placebo

Foto di Emanuela Vigna | Articolo di Matteo Pirovano

there are twenty years to go…but twenty have already passed

Ne è passato di tempo da quel battesimo Italiano che, per i Placebo, si è materializzato suonando di spalla a Bowie in una sera di febbraio di quasi 20 anni fa, quando, in un Palatrussardi gremito di fans del duca bianco diedero sfoggio di coraggio sostituendo un’icona quale Morrisey, originariamente previsto in tabellone, per nulla intimoriti di aprire per uno dei mostri sacri della musica contemporanea.

D’altronde, i Placebo hanno fatto della loro sfrontatezza e irriverenza un punto di forza sul quale hanno poggiato le basi della loro carriera.
Di quella band oggi rimangono Brian Molko e Stefan Olsdal che stasera si presentano, in un’Arena di Verona addobbata a festa, con il quarto batterista della loro ormai ventennale carriera, tale Matthew Lunn, di provenienza Colour of Fire, non una faccia nuova in realtà visto che venne già utilizzato come turnista in alcune date del tour del 2004.
A completare la formazione la violinista Fiona Brice, il bassista Bill Lloyd e il chitarrista Nick Gavrilovic, ormai veri e propri membri aggiunti della band durante i suoi live.

I Placebo amano molto il nostro paese e le quasi 40 apparizioni nell’arco di 19 anni ne sono tangibile conferma. Sono le 21.40 quando la band sale sul palco sulle note registrare del medley “pure morning vs Svefn-g-englar”, ma saranno gli accordi di “B3” a squarciare l’adombrato cielo scaligero che, alla fine, ci sarà clemente per tutta la serata.
La partenza è stranamente timida e la seguente “For what it’s worth” non cambia più di tanto il tiro. Prima di attaccare con “Loud like love” Brian approfitta di un cambio strumentazione per ringraziare il pubblico presente ricordando che il rock and roll è un mondo senza regole, tranne una: non si può stare seduti ad un concerto, ed è così che con un gesto invita tutta l’Arena ad alzarsi da quei seggiolini che fanno tanto teatro d’essai.
Il quarto posto in scaletta è occupato dal classico “Every you and every me”. Nonostante ami alla follia questo pezzo la riproposizione live di stasera mi delude, un arrangiamento piatto, un cantato reinterpretato e una quasi totale mancanza di vigore ci consegnano una versione sottotono di una grande live song, il tutto, forse, viziato da qualche problema tecnico visto che Brian si rivolge più volte vero i tecnici di palco lamentando, apparentemente, alcune complicazioni. Peccato.

Guarda le foto dei PLACEBO in concerto all’Arena di Verona

Le “nuove” Scene of the Crime e A Million Little pieces e il ritorno al passato con Black-eyed, sono il preludio alla presentazione, da parte di Molko, dei restanti membri della band.
Stefan, introdotto poco prima da Brian come “The Sweden Queen”, prende posto dietro alla tastiera per dare vita ad una sentita versione di “Twenty years”, coreografata dall’intera platea presente con l’esposizione di centinaia di fogli i quali ci ricordano che, con questo tour, i Placebo festeggiano, appunto, i primi vent’anni di carriera.
Too many friends è presentata stasera in una veste di gala, le parti di violino della brava Fiona impreziosiscono il tappeto sonoro del pezzo sino a portarlo a sfociare in un finale da pelle d’oca.
Nel presentare la canzone al pubblico, Brian accenna un aneddoto riguardante il nome del pezzo che, originariamente, era differente, successivamente cambiato per ragioni di carattere legale. Non conoscevo questo episodio, mi documenterò.

La successiva Special needs viene cantata all’unisono da un’Arena entusiasta alla quale Brian dedica la seguente One of a kind. La “tecnologica” Space monkey, la nuova Exit Wounds e la sempre bella Meds ci portano dritti al fragoroso boato del pubblico che accoglie l’esecuzione della bellissima Song to say goodbye, un anthem fatto e finito.
Special K e The Bitter End sono due canzoni perfette. Belle, melodiche, potenti. Due grandi live songs. Il pubblico apprezza e il coinvolgimento è totale, e con Brian che si blocca a centro palco a fissare il suo pubblico in visibilio finisce il main set.
I bis vedono i Placebo ripescare Teenage Angst, assente dalle setlists del gruppo Inglese ormai da un anno, la bellissima e ormai classica cover di Kate Bush Running Up That Hill, Post Blue e il finale affidato alla superba Infra-red.

In definitiva una gran bella serata, anche se forse avrei sacrificato qualche pezzo nuovo, non particolarmente interessante, a favore di qualche canzone più datata che manca da tempo come Slave to the wage, You don’t care about us per dirne due…

Giusto per cronaca segnalo che lo show è stato aperto dalla criticatissima band romana dei Luminal, a quanto mi è parso di capire scelta da Brian Molko stesso. Personalmente non li ho trovati molto interessanti, ma forse sono stati un po’ penalizzati dall’impianto utilizzato. Dagli spalti si sentivano poco e male.

Guarda le foto dei LUMINAL

Scaletta PLACEBO – 20 Maggio 2015 – Verona

Pure Morning vs Svefn-g-englar
B3
For What It’s Worth
Loud Like Love
Every You Every Me
Scene of the Crime
A Million Little Pieces
Black-Eyed
Twenty Years
Too Many Friends
Special Needs
One of a Kind
Space Monkey
Exit Wounds
Meds
Song to Say Goodbye
Special K
The Bitter End
– – – – – – – – – –
Teenage Angst
Running Up That Hill (A Deal with God) (Kate Bush cover)
Post Blue
Infra-red

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