NEGRITA: foto, reportage e scaletta del concerto di Milano

Articolo di Roberta Ghio | Foto di Roberto Finizio

La cornice è quella del Teatro Dal Verme, i cori sono da stadio, l’atmosfera è intima, come in un club. Ti senti seduta ai piedi dei musicisti, anche se sei in platea alta. Questo il clima de La Teatrale + Reset Celebration, ovvero la prosecuzione dei festeggiamenti per i 25 anni di carriera dei Negrita e la celebrazione del ventennale di Reset, album fondamentale per il gruppo aretino. Tappeti come in un salotto, tendoni a cornice della scena a fondo palco e il non plus ultra degli strumenti. Siamo a febbraio, ma è calore quello che respiro mentre osservo fan di diverse età e diversi look che cercano il loro posto e sventolano saluti da una parte all’altra del teatro. La sala al buio, il palco nel blu, eccoli arrivare e prendere posto.
“…One, two, three…”
Le note che escono dall’armonica a bocca di Pau per sposarsi con quelle di chitarra acustica, ci portano dentro a Ho imparato a sognare, mentre le luci alle spalle della band dirette verso il pubblico, ci evidenziano le figure avvolte da quell’effetto fumo dei raggi quando si incrociano. Un brano dal testo che contiene verità, che nasce su un arrangiamento minimale, arricchito di strofa in strofa dall’ingresso batteria, basso, tastiere, per un inizio serata di grande effetto; una magia, che ti prende in un lunedì sera d’inverno e ti porta in uno spazio dove ci sei Tu e la bellezza dei Negrita. Resto qualche secondo disorientata, ma pochi attimi e arriviamo dritti a Brucerò per Te, brano reso ancora più appassionato dall’assolo di chitarra di Drigo e in men che non si dica ci catapultiamo nel mondo di Greta, avvolti nel miele di luci calde e note soffici, che diventano via via sempre più potenti ed incalzanti grazie ad una ficcante batteria, per un finale solenne, di grande effetto.

Negrita

Ogni canzone ci richiama un pezzettino della nostra storia, qua e là si alzano braccia al cielo, ma su Che rumore fa la felicità? siamo tutti d’accordo. E la accogliamo a piena voce. Non perdono grinta i brani resi in versione teatrale, anzi, la nuova veste fatta di arrangiamenti morbidi e sensuali, come Il libro in una mano la bomba nell’altra o l’allegria a tinte jazz di Malavida en Bs.As, ci fanno assaporare quei testi in chiave nuova, grazie alla quale nuove corde dell’anima vengono smosse e impensabili cassetti vengono aperti. Arriva il momento del grande ospite della serata, ovvero: Reset. Provo a difendermi, Fragile, ma è Hollywood che mi travolge. Le parole di Pau e la resa del brano, le cui strofe sono a tratti declamate più che cantate, mi fanno capire che si parla di me e di tanti altri in sala, persone che volenti o nolenti hanno lasciato il luogo dove sono nati per vivere altrove e quando ritornano si chiedono “Chi sono io?”. La conosco da vent’anni, la capisco veramente solo ora. Mi commuovo. Ma, fortunatamente, arriva Transalcolico, che col finale lasciato a Vita Spericolata di Vasco, mi toglie quella lacrimuccia in agguato e la trasforma in un sorriso alla vita. In tutto questo sul palco è una festa. Drigo e Mac alle chitarre fanno da angeli custodi a Pau, mentre Guglielmo Gagliano si destreggia abilmente tra tastiere e violoncello, che a volte suona con archetto, altre volte a mò di chitarra per intraprendere un duetto con Mac al cospetto di Cristiano Dalla Pellegrina alla batteria, sotto lo sguardo attento di Giacomo Rossetti al basso.

Negrita

Sono tutti (quasi sempre) seduti, ma questo non limita Pau, che con quella fisicità “appena accennata” che madre natura gli ha dato e quel suo modo “discreto” di gestirla riesce ad essere potente anche a teatro. Anche seduto. Un semplice movimento delle spalle crea parallelismi perfetti con la falda del cappello, il modo di accavallare le lunghe gambe per poi portate di scatto lateralmente riempie la scena, anche quando respira riesce a creare movimento. Per non parlare poi della sua simpatia. Non importa chi ti piace, non importa se sei uomo o donna, lui ti cattura. Non c’è scampo. Mama maè, con l’effetto megafono e la chitarra profonda di Drigo, porta tutti sotto palco, ma è ancora presto per restare e, salutato Reset, si ritorna ai propri posti. La serata prosegue sempre con lui, Drigo, che, accompagnato da Mac e dal pubblico (che non perde una parola), ci propone Il giorno delle verità. Ancora molti brani da ascoltare e persone care da ricordare. Non torneranno più, scritta per un amico scomparso anni fa e dedicata a Tomaso Cavanna commuove la platea. Chiude la prima parte del live Cambio, con una veste blues accattivante (si accenna a parole al video del brano, ma i nostri paladini restano vestiti!). Richiamati sul palco da battere di mani e pestare di piedi, ci abbandoniamo letteralmente a Il gioco, Radio Conga con quasi tutto il teatro sotto palco. Rotolando verso sud fa alzare gli ultimi ancora rimasti seduti. È festa. Gioia infinita chiude, ahimè, la serata, ma c’è tempo per Pau e compagni di concedersi all’abbraccio e alle strette di mano dei fan più fortunati tra le prime file.

Una serata impeccabile. Per scaletta, voce, suoni, clima, tutto. Esco e con la memoria vado alla prima volta in cui vidi live i Negrita. A Genova. Ero molto più giovane, più scollata e più sudata. E anche loro. Ora ho un abito da ufficio, un po’ più di compostezza e corro alla metro invece che tentare agguati ai camerini. Tanta vita è passata in mezzo. Non so che giornata sarà domani, ma ora non mi importa. Perché sono felice come allora.

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Negrita

NEGRITA – La scaletta del concerto di Milano

Ho imparato a sognare
Brucerò per te
Greta
Dannato vivere
Che rumore fa la felicità?
Il libro in una mano la bomba nell’altra
Malavida en Bs.As
Provo a difendermi
Fragile
Hollywood
Transalcolico
In ogni atomo
Mama maè
Il giorno delle verità
Magnolia
Hemingway
La tua canzone
Non torneranno più
Cambio

Il gioco
Radio Conga
Rotolando verso sud
Gioia infinita

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