing, fuori dall’industria, fuori dal profitto, fuori dalla razionalità, ma come dicevo sopra è istinto, passione, imprevedibilità. Ormai siamo abituati a vedere e sentire gruppi che di rock hanno solo la classificazione su iTunes, che decidono prima come vestirsi, poi cosa dire nelle interviste, poi che pose fare sul palco e poi forse pensano alla musica, sempre che non gli arivi già scritta dalla casa discografica.

I Kills invece riportano le cose al loro posto, sono la reincarnazione del rock (insieme a pochi altri) in questo inizio di 21esimo secolo.

P.S. Ancora una volta, finiamola con ‘ste cazzo di fotocamere alzate per fotografare la testa di quello davanti con il flash.

Articolo di Luca Doldi | Fonte

4 Responses

  1. fede90

    LOL,da come l’hai descritto sembra che sia L’ESPERIENZA ROCK DEFINITIVA e che una volta ascoltati e visti dal vivo questi,che onestamente non so proprio chi siano(sarà che ho solo 21 anni e ho ascoltato altro,mentre tu magari sei molto + grande e vieni da un’altra generazione di artisti),si possa anche morire…bò,con meno frasi pompose e totalizzanti sarebbe stata una lettura + che gradevole,invece così l’hai resa soltanto una glorificazione 1 pò fine a sè stessa.Senza polemica,solo osservazioni mie. Saluti

    Rispondi
  2. pat

    be..guarda ..io c’ero e sono stata anche tra quelle che hanno commentato in modo non positivo il concerto. E di concerti ne ho visti (tra cui annche P.J. Harvey e patty smith più volte) e ho anche suonato. Il mio primo concerto sono stati i THE CLASH ormai anni orsono …quindi di musica ne ho macinata.
    Secondo me ci sono stati SICURAMENTE dei problemi tecnici di acustica, tra cui anche Hince che aveva il volume della sua chitarra ad un livello esorbitante, con riverberi fastidiosi etc etc. La faccenda è migliorata proprio quando ha cambiato la chitarra (e sinceramente non avrei voluto essere nei panni del tecnico…perchè Hince lì sì che è stato fighetto nel comportamento…).
    Dopo sono riuscita ad apprezzare, ma praticamente il concerto era finito.
    Pazienza. So cmq che ai Magazzini l’acustica non è il massimo.

    Rispondi
  3. Luca

    @ fede, non è l’esperienza rock definitiva, ma oggi è difficile vedere qualcosa di così genuino e bastardo, a meno che non si parli di hardcore o posthardcore.

    @Pat, conoscendo l’acustica dei magazzini mi sono piazzato davanti al mixer proprio perché volevo sentire bene, anche se la voglia di andare sotto era tanta. Infatti il suono da lì era quasi perfetto ( altrimenti anche il tecnico del suono sarebbe stato da prendere a testate, perché ero davanti a lui…) Hince non credo abbia fatto il fighetto, perché è inconcepibile che uno che è pagato per accordare una chitarra e darla in tempo non lo riesca a fare, è assurdo, è la prima volta che vedo una cosa del genere.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *