Milano Rocks 2019: lo stile e la classe di Florence and The Machine e The 1975

Articolo di Stefania Clerici | foto di Giorgia Di Dato

Milano, 31 agosto, l’estate non è finita quando si apre la due giorni di Milano Rocks nell’ex area Expo di Rho Fiera: ad inaugurare la prima giornata di venerdì  c’è l’elettro-pop dei PVRIS che dalle 17 intrattiene il pubblico in arrivo per circa un’ora fino all’ora del tramonto.

A seguire ecco salire sul palco l’indie-pop rock dei The 1975 con il loro sound dalle influenze post ‘80s, contaminato con l’indie emo-rock di ultima generazione. Avendoli potuto ascoltare per meno di metà live lo scorso giugno al Pinkpop festival causa diluvio universale che si è abbattuto proprio ad inizio del loro set, ecco che con il sole in discesa sulla periferia nord di Milano riesco a godermi senza pioggia! In un caleidoscopio di suoni vengo trasportata sulla macchina del tempo e dell’amore con pezzi come TooTime, Love me, I couldn’t be more in love, Love someone e Falling For you:  il cantante Matthew Healy smuove culi e cuori sulle note colorate e melense dei suoi pezzi che in un crescendo fino ai pezzi più mainstream come I Always Wanna Die (Sometimes), Sex e The sound che accendono la festa sotto allo stage, tutta amore e limoni: sicuro non erano in pochi i giovanissimi che, terminato il live, sono andati a casa a fare l’amore, chi invece è rimasto o è arrivato poi l’amore l’ha fatto con la dea color rubino della musica rock: Florence Welch.

Sono da poco passate le 21 quando fa il suo ingresso sul palco scalza, elegante e bellissima insieme alla sua band, aprendo danze e braccia con June. Il coro in crescendo del pezzo eleva subito tutto il pubblico del Milano Rocks che, in stato di grazia per colei che di seta e pesca vestita salta e balla da un lato all’altro del palco, rimane unito e in estasi anche sul pezzo seguente: Hold On To Each Other.

Pur essendo atea, il ricordo sacrale del rito collettivo di fronte ad un miracolo che si ripete mi appare vivido. Un solo credo sul palco: la musica intesa come esperienza che unisce e che crea amore, cantata con la voce perfetta e vibrante dalla sua sacerdotessa. Florence ci porta nel suo mondo fatto anche di disturbi (Hunger), dolori -soprattutto nei pezzi estratti da How Big, How Blue, How Beautiful- ed espiazioni. Ma la gioia dell’amore e della condivisione vince su tutto: in un crescendo emozionale, poco dopo aver raccontato di amare così tanto i palchi della nostra Penisola perché ha vissuto da “bambina” con sua madre, insegnante a Firenze di studi rinascimentali, al termine di Dog Days Are Over, Florence ci invita ad abbracciare chi abbiamo accanto o dietro di noi e a dire “I love you” ad uno sconosciuto. La ragazza davanti a me mi ha detto “Ti amo” per poi sorridere e tornare dal suo fidanzato, baciandolo fino all’inizio del prossimo pezzo: altro che “scambiatevi un segno di pace”, piuttosto limonate e abbracciatevi!

Dopo la cover di Candi Station You Got the Love e l’hit super carica di Cosmic Love in cui Florence chiede per un attimo di abbandonare i telefonini per unirci tutti in un momento collettivo di Amore senza tecnologia, l’amazzone danzante scende dal palco per cantare in mezzo al suo pubblico gli ultimi due pezzi: Delilah e What Kind Of Man. È una benedizione, ma anche un fare l’amore con i fan in un modo mistico ed evocativo: Florence si eleva dalle transenne sulle prime file, mani e braccia sconosciute ed amanti la sorreggono tutta in un’orgia musicale in cui canto, corpi e menti sono tutt’uno, estatici e in pace.

Difficile non lasciarsi cogliere dalle suggestione di cotanta Bellezza: nell’encore Con No Choir e Big God, estratte dall’ultimo High as hope, la Welch a chi la esorta a cantare ancora ricorda “sono pur sempre umana e sono un po’ stanca”. Le fini -dei concerti (e dei tour: i F+TM sono in giro da quasi due anni con date sold out mondiali, ricordiamolo!)- non sono mai piacevoli, ma con una chiusa come Shake It Out (the devil on your back) non possiamo che raccogliere un ultimo insegnamento dalla nostra divinità: è difficile ballare con un diavolo sulle spalle, quindi scuotitelo di dosso!

E allora via negatività e paure: l’inno alla vita che si è consumato in questa serata di un venerdì di luna nuova è stato potente e catartico. La conferma dell’originalità e del carisma di Florence si va confermando di live in live: ognuno si porta a casa ogni volta un misto di sentimenti, adrenalinici e contrastanti, ma puri e autentici, come l’animo magico della creatura un po’ fata e un po’ strega che ha ancora messo in scena il suo sortilegio musicale.

Clicca qui per vedere le foto di Florence and the Machine e The 1975 al Milano Rocks 2019 (o sfoglia la gallery qui sotto).

FLORENCE + THE MACHINE – scaletta del concerto di Milano

June
Hunger
Ship to Wreck
Queen of Peace
Patricia
Dog Days Are Over
Jenny of Oldstones
100 Years
Moderation
You Got the Love (Candi Staton cover)
Cosmic Love
Delilah
What Kind of Man
——
No Choir
Big God
Shake It Out

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