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Altro che il Grande Raccordo Anulare o Bologna Borgo Panigale, l’arteria più trafficata di questa prima parte d’estate è San Siro. Sabato sera da bollino rosso per oltre tre ore nei pressi dello stadio, causa mezzo eccezionale parcheggiato all’interno della scala del calcio: trattasi di un bolide americano targato New Jersey. Alla guida, un cinquantenne dal cuore tenero, capace di emozionarsi (sul serio) davanti all’amore di oltre 50 mila fan venuti da tutta Italia per il Because We Can Tour.

Giubbotto di pelle e chitarra in spalla, ecco come si presenta puntuale sul palco Jon Bon Jovi. Al suo fianco, i compagni di una vita: tutti tranne uno. Non è più una novità, infatti, l’allontamento dal gruppo di Richie Sambora, membro e amico storico di Jon, per incompresioni non meglio precisate.

Nonostante la mancanza del chitarrista, sopperita egregiamente da Phil X, i Bon Jovi spingono sull’acceleratore dal primo all’ultimo pezzo, per nulla scalfiti dal peso di una carriera trentennale vissuta sempre al massimo. Sono proprio i tre decenni della band il soggetto della coreografia che avvolge lo stadio all’inizio di Because We Can: uno striscione lungo tutto l’anello rosso riepiloga i principali eventi dall’83 ad oggi, sopra di esso, la scritta “Bon Jovi Forever”, distesa a sua volta su un manto di stelle e strisce, campeggia a carattere cubitali. Uno spettacolo nello spettacolo che costringe la band ad interrompere, visto il volto visibilmente commosso del duro giovanotto nato nel New Jersey.

ll concerto fila via tra ballads e pezzi movimenti, durante i quali il coro dei 50 mila sovrasta la voce di Jon, complice anche un audio ben lungi dall’essere impeccabile. Dopo oltre due ore di spettacolo, Bad Medicine chiude la prima tranche del concerto, anche se la serata è ancora lunga. All’appello mancano, infatti, pezzi da novanta, come Have a nice day e Livin’ on a prayer, brani prontamente eseguiti nel corso del primo encore.

La serata si chiude con un regalo del tutto inaspettato. Al termine di These Days, anziché andarsene, un Bon Jovi stremato galvanizza la folla con due semplici parole: “One more!”. Scatta quindi la bagarre per il gran finale, da I’ll be there for you a Bed Roses, sono molte le canzoni proposte dal cantante al pubblico milanese. Alla fine la spunta un piccolo cartello nel pit che recita: “This ain’t a love song”. Sarà proprio questa la canzone che chiuderà una serata magica tanto per i fan quanto per la band americana.

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BON JOVI, scaletta Milano (29 Giugno)

01. That’s What the Water Made Me
02. You Give Love a Bad Name
03. Raise Your Hands
04. Runaway
05. Lost Highway
06. Born to Be My Baby
07. It’s My Life
08. Because We Can
09. What About Now
10. We Got It Goin’ On
11. Keep the Faith
12. Amen
13. In These Arms
14. Captain Crash & the Beauty Queen From Mars
15. We Weren’t Born to Follow
16. Who Says You Can’t Go Home
17. Rockin’ All Over the World (John Fogerty cover)
18. I’ll Sleep When I’m Dead
19. Bad Medicine
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20. Dry County
21. Someday I’ll Be Saturday Night
22. Love’s the Only Rule
23. Wanted Dead or Alive
24. Undivided
25. Have a Nice Day
26. Livin’ on a Prayer
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27. Never Say Goodbye
28. Always
29. These Days
30. This Ain’t a Love Song

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