MARLENE KUNTZ + Life in The Woods: foto, reportage e scaletta del concerto di Trezzo

Articolo di Roberta Ghio | Foto di Sonia Sant’Agostino

Un concerto che attendo da tempo quello al Live Club di Trezzo Sull’Adda: i Marlene Kuntz con il loro 30:20:10 MK² Tour per celebrare i 30 anni di carriera, i 20 anni di Ho ucciso paranoia e 10 date in altrettante città italiane per il loro doppio live. Ad aprire la serata Life in The Woods, ovvero Logan Ross (chitarra e voce), Frank Lucchetti (basso) e Tomasch Lesny (batteria) che già dalle prime note attirano l’attenzione di una sala presa dal relax di inizio week end. Visi su cui si legge una giovane età, look elegante che richiama quello dei baronetti, i LITW danno subito prova del loro valore, presentandoci uno via l’altro brani dalle diverse sonorità, le cui radici affondano nel rock che amiamo, ma i cui rami vanno verso nuova vita, portati live con precisione e cura, sicurezza e rispetto. L’estensione vocale e il timbro di Logan Ross lascia stupiti e insieme alla chitarra, le profondità del basso e la ficcante batteria ci portano dalla potente energia rock a paesaggi sonori desertici, con qualche tinta di psichedelia. Dalle espressioni che vedo intorno a me, siamo tutti d’accordo: ne sentiremo parlare.


Terminata l’esibizione, i roadies lavorano alacremente per preparare il palco per i Marlene Kuntz, che puntualissimi fanno il loro ingresso sul palco, in eleganti abiti scuri. Dà inizio al live e al set acustico Lieve, che silenziosa si insinua per poi sollevarci e trasportarci come le figure che vediamo proiettate nel video wall a fondo palco. Si prosegue con Ti giro intorno, che conferma il senso di trasporto e avvolgenza, mentre falene e metronomi si alternano a fondo palco. Dopo un inizio così caldo e deciso, i Marlene con la loro precisa scelta della setlist, ci portano verso uno dei brani più intimi del set acustico, La lira di Narciso, dall’arrangiamento essenziale ed efficace, in cui la voce di Godano da carezza leggera si trasforma in un solenne recitato, mentre dai tasti di Davide Arneodo si stagliano verso il soffitto note che richiamano il pizzicato della lira e, come rade e rotonde gocce, invadono la sala. Lasciato un mito, che porta con sé una sensazione di fuggevolezza, ci abbandoniamo all’Amore, quello davanti al quale mi sento inadeguata e piccola. Cristiano ci introduce la storia di Osja, poeta che non si piega al regime Staliniano tanto da pagare con la vita, e della moglie Nadežda, che temendo che la polizia possa distruggere l’opera del marito, decide di imprimere ogni riga nella memoria, perché nulla vada perso. Osja, amore mio. Un’esecuzione profonda e toccante, per un magnifico atto d’amore, con il violino di Arneodo che in maniera eccelsa ci porta dentro alla paura di Nadia “ostinata tua discepola”, paura che nonostante l’urlato finale “se mi senti dimmi dove sei”, non è disperazione, ma si trasforma in coraggio, forza, potenza, trasmessa da un arrangiamento pieno, mentre sul video wall un cuore, nella sua forma anatomica, pulsante e irrorato da sangue scuro, fatto da pagine di libri, si muove in un accennato girotondo, con una sagoma femminile anch’essa composta da pagine scritte. Non è la prima volta che ascolto live questo brano e ogni volta è di una potenza sconvolgente e non posso che ringraziare gli artisti, in questo caso Godano e i Marlene Kuntz, che con il loro talento e la loro sensibilità ci fanno conoscere queste vite eccezionali di cui tanti di noi, credo, non saprebbero nulla.

Se il pubblico ha reso omaggio a Osja e Nadia con un rispettoso silenzio, fin da inizio serata non è stato certo avaro di applausi e calore, pronto a seguire l’incalzare del ritmo con il corpo o con le mani e a rispondere ad ogni input. Ma è su Sapore di miele, la cui esecuzione è lasciata ai soli Riccardo e Cristiano, che ci si scatena, diretti e coinvolti dagli altri componenti della band, intenti a dirigere con tamburelli e battimani una sala in pieno movimento, che si abbandona con sorrisi languidi e divertiti al “su e giù” finale , di una sensualità tale da far chiudere gli occhi con tanto di sorrisetto malizioso. E la domanda spontanea “Se questo è l’acustico, figuriamoci quando prenderemo randellate elettriche!” La prima parte si conclude con una potentissima Fantasmi, con tanto di scheletro che danza a fondo palco e Musa, con il suo “profondo, genuino e verace sentimento d’amore” (cit.), iniziata solo voce e chitarra da Cristiano, raggiunto con delicatezza dai suoi compagni e accolto dal silenzio dei presenti, che fa ben risaltare ogni sfumatura nell’interpretazione e nella voce di Godano. Dopo un breve cambio palco, i vinili di Ho ucciso paranoia che girano proiettati di fronte a noi, ci anticipano la seconda parte del live. Descrivere un set elettrico dei Marlene Kuntz e rendere a parole quanto accade sul palco, tra il pubblico e anche dentro chi scrive, è impresa ardua. Quello che è indubbio è che ogni brano conferma le parole di Cristiano (non che ce ne sia bisogno) “ci sentiamo ancora tirati dentro a questa musica come se fosse 20 anni fa, siamo ancora pieni di energia e ancora tanta voglia di fare” Dà il via al set L’odio migliore, con Davide (che nell’arco della serata suona di tutto, violino, tastiere, tamburo, tamburelli, maracas) che picchia sul tamburo con un’intensità e una cattiveria incredibile ed un duetto finale a colpi di chitarra tra Godano e Tesio che, uno di fronte all’altro, fanno scintille, mentre i loro corpi sono nervosamente mossi come da potente scossa. Da questo momento un’onda elettrica invade la sala e così sarà fino a fine serata. Uno stormo di uccelli migratori ci portano alla marziale L’abitudine, per poi lasciarci al “tormento dello scrittore con la scrittura” (per citare quanto spiega Godano nel suo libro, Nuotando nell’Aria) ovvero la potente, urlata e arrabbiata Le Putte, momento in cui Cristiano sembra sfidarci col fare del pugile sul ring, mentre le 21 puttanelle sfilano a ripetizione a fondo palco e noi, che rispondiamo alla sfida urlandogli in faccia, veniamo mitragliati da coni di luci verdi e bianche psichedeliche intermittenze.

Non posso non notare come ciascuno degli artefici dell’onda citata sopra, partecipi e contribuisca in maniera del tutto personale a tale intensità. Cristiano non è mai fermo, mai pago, l’elettricità gliela vedi scorrere nelle vene. Si scatena, suda, i capelli sempre più vicini al volto, è travolto da quello che lui stesso sta mettendo in atto, genera suono e rumore in ogni modo, grattando, battendo, oltreché suonando, la sua chitarra. L’amico Riccardo Tesio per contro è più composto, ma altrettanto potente ed incisivo, così come Davide Arneodo, che a volte è chino e tutt’uno con la sua tastiera a volte picchia sul tamburo con ferocia. Luca Bergia, ripresosi dopo il brutto stop estivo, sferra colpi micidiali con una intensità e velocità tale che sembra avere 8 braccia, mentre Luca Lagash Saporiti, in tutta la sua altezza, accoglie l’onda ad occhi chiusi, come ad interiorizzarla, per poi renderla ancora più potente, con le sue note. In poche parole, la bellezza. Sotto palco siamo rapiti e ognuno a proprio modo accoglie e trasforma questa energia in calore, che è amore totale verso quello che stiamo vivendo. Ascoltiamo la seconda cover della serata, Impressioni di settembre, da brivido, con un inizio in cui la voce è protagonista, per poi esplodere in un finale strumentale memorabile. Se riprendiamo fiato con Bellezza, ritorniamo a battiti altissimi con A fior di pelle, che conclude, temporaneamente, il live. Al rientro sul palco qualche richiesta, ma tutti zitti al declamato PELLE che annuncia Nuotando nell’aria, attesissima e invadente per la sua bellezza. E appena vediamo una bacchetta tra le corde, l’esultanza. Chiude il live Sonica, per la quale non servono descrizioni. Termina la serata l’abbraccio con Godano, che scende nel pit a salutare tutti quelli che riesce a raggiungere. Ed è bello poterlo guardare negli occhi, dargli la mano e dire “Grazie”.

La prima cover della serata è stata Bella Ciao. La scelta di proporre un brano di tale portata, crea nel pubblico pareri discordanti, è comprensibile. Come spiega Cristiano, Bella Ciao è un canto di libertà e la libertà non ha un partito. A quelli della mia generazione l’hanno insegnata i nonni e forse ne siamo gelosi. Ma come sostengo da tempo, è fondamentale che dai palchi si faccia Cultura, che dagli artisti arrivino scosse (che siano un testo, una frase, una contaminazione feconda) che risveglino chi, come me ad esempio, troppo spesso ha l’animo avvolto in quella sorta di torpore tipico dei quotidiani dai ritmi velocissimi. Grazie ai Marlene Kuntz ho conosciuto Osja e Nadia. Magari ci sarà chi, grazie a loro, conoscerà Bella Ciao. Un canto di libertà.

Clicca qui per vedere le foto di Marlene Kuntz + Life in The Woods in concerto a Trezzo (o sfoglia la gallery qui sotto).

Marlene Kuntz

MARLENE KUNTZ – La setlist del concerto di Trezzo

(Set Acustico)
Lieve
Ti giro intorno
La lira di narciso
Osja, amore mio
Bella ciao
L’artista
Sapore di miele
Fantasmi
Musa

(Set Elettrico)
L’odio migliore
L’abitudine
Le putte
Infinità
Una canzone arresa
Questo e altro
Ineluttabile
Lamento dello sbronzo
In delirio
Un sollievo
Impressioni di settembre (Pfm cover)
Il genio
La canzone che scrivo per te
Bellezza
A fior di pelle

Nuotando nell’aria
Sonica

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