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Articolo di Marco Mantegazza | Foto di Arianna Carotta

La lunga fila in un giorno infrasettimanale, prima dell’apertura delle porte dell’Alcatraz di Milano, preannuncia una sola cosa: un bel sold-out per lo show di A Day To Remember, Every Time I Die e The Story So Far.

Lo show parte in orario con la scaletta preannunciata e il pubblico presente accoglie calorosamente i The Story So Far che ovviamente ricambiano, dedicando lo show alla loro fanbase italiana. Sono giovani ma seguitissimi, sanno il fatto loro anche a livello tecnico infatti la loro performance è solida e i pezzi scorrono in un attimo, tra le urla di “Daughters”, un circle pit su “Quicksand” e il singalong di “Roam”. Un’emozione non nuova a coloro che hanno avuto modo di vederli sul palco pochi mesi fa nel loro primo show italiano.

A fine scaletta il pubblico chiede un’altra canzone ma la band, per motivi di tempistiche, è costretta a lasciare i fans a mani vuote dando spazio agli Every Time I Die, che regalano ai presenti un’ottima prova tecnica e scenica: gli ETID, forti dei loro oltre dieci anni di esperienza sui palchi, saltano, corrono, giocano con le chitarre e con la gente che, se all’inizio del loro set era immobile, sembra essere ora investita dal volume degli amplificatori, dai breakdowns e dalla potenza dei riffs southern rock. Una scaletta che viaggia su tutti i loro dischi, dai più vecchi con “Ebolarama” e “The New Black” fino a qualche nuovo pezzo come “Partying Is Such Sweet Sorrow”.

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Niente encore anche per loro, si da direttamente spazio agli A Day To Remember ovvero il gruppo per il quale la maggior parte dei giovani si è radunata. Acclamati a gran voce ancora prima dell’inizio, partono con “All I want” mandando letteralmente in visibilio i fans, che non cessano di muoversi e partecipare neanche per un secondo per tutta la durata della (lunga) scaletta, passando da pezzi più pesanti come “2nd Sucks” e “Violence” a melodie cantabili come “Have Faith In Me” e “Right Back It Again”, più l’ottimo intermezzo acustico inserito a metà show (“You Had Me At Hello” e “If It Means A Lot To You”).

Gli ADTR sono molto divertenti da vedere e sicuramente sanno come conquistare il pubblico con le loro trovate coreografiche: il cantante Jeremy McKinnon che cammina sulle mani della gente all’interno di una palla gonfiata ad aria e lancio di rotoli carta igienica che, man mano che vengono tirati, creano una sorta di coreografia di linee aeree. Dal lato tecnico qualche imperfezione si è notata: se Jeremy cantasse come sorride, la band avrebbe sicuramente una marcia in più, ma in generale lo show è di grande valore e gli ADTR hanno lasciato, col loro ennesimo passaggio in Italia, un ottimo ricordo ai presenti.

Guarda lo slideshow qui sotto per vedere le foto di Arianna Carotta o clicca qui per vedere le foto di Davide Merli

Scaletta A DAY TO REMEMBER – Milano

All I Want
I’m Made of Wax, Larry, What Are You Made Of?
Homesick
2nd Sucks
Right Back at It Again
The Document Speaks for Itself
A Shot in the Dark
Better Off This Way
Over My Head (Cable Car) (The Fray cover)
City of Ocala
You Had Me at Hello (Acoustic)
If It Means a Lot to You (Acoustic)
It’s Complicated
Mr. Highway’s Thinking About the End
Life Lessons Learned the Hard Way
Sometimes You’re the Hammer, Sometimes You’re the Nail
Have Faith in Me
My Life for Hire
The Plot to Bomb the Panhandle
– – – – – – – – – – – – – – –
Violence (Enough Is Enough)
All Signs Point to Lauderdale
The Downfall of Us All

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