Reportage Live: GREENFIELD Festival 2012 (Svizzera) – giorno due

GIORNO 2

Arriviamo al festival presto, giusto in tempo per vedere la parte finale dello show degli inglesi TURBOWOLF che con un mix di rock punk e psichedelia inaugurano il nostro sabato infuocato sotto un sole al limite della sopportazione. La band si dimostra assolutamente originale ed interessante. Speriamo di poter indagare in futuro su di loro magari sul suolo Italico.

Il sole non da tregua ai temerari che affollano il mainstage per l’esibizione dei tedeschi NEAERA (voto 7 e ½ ) che come al solito mettono a ferro e fuoco la platea con il loro death metal moderno. La band a mio avviso, dopo un paio di lavori più che discreti, è scivolata verso uno spirale compositivo decisamente insipido e banale ma dal vivo riesce ancora a far divertire i tanti fans accorsi con le varie “Armamentarium” e l’eccezionale “Let The Tempest Come”, oramai da considerarsi veri e propri must di ogni loro concerto. Bravi quindi, speriamo tornino ad esser decenti anche su disco.

Facciamo un salto veloce verso il second stage per non perderci l’esibizione dei THE BRONX  (Voto 8), una delle realtà più promettenti ed in voga della scena punk old school. Magari qualcuno li conosce già con il loro alter ego Mariachi El Bronx- monicker che usano recentemente quando propongono del materiale marciachi punk- visti dalle nostre parti più volte con i mitici Gogol Bordello, ma a questo giro la band infiamma il second stage con del punk hardcore di ottima fattura. Il pubblico gradisce e il numero di curiosi che si avvicinano al palco sale di minuto in minuto per poi finire in un tripudio generale quando il singer Matt Caughthran decide di mischiarsi con la folla e cantare insieme l’ultimo pezzo “History’s Strangles”. Eccezionali.

Torniamo sul main stage per vedere all’opera i raggae-metallers SKINDRED (voto 7 e ½ ) che divertono tutti i presenti grazie anche alla superba prestazione del singer Benji Webbe che canta alla perfezione sia le parti raggae che quelle più heavy. Il pubblico gradisce eccome e canta a squarciagola le varie “Rat Race” e “Warning”. La band gallese poi è molto ruffiana e per far calare l’attenzione ai curiosi accorsi sotto palco inserisce qua e la sistematici riferimenti e citazioni a classici come “Raining Blood”, “Creeping Death” e “Master of Puppets”. Furbi si, ma anche bravi e unici nel loro genere.

Impossibile perdersi lo show dei punkers STREET DOGS (Voto 8) sul palco b che viene invaso da gente con la cresta e col kilt. La band è come sempre caparbia ed energica nei tre quarti d’ora a disposizione e spara uno dietro all’altro una carrellata di anthem più o meno conosciute ma che esaltano e divertono i presenti. Da segnalare la favolosa “Two Angry Kids”, cantata da tutti, che dal vivo emana una carica emotiva che solo poche altre canzoni punk riescono a dare. Speriamo di ritrovarli di nuovo su qualche palco italiano.

Giusto due righe per parlare dello show dei metallers SEPULTURA (voto 6) che oramai sono praticamente una cover band allo sbaraglio dell’ottima band che ha rilasciato capolavori del genere come “Arise” , “Chaos AD” e “Roots”. Sia chiaro che la band oramai è rodata e rocciosa da parecchi anni oramai, ma francamente non vedo che senso abbia continuare a buttare fuori lavori discografici del tutto anonimi e vivere dell’attenzione di qualche nostalgico che vuole ancora sentire dal vivo pezzi come “Refuse/resist” o “Roots Bloody Roots” senza aggiungere altro ad una scaletta che oramai lascia indifferente qualsiasi metallaro in questo pianeta. Non c’è i due fratelli Cavalera se la passino meglio, sia chiaro, ma non vedo sinceramente il senso continuare a portare in giro il nome Sepultura con questa line-up da anni perdente e impopolare. Contenti loro…

Apprendiamo dai maxischermi che purtroppo l’esibizione degli ALL SHALL PERISH è cancellata e restiamo sul palco principale per vedere all’opera i tedeschi HEAVEN SHALL BURN (Voto 7) che oramai hanno attaccato l’autopilota e propongono più o meno lo stesso show visto a Romagnano Sesia qualche mese fa. Certo, la differenza è che davanti a loro non ci sono più 200 supporters ma 10 mila, e la band riesce ad intrattenere al meglio i molti presenti con le loro magliette che fanno headbanging sotto il palco. Azzeccatissima la cover degli Edge Of Sanity “Black Tears” che oramai è diventato un classico anche degli HSB assieme alla potentissima “Endzeit” e alla recente “Combat”.  Ottima anche la coppia di asce formata da Maik Weichert e Alexander Dietz che macina riffs su riffs per la gioia dei presenti. Forse saranno fin troppo quadrati, ma gli Heaven Shall Burn funzionano.

Quattro passi verso il palco b per assistere a parte dell’esibizione degli HOT WATER MUSIC (Voto 6) che mettono in piedi uno show senza lode ne infamia che non esalta al meglio i numerosi presenti accorsi per la loro esibizione. Rimandati.

Sul palco principale sta per succedere una sorta di “evento”, ovvero l’esibizione degli svizzeri ELUVEITIE (Voto 8) che vengono acclamati da tutti i compatrioti presenti al Greenfield.  Poca da dire sulla loro esibizione, non sono un fan del genere e mai lo sarò, ma la band suona e canta bene tutti i pezzi ed è uno spettacolo vedere l’accoglienza riservatagli dal pubblico svizzero: evidentemente non funziona come da noi che tendiamo sempre a credere che l’erba del vicino sia sempre più verde della nostra. In Svizzera di band ne hanno poche, a parte i fasti degli anni ’80 con gente come Celtic Frost e Coroner, ma le poche che hanno le esaltano e gli consentono di emergere e questo lo si nota dal clima di esaltazione che si percepisce ad ogni esibizione dei gruppi di madrelingua tedesca presenti nel bill. Voto 8 allo spettacolo sia chiaro, ma dovremmo forse imparare dai nostri vicini.

Altro esempio di amore verso le proprie band sono gli ottimi H-BLOCKX che sfoderano un ottima esibizione sul palco secondario con il loro rock/metal alternativo un po’ funkeggiante.  Anche per loro l’accoglienza è stata caldissima e la band ha saputo ripagare con una prestazione veramente maiuscola che ha colpito anche i curiosi come me che si sono avvicinati al palco dicendosi “H Blockx chi?”

Grandisissimi: sarà il caso di approfondire.

Torniamo sul palco principale dove è tutto pronto per l’esibizione degli IN FLAMES (Voto 6,5) che ci offrono la solita prestazione professionale e solida ma ben lontana dai fasti di anche solo un paio di anni fa. Ho visto Anders Fridén e soci dal vivo almeno 7 o 8 volte e non posso di certo accontentarmi dello show risicato e distaccato messo in scena oggi ad Interlaken. Non è un problema di scaletta, ben vengano i molti pezzi del periodo da “Reroute To Remain” in poi ma Fridén in primis oggi sembra sottotono e con poca voglia, dando molto spazio ai siparietti tra un pezzo e l’altro e chiudendo lo show dopo solo un ‘ora. Tra i migliori pezzi proposti stasera spiccano le solite “Cloud Connected”, “Trigger”, “The Quiet Place” e “My Sweet Shadow”; staccano invece tutti i pezzi estratti dal deludente “Sounds Of  a Playground Fading” che anche dal vivo non si dimostrano all’altezza del resto dell’esaltante discografia della band svedese.  Uno show dannatamente normale, per una band che ci ha abituato a standard decisamente più alti. Speriamo sia solo una fase e non l’inizio di un inesorabile declino.

Restiamo sul palco principale e ci perdiamo i PENNYWISE pur di non arrivare tardi per l’inizio dello show degli headliner THE OFFSPRING (Voto 8,5) che sul palco sembrano rinati rispetto al periodo di offuscamento di degli ultimi anni.  21 pezzi per un ora e mezza intensissima di rock punk che ha fatto pogare tutti gli oltre 20 mila presenti sotto al loro palco. Noodles appare visibilmente vecchio ma è il solito animale dietro a quelle sei corde e Dexter Holland sembra oramai un lontano parente di quello affaticato e fiacco assaporato dal vivo nel periodo di “Splinder” e del “Greatest Hits”. Greg K invece appare dimagrito e abbastanza spento, ma non è mai stato un animale da palco  e suona bene per tutta la durata dello show. La scaletta è la solita proposta negli ultimi anni, con l’aggiunta della nuova “Days Go By” e delle chicche “Original Prankster” e “Genocide”, quest’ultima accolta dal boato dei fans di più vecchia data. In attesa del nuovo album in uscita a giorni, godiamoci la rinascita  almeno in fase live di una delle punk rock band  più amate degli ultimi vent’anni.

Leggi il reportage del primo giorno | Leggi il reportage del terzo giorno

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