Ma siamo abbastanza saggi per sapere come andrà?: CATFISH AND THE BOTTLEMEN in concerto a Milano

Articolo di Matteo Pirovano | Foto di Giulia Manfieri

Ognuno di noi ha un talento, quantomeno qualcosa che riesce a fare meglio rispetto ad altro.
Per mia nonna il talento si manifestava in cucina, per i Catfish and the Bottlemen nello scrivere canzoni beccando sempre la più giusta e accattivante melodia tra un cambio di ritmo e l’altro, vero trademark nella musica della band gallese.

I più critici tuttavia gli contestano di osare poco e che i loro dischi siano troppo uguali tra loro.
In effetti il nuovo The Balance, uscito per Island/Capitol una manciata di settimane fa, non si discosta poi troppo dalla fortunata formula che ha lanciato i quattro ragazzi nello star system, proiettandoli in un brevissimo arco di tempo dalla natia, impronunciabile, Llandudno ai palchi di mezzo mondo, diventando addirittura un vero e proprio caso in Australia dove hanno bruciato a suon di sold out il loro tour australe.

La data dell’Alcatraz è invece una sorta di esordio nel nostro paese per Ryan “Van” McCann e soci e si respira un’aria mista di curiosità e aspettative.

Avevo avuto modo di vederli lo scorso anno durante gli I-days in una performance pomeridiana di supporto ai protagonisti di serata, i Pearl Jam, ma in quel contesto li avevo trovati poco incisivi e in difficoltà a tenere in mano un palco tanto prestigioso.

Tutta un’altra storia nella loro prima data italiana da headliner.

Mi posiziono in zona mixer per godermi al meglio lo show visto che le prime file sono ad appannaggio di un’agguerritissima legione di ventenni o poco più.

C’è un tucano sul fondo del palco, un enorme tucano che beve da una lattina.

È l’immagine di copertina del nuovo The Balance che ci viene subito introdotto con l’esecuzione di Longshot, prima canzone scritta dell’album, primo singolo da esso estratto e prima canzone della setlist di questo tour. I suoni sono perfetti e la band suona magistralmente, si ha quasi la sensazione di ascoltarli su disco da quanto sono chirurgici.
Va sottolineato come Il vero protagonista di serata sia stato sin da subito il pubblico di Milano.

Raramente mi è capitato di assistere a uno show tanto osannato nei consensi già dalla prima canzone.

Si ha la sensazione di essere già nei bis quando i ragazzi si lanciano nel classico (si fa per dire) Kathleen, ma siamo solo al secondo pezzo e ci sarà tempo per moltissimi altri “sing along”.

I testi dei Catfish and the Bottlemen raccontano di un immaginario che sa di quotidiano e in cui qualsiasi altro essere vivente del globo può immedesimarsi. Amori non corrisposti, post sbronze complicate e furiosi litigi sono solo alcuni dei temi trattati. Situazioni che ognuno sta vivendo o ha avuto modo di vivere  in quel confuso magma di emozioni  che erutta quando hai 20 anni o poco più.

Non so nemmeno dire quale delle successive canzoni rapisca di più. Soundcheck è un inno che i ragazzi presenti in sala si cantano vicendevolmente viso a viso, così come la successiva, bellissima, Pacifier che insieme a Cocoon e alla conclusiva Tyrants sono a mio modo di vedere i passaggi più convincenti del debut album The Balcony

I 15 pezzi che compongono la setlist hanno attinto equamente dalla produzione in studio della band con cinque pezzi scelti per ogni album.

È dal secondo “The Ride” che arrivano i pezzi forse più attesi, nonché quelli dalla miglior resa live.

Insieme alla già citata Soundcheck non si possono che menzionare le bellissime 7 e Outside, due veri e propri inni che non sfigurerebbero suonate in uno stadio pieno di gente.

Lo show purtroppo volge al termine in poco più di un’ora e un quarto, oggettivamente troppo poco, ed è un vero peccato visto che una manciata di canzoni mancano sicuramente all’appello.
I Catfish ci salutano frettolosamente, così come erano apparsi, per tornare nei camerini senza alcun bis.
Una band di poche parole che preferisce parlare attraverso la propria musica.

Non possiamo sapere cosa il futuro riserverà ai Catfish and The Bottlemen, se riusciranno a evolversi uscendo dalla loro comfort zone per approdare a un pubblico più numeroso o meno, quindi per il momento non possiamo che goderci il loro radioso presente.

Clicca qui per vedere le foto dei Catfish and the Bottleman a Milano (o sfoglia la gallery qui sotto).

Catfish and the Bottlemen

CATFISH AND THE BOTTLEMEN – La scaletta del concerto di Milano

Longshot
Kathleen
Soundcheck
Pacifier
Twice
Conversation
Anything
Business
Sidetrack
2all
Outside
Fluctuate
7
Cocoon
Tyrants

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Matteo Pirovano

Matteo Pirovano

Nasco il giorno di San Valentino del 1978, e forse proprio per questo sono, da sempre, un nostalgico romantico. Apro per la prima volta gli occhi a Genova, ma non riesco a definirmi Genovese a tutti gli effetti pur essendole visceralmente legato. La mia vita è stata vissuta al confine tra la provincia ligure e quella Alessandrina, mi piace considerarmi un apolide della collina. Appassionato di musica sin dalla giovanissima età, cresciuto tra i dischi dei miei, diviso tra Black Sabbath e Led Zeppelin, seguo la musica da sempre. Sono ormai più di vent'anni che coltivo la passione dei concerti, una delle poche a non essere mai calata nel tempo. Sono un Vespista e un Jammer, chi ha una di queste due passioni sa cosa esse significhino. Nella vita lavorativa mi occupo di tutt'altro, le mie passioni sono la mia linfa e la mia energia, sono ciò che riempiono quel bicchiere che, per mia fortuna, riesco sempre a vedere mezzo pieno.

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