Reportage Live e Foto: The MARS VOLTA in concerto a Milano

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Articolo di Luca Doldi | Foto di Roberto Finizio

I Mars Volta sono come la scatola di cioccolatini di Forrest Gump, non sai mai quello che ti capita.
Ed è questo il loro bello, la loro essenza, la loro forza, la loro grandezza.
Per lo stesso motivo però ci sono molti detrattori che pensano sia la loro debolezza. Perché nel mondo degli appassionati di musica sono tanti, troppi, quelli che vorrebbero le band sempre uguali a sé stesse, sempre ferme al primo disco, sempre ferme a rifare le stesse cose per decenni.

E certa gente non vede l’ora di avere nel bersaglio gruppi come loro su cui sparare.
Dall’altra parte i Mars Volta non hanno mai fatto nulla per far cambiare idea ai detrattori, anzi.
La prima volta che li ho visti (al Rainbow), nel tour di De Loused…, fu un concerto violento, diretto e rabbioso. La seconda al Rolling Stone per il tour di Frances the Mute, fu un concerto dilatatissimo, sborone, esagerato, con jam infinite e pezzi che duravano anche più di mezz’ora. La terza all’Alcatraz, per il tour the Bedlam in Goliath, fecero un concerto molto equilibrato, quasi “normale” per i loro canoni, poche jam, scaletta adatta per tutti i gusti.

Tutti i concerti a loro modo furono incredibili, ma diversissimi fra loro. Se i componenti del gruppo (vecchi e nuovi) non avessero tutti uno stile così unico nel suonare, sarebbero potuti essere benissimo 3 concerti di 3 band diverse.
Ieri sono riusciti ancora a spiazzarmi, per quasi tutto il concerto hanno fatto solo pezzi da Nocturniquet, un disco che è fuori neanche da un mese. Quando si tratta di Mars Volta, in un mese si riesce a malapena ad orientarsi fra le varie parti di un loro disco.

Non sto qui a descrivere pezzo per pezzo, perché questo articolo non vuole, non voleva, neanche essere una vera e propria recensione. I primi pezzi sono stati accompagnati da dilatazioni discretamente lunghe, ma non si può parlare di jam-session, sono vere e proprie suite cantate che sembrano far parte integrante dei pezzi che su disco poi vengono tagliate. Nella seconda parte del concerto invece sono stati eseguiti i pezzi senza nessuna aggiunta. Per poi concludere con gli unici due pezzi non tratti da Nocturniquet, “The Widow” e una versione da perdere la testa di “Goliath”. Più di un’ora e mezza senza interruzioni.

Il concerto è stato come al solito clamoroso. Se si pensa che, tirando le somme, sono un trio chitarra-basso-batteria (con il piccolo Rodriguez a giocare con la Bontempi. Qualcuno gli trovi un lavoro a quel ragazzo, o almeno fategli fare un corso di canto, in modo che non sia costretto Omar a fare i cori…male), è irreale la potenza di fuoco che hanno.

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Il luogo in cui si è svolto, se a qualcuno non fosse ancora chiaro è totalmente inadeguato per i concerti. Se da subito fosse stato ai Magazzini (era previsto all’Alcatraz) non so se avrei preso i biglietti, come già ho fatto una volta per i Mastodon.
A parte il caldo, e l’imbuto che si è costretti ad attraversare per uscire dalle uniche due porte in fondo al locale, il fonico ci ha messo più o meno mezz’ora a uscire dalla trappola. Il concerto è partito con chitarra inesistente, frequenze e strumenti totalmente slegati fra di loro, con la voce di Cedric che sembrava uscire solo lei dall’impianto. Alla fine il fonico è stato anche bravo, perché è riuscito a dare un senso al suono, ma comunque il concerto è stato fortemente penalizzato dall’acustica del locale. Tant’è che anche Cedric prima di iniziare “The Widow”, ha chiesto aiuto al pubblico perché, con una libera traduzione, “il locale suona di merda” (lui ha detto un molto più educato “this room sounds crazy).

Bisognerebbe regolamentare in qualche modo questi campi di location, perché se io prenoto un albergo 5 stelle e per overbooking mi spostano in un altro, non è che finisco in un ostello allo stesso prezzo del 5 stelle.
Almeno, oltre a dire “i biglietti precedentemente aquistati saranno validi per la nuova location” datemi la possibilità di essere rimborsato se la nuova location “sounds crazy”, o meglio dire “suona di merda”.

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