Sono sopravvissuta al concerto di MØ tra Baby influencer e adolescenti con capelli decolorati

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Articolo di Chiara Amendola | Foto di Oriana Spadaro

All’anagrafe danese Karen Marie Aagaard Ørsted Andersen, non è un nome immediatamente riconoscibile, cosa che non si direbbe della sua voce, “regina” di numerose hit. Un esempio? È lei la vocalist dei Major Lazer nel successo commerciale Lean On.

La media demografica dei presenti al Fabrique è piuttosto sorprendente. Nonostante il suo richiamo a un target più giovane, il concerto ha attirato fan di tutte le età, dagli adolescenti ai “giovani adulti”: una ragazza in piena pubertà è accompagnata dal suo papà coi baffi, diversi teenager biondi biondissimi, (qualcuno ha decolorato i capelli per l’occasione), indossano t-shirt del merchandising; bambine in pelliccia rivelano una prematura anima da clubber, hipster barbuti bevono birra dialogando nell’attesa con tardoni e aspiranti influencer. Una eterogeneità che ha diversificato la platea, ma soprattutto ha sottolineato la capacità di di rendere l’elettropop, e la musica elettronica in generale, accessibile a un pubblico molto vasto.

Più che un concerto un rave. Uno spettacolo di luci straordinariamente vibrante ha annunciato il suo arrivo, mentre la band si è accomodata sul palco accolta da videoproiezioni.
MØ è una sfera di energia, esplode immediatamente gettandosi in una resa emotiva che raccoglie acclamazioni animate.

Lo show si apre con Purple Like The Summer Rain, ode alla sua casa di adozione, la California, la forza del live non si limita alla voce, il corpo sinuoso di Mø si contorce con una naturalezza inaspettata.
Il suo stile è uno “Scandipop” pulsante, perfettamente artigianale e contagioso con sfumature new age e una nostalgia seducente, una miscela che è raramente controllata con facilità e fluidità. In effetti devo ammettere che uno dei suoi più grandi meriti è la capacità di intrecciare senza soluzione di continuità tanti sottogeneri di pop.

“Hi Milano I’m so excited to be here” commenta dopo il suo ingresso, lanciandosi dietro l’enorme cappello nero con cui si è palesata ai fan.

Su I Want You, puro pop soleggiato anni ’90 in stile R & B, l’atmosfera si trasforma in un abbandono spensierato ed euforico, MØ si getta tra la folla che l’accoglie urlando fino a farsi esplodere le corde vocali. Way Down parte con un beat irresistibile che trascina anche i più reticenti nelle danze. Un perfetto pezzo da inserire nella playlist doccia, come suggerisce la mia collega Oriana.
L’autotune è sicuramente uno dei grandi protagonisti di questa serata, MØ ne fa uso senza pudore.

Una chitarra acustica, che fa chiaramente riferimento a Where Is My Mind dei Pixies, con sintetizzatori soft-focus e voce sognante, annuncia Blur.
MØ è la testimonianza che l’elettro-pop sta attualmente attraversando una fase di rinascita: le sue canzoni si avventurano in una prosa matura e dipingono immagini semplici e concrete. Il suo stile da club è decisamente più alto rispetto all’ordinario ritmo dancefloor.

Nights With You è un elettroshock di sconfinato vigore. L’entusiasmo contagioso di MØ nell’interpretarla trasporta con sé la folla. Sebbene in scaletta ci fosse una delle sue collaborazioni più famose, Lean On, che inevitabilmente si è rivelata super apprezzata dai presenti, esercitando un fascino al contempo tamarro e irresistibile, i suoi pezzi solista hanno pienamente soddisfatto e confermato le sue doti, sia come performer che come songwriter.

Ciò che fa infatti la differenza rispetto agli artisti che, come lei, decidono di intraprendere la strada dell’elettropop sono sicuramente i testi. MØ non è banale e canta del desiderio di godersi il momento e la riluttanza a crescere (Forever Neverland, il suo ultimo album si riferisce proprio a questi sentimenti). I suoi messaggi e i ritmi incoraggianti hanno trovato una certa empatia nella schiera di fedeli, principalmente nella parte millenaria, che ha salutato con calore l’artista ballando via tutte le preoccupazioni sull’ultimo passaggio dell’encore, Final Song.

Alle 22:15, dopo appena un’ora e un quarto, MØ si congeda. Un po’ delusa da questa ansia da prestazione mi dirigo verso il guardaroba, conscia che l’attesa per recuperare il cappotto durerà più del concerto stesso.

MØ

MØ –  La scaletta del concerto di Milano

Purple Like the Summer Rain
Imaginary Friend
I Want You
Kamikaze
Pilgrim
Get It Right
Red Wine
Trying to Be Good
Nostalgia
Nights With You
Sun in Our Eyes
Turn My Heart to Stone
Beautiful Wreck
Way Down

Mercy
Blur
Lean On
(Major Lazer cover)

Encore:
West Hollywood
Don’t Leave
Final Song

One Response

  1. Santi Rione Fili

    Non sono assolutamente d’accordo sulla delusione circa la durata del concerto…credo che la qualità sia più importante della quantità, oltretutto 20 pezzi di seguito senza pause, credo sia una durata più che sufficiente.. E di concerti in vita mia ne ho visti molti avendo un età da nonno (62 anni).
    Sabato è stato un bellissimo spettacolo, il resto della tua recensione la trovo perfetta…

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