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Articolo di Antonio Belmonte (Bologna) | Foto di Emanuela Vigna (Padova)

Volete due titoli al volo che hanno cambiato, in meglio, la storia del folk-rock europeo? Rum Sodomy & The Lash dei Pogues (1985) e Fisherman’s Blues dei Waterboys (1988). E non è un caso che questi due capolavori siano entrambi figli scapestrati degli anni ‘80, se consideriamo che quella decade primeggiò per numero di talenti innovativamente legati alla tradizione (In Tua Nua, Moving Hearts, Levellers, Energy Orchard, The Hothouse Flowers, solo per citarne alcuni.). Se ai primi si deve il merito di aver intossicato la musica tradizionale celtica con il veleno del punk, ai secondi va riconosciuta la paternità di una puntigliosa ricerca strumentale sublimata dalla potenza del rock; se i primi si sono, ahimè, mestamente annichiliti dopo la dipartita del compianto Phil Chevron e la catarsi alcolica di Shane MacGowan i secondi continuano, bontà loro, a solcare i palchi d’Europa grazie all’infaticabile Mike Scott che, a questo giro, ha visto bene di celebrare i 25 anni del mitico album vestendolo di nuovi colori.

Tocca al bell’Auditorium Manzoni di Bologna la fortuna di ospitare una delle quattro date italiane della band britannica che, oltre allo stesso Scott, contempla Steve Wickman al violino, Anthony Thistlethwaite al sax e mandolino, Trevor Hutchinson al basso e Ralph Salmins alla batteria.

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Si salpa alle 21.20, nemmeno a farlo apposta, con la malinconica Strange boat – che subito regala al pubblico la voce salmastrosa del buon Mike Scott e il talento dei suoi gregari – e si continua per circa due ore pescando per lo più all’interno delle interminabili sessions che poi partorirono l’album festeggiato, solo di recente integralmente raccolte in un epico box da 6 cd: dal piroettante traditional When we’ll be married al country romantico di When ye go away, dalla sofferenza elettrica di We will not be lovers alla struggente Sweet thing di vanmorrisoniana memoria, che riscalda il cuore dei presenti, dalla cover di Dylan Girl from a north country ai blues romantici Tenderfooting, Blues for your baby e Come live with me di Ray Charles, fino all’irresistibile congedo di Fisherman’s blues che strappa letteralmente dalle poltrone il calorosissimo pubblico per catapultarlo, nonostante le sterili reprimende delle maschere di sala, sotto palco a ballare; e qui vi rimarrà, scalpitante, fino all’encore di saluto, affidata a The whole of the Moon, On my way to heaven e Saints & Angels.

A fine giro di giostra una ventina di splendide canzoni, più che sufficienti per ribadire, semmai ce ne fosse bisogno, l’invidiabile memoria storica di Scott & Soci nonché la loro ammirevole capacità di mediazione orchestrale tra celtic folk, country, blues e rock, e per riconsegnarci sana e salva una travolgente cartolina sonora che a distanza di anni profuma ancora di salsedine, whisky e terra bagnata.

The WATERBOYS – Setlist

Strange boat
Higherbound
A girl called Johnny
Girl from a north country
Stranger to me
When ye go
Tenderfootin’
When we’ll be married
Come live with me
Rag tag gipsy
We will not be lovers
So lonesome
Blues For Your Baby
Don’t bang the drum
Sweet thing
Fisherman’s blues
– – – – – – – – – – –
The whole of the Moon
On my way to heaven
Saints & Angels

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