Lo Shining nebuloso dei PONTIAK: fotogallery e reportage del concerto di Milano

Articolo di Giovanni Tropea | Foto di Fabrizia Lamarra

Ore 21:30
Divanetto del Circolo Ohibò.
Il locale è praticamente deserto, poche persone e silenziose. Si respira la stessa indifferenza che si prova alla fermata di un autobus nei giorni festivi.

Ore 21:50
30 Seconds of Weightlessness dei Cheer-accident è la perfetta rappresentazione dell’inaspettata calma piatta.
Davvero il martedì di coppa ha avuto la meglio sui 3 fratelli Carney?

Ore 22:00
Un suono confuso sveglia gli assonnati spettatori e migriamo verso il palco.
Ad attenderci trovo una mia vecchia fiamma: Tyler Trotter, tastierista dei Watter con il suo progetto da solista SoLow.
Surreali stratificazioni di suoni non propriamente o volutamente uniti fra loro, mi fanno rimpiangere l’album THIS WORLD.
Non sempre le pause di riflessione producono buoni risultati.
Un signore accanto a me preferisce la Juventus in streaming e io ne approfitto per dare una sbirciatina.
Superati i suoi 20minuti di SoLow-tudine che nemmeno l’attesa nella sala d’aspetto del medico, Tyler ringrazia e se ne va.
La gente si accalca speranzosa e il Circolo Ohibo’ sembra riempirsi all’improvviso.
Nel frattempo la Juventus vince 1 a 0.
Anche i toni dell’attesa cambiano, “Let’ Em in” degli Wings ci fa finalmente oscillare la testa a destra e a sinistra.
All’improvviso eccoli. I Pontiak.
Jennings Carney, il primogenito, porta sul palco la sua scorta di sali minerali : birra in bottiglia,birra in lattina e birra alla spina.
Nel frattempo Van Carney, il secondogenito ( milkshake estetico di Davide Toffolo, Iron & Wine e Tobia, il capo mormone del film Lo chiamavano Trinità) accorda la sua SG. Il diavolo e l’acqua santa, in questo caso il diavolo e lo shot di grappa che segna l’inizio del live.

Ore 22:30
Shell Skull da inizio alle danze.
Partono dagli esordi e lo fanno con un riff dalle sonorità old school eppure cosi’ attuale.
Sul palco vige un ordine sudato, la semplicità che sprigionano fa a cazzotti con la difficoltà di mantenere linee melodiche rigide. Ruvide.
Suonano Shining, Innocence, Ghost e ogni nota è una rasoiata chirurgica, sferzata con l’innata leggerezza confermata dai balletti sinuosi del frontman Van Carney.
Con The North Coast e Surrounded by Diamonds le orecchie sanguinano di piacere. Stoner allo stato puro.
Arriva poi il momento polveroso del concerto, il genuino marchio Pontiak, PART III dell’EP Comecrudes riempie il locale di pennate delicate, seppur distorte. Pennate desertiche, di quelle che ti fanno venire sete di birra gelida da ingurgitare velocemente.
Quel che salta all’occhio guardando un live dei Pontiak è la loro precisa spontaneità. Non esistono schemi predefiniti, non servono fogli con la scaletta accanto ai pedalini, non servono sguardi d’intesa, non serve il one two three del “piccolo” Lain.
Tutto è ben definito. Preciso.
Piccola pausa per la band che torna per congedarsi con la ballata Wildfires, che un tempo avrebbe consumato il gas dei nostri accendini.
Le canzoni s’incastrano l’una con l’altra senza sbavature in un flusso che solo il DNA comune può donare.

Ore 23:50
I Pontiak scendono dal palco, si mischiano fra il pubblico, fanno selfie, bevono birra, dispensano abbracci sudati.
Intanto la Juventus vince 3 a 0 ma nessuno, per fortuna, ci fa caso.

Clicca qui per vedere le foto dei Pontiak a Milano (o sfoglia la gallery qui sotto).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.