PUSHA T – NITRO – PRIESTESS: foto, reportage e scaletta del concerto di Milano

Articolo di Andrea Forti | Foto di Claudia Mazza

C’era più di una curiosità attorno al ritorno in Italia di Pusha T, uno di quegli eventi che capitano di rado in questa nazione. La data sarebbe dovuta essere una delle punte di diamante rap di un’annata che avrebbe dovuto vedere sbarcare nel nostro paese artisti d’oltreoceano del calibro di Vince Staples e Action Bronson, ma diverse circostanze hanno portato all’annullamento di entrambi; ma a poche ore dal live le stories di instagram lo vedevano fortunatamente in arrivo direttamente da Hong Kong.

Gli addetti ai lavori erano in fibrillazione e le voci narravano di una lista omaggi pressoché infinita tra magazine e personalità di spicco dell’ambito hip-hop nostrano, con addirittura l’interista Radja Nainggolan dato per presenza sicura tra i fan. A questo fatto si oppone la dura legge che vuole che il successo o meno di un evento si rilevi però col pubblico pagante, l’unica cartina al tornasole capace di farci capire se finalmente certe scelte coraggiose possano diventare la norma: passare a Milano da una serata omaggio pagata da uno sponsor al Limelight nel 2014 ad una sala da concerti come il Fabrique non è sempre un salto immediato, e la platea italiana diversamente dall’estero (chi scrive lo ha visto due anni fa al Primavera in un Pitchfork Stage pieno nonostante i clash con Deerhunter e PJ Harvey che si dividevano la scena tra i palchi principali) certe volte non supporta ampiamente produzioni di questo tipo, facendo registrare i sold-out per rapper con testi in italiano di facile comprensione e slang italianizzati provenienti dai sobborghi delle metropoli statunitensi quantomeno discutibili.

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Pusha T

La paura di una sala vuota che si poteva avere quando alle otto e mezza Priestess si trova ad aprire le danze viene pian piano scongiurata dal secondo supporting act della serata, Nitro, dall’etichetta milanese Machete Empire Records di proprietà, tra gli altri, di Salmo. Il suo flow affilato e preciso anche nelle parti più veloci e una discografia nota al pubblico che risponde alle rime rendono la performance solida e assolvono al compito di non farci sfigurare al cospetto del gotha made in Usa.

Qualche minuto di pausa ed ecco apparire il dj sul palco, spartano come da tradizione nelle esibizioni di King Push, che si esibisce in non meno di 5 minuti di teasing tra basi interrotte, incitamenti alla folla e una selezione di snippet di brani famosi e non fino a quando sulle note di N***as In Paris compare il Presidente, in una non così sobria veste scura spezzata da arti e drappi dagli sgargianti colori, dalle velate sembianze da vigile del fuoco: certo è che non si adopera di certo nello spegnere gli entusiasmi dei presenti, con le braccia in alto per tutta la serata.

La proposta non poteva non essere incentrata su quello che lui stesso ha più volte proclamato come l’album of the year, ovvero DAYTONA: ed è sulla “Daytona Experience, where the dope boys dreams come true” che si parte subito col trittico If You Know, You Know, Games We Play e Hard Piano. Da lì è un susseguirsi fitto di hits con estratti di quasi ogni sua collaborazione di successo, con quasi ovvia predilezione per il fondatore della sua etichetta Kanye West: accade dunque che non ci colgano impreparati le iconiche note al piano di Runaway, giunte quando la coda di So Appalled ancora ci regalava le emozioni che solo chi ha consumato quel capolavoro di My Beautiful Dark Twisted Fantasy ha nella memoria. L’endorsement alla G.O.O.D. Music da lui presieduta continua con brani di Cruel Summer e perfino con la piccola parte, non pubblicamente accreditata, di Feel The Love dalla collab West-Kid Cudi a nome Kids See Ghosts, uscita a brevissima distanza dal suo ultimo disco in studio pochi mesi fa.

Ed è sostanzialmente questa la chiave di lettura dei 50 minuti scarsi (cosa che ha fatto storcere il naso ad alcuni) della comunque vasta setlist del Presidente: una riproduzione di una carriera che contando il progetto Clipse (omaggiato da Grindin’, uno dei punti più alti della serata dal punto di vista del flow del rapper del Bronx) arriva alla doppia decade di vita, e che non si riuscirebbe a proporre in una veste più lunga senza la contemporanea presenza di colleghi, amici e personalità di spicco con cui ha prodotto così tanto materiale da volerlo per forza rappresentare nei suoi momenti migliori, senza rallentare un momento, senza calare il ritmo impresso per tutta la serata.

Long live King Push.

PUSHA T: Scopri la scaletta del concerto di Milano

If You Know You Know
The Games We Play
Hard Piano
Nosetalgia
F.I.F.A.
Numbers On The Boards
So Appalled (Kanye West cover)
Runaway (Kanye West cover)
New God Flow (Pusha T & Kanye West cover)
Grindin’
MFTR
Pain
Come Back Baby
Santeria
What Would Meek Do?
Infrared
Feel the Love (KIDS SEE GHOSTS cover)
Mercy (Kanye West feat. Big Sean, Pusha T & 2 Chainz cover)
Move That Dope (Future cover)
Don’t Like (Kanye West cover)

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