MIAMI Festival 2018: reportage del day 2 (26 giugno – Selton, Tre Allegri Ragazzi Morti, Prozac+)

A pochi passi dall’Idroscalo di Milano e nel cuore del Circolo Magnolia, una folla accaldata si prepara a vivere la seconda delle due giornate del Mi Ami Festival.

La line up, se vogliamo è un po’ meno “innovativa” rispetto alla proposta della prima giornata, comunque spiccano diversi nomi attesi: Maria Antonietta, i Selton, Tre Allegri Ragazzi Morti, Giorgieness, Germanò e molti altri. C’è curiosità nell’aria, eppure il chiacchiericcio della gente e le magliette rispolverate dagli scatoloni degli anni ’90 dicono chiaro per chi è l’attesa maggiore: i Prozac+.

L’area sembra fronteggiare bene l’affluenza: non mancano i punti di ristoro, la qualità del cibo è buona, i prezzi in linea, i bagni ben distribuiti e cosa molto importante, c’è sempre qualcuno che pulisce (peccato non ci sia la raccolta differenziata!). Carinissimo il palco o meglio, la collinetta “Havaianas”, colorata, floreale e circondata da un’aura di serenità. Non resto troppo colpita dalla gestione degli accessi ma è chiaro che questo tasto mi duole di frequente quando parlo di festival.

Guardando ai palchi, una buona porzione di pubblico si concentra per assistere alla performance di Giorgieness, artista di cui ricordo bene “Avete tutti ragione” data la frequenza del brano sul random del mio Spotify. Un’artista giovane e dal piglio deciso, a mio avviso però ancora poco convincente.

Ottimo riscontro personale e anche del pubblico direi, per i Joe Victor: band romana dai movimenti belli e grintosi, dai suoni rock energici, che sconfinano nel pop, nel blues, nel rock’n roll degli anni passati, un mix festoso e coinvolgente, che in passato ha catturato anche l’attenzione dello Sziget festival.

Nota positiva (come sempre direi) anche per i Selton. Ma chi li ferma i Selton? Neanche la nuova formazione li intimidisce, che vede l’uscita di Riccardo Fischmann e l’ingresso (forse solo per la durata del live?) di altri due membri. Il cocktail italo-brasiliano – e pure un poco spagnolo – sembra funzionare ancora una volta: il pubblico si diverte, loro di più, tutti cantiamo sulle note di “Loreto Paradiso” e “Cuoricinici” e tra una percussione e frasi degne di uno scioglilingua, il tempo scorre veloce.

Giusto qualche salto in compagnia dei Tre Allegri ragazzi morti, storicamente eccentrici e divertenti, che poco ormai hanno bisogno di presentazioni, ed è già per me il momento di cambiare registro e direzionarmi sul palco Havaianas per Maria Antonietta, che riscopro bella “vitale” e meno lenta di quanto la ricordassi. Neanche lei sembra aver ancora spinto l’acceleratore fino alla fine, eppure si mostra cresciuta nello stile e sicuramente arricchita da un percorso fatto anche di collaborazioni interessanti (Tre allegri ragazzi morti, Afterhours, solo per citarne alcuni). L’ultimo disco ha ricevuto sino ad ora un discreto consenso o perlomeno questo si intuisce dal pubblico, che ha bene memorizzato le strofe dei brani.

Tra uno stage e l’altro è scesa la sera e la folla si addensa sotto al main stage per assistere il concerto più atteso. Per rendere l’idea, inizio a raccontarvelo dalla fine:

“Questi bastardi… beh questi sono i migliori bastardi con cui abbia mai suonato” è più o meno questo il tono “romantico” con cui Gian Maria Accusani congeda il pubblico e abbraccia la sua band. Si, perché prima dei Sick Tamburo (band in cui sono attualmente attivi proprio GM e ed Elisabetta Imelio) e prima dei Rezophonic (progetto musicale che coinvolge Eva), Gian Maria, Elisabetta ed Eva sono stati i Prozac+, una delle band simbolo degli anni ’90. Chi non ha mai cantato “Acido Acida?” che tu sia stato un fan o un ascoltatore accidentale, di sicuro almeno il ritornello lo conosci. Ed è proprio Acido Acida a riportare sul palco la band, inattiva dal 2007 ma mai ufficialmente “sciolta”. Per celebrare i 20 anni dalla pubblicazione del brano, i tre hanno annunciato due sole e uniche date: questa del 26 Maggio al MIAMI festival e quella del 31 Agosto all’Home Festival di Treviso. Due contesti e due località molto diverse, che quindi lasciano presagire due serate per nulla scontate.

Per i tre sembra che il tempo non sia passato: per la sintonia, per l’armonia sul palco e diciamolo, anche per la distesissima pelle di porcellana di Eva. Tralasciando qualche scivolata tecnica, plausibile direi, il concerto è stato un susseguirsi di ricordi per un pubblico incantato e a tratti commosso. Da “Betty Tossica” a “Colla”, nessun brano è passato in sordina e per ogni strofa si alzava forte il coro, fino all’esplosione di voci ed emozioni in “Acido Acida”. Inconfondibile e deciso il suono di Gian Maria alla chitarra, le voci forse un po’ troppo basse.

Ammetto di averli visti in questa circostanza per la prima volta e non mi sento di poter fare paragone alcuno con il passato, oltre a ritenerlo non necessario. Mi è bastato guardarmi intorno e vedere la risposta del pubblico per capire che tecnicismi e perfezionismo a parte, stava andando tutto benissimo così, tutto era come doveva essere. A loro dico “ottima idea, ragazzi! bravi!” e senza entrare troppo in questioni private, correndo il rischio di banalizzare con frasi melensi, mi sento solo di aggiungere che la mia sincera stima va a te, bella, coraggiosissima e instancabile Elisabetta. Sei una guerriera, si vede da lontano.

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