L’ARTE DI SPONZARSI – VINICIO CAPOSSELA e lo SPONZ FEST – Calitri, 22 – 28 Agosto 2016

capossela-sponz-fest

Un vecchio detto popolare calitrano recita: “Chi tiene polvere spara”, come a dire “se hai da dire o da fare, dillo e fallo, senza pensarci troppo”. Insomma, direi io, basta menate, vivi entusiasta! Un motto che è diventato il tema dello Sponz Fest, il festival giunto alla sua quarta edizione ideato e diretto da Vinicio Capossela nella sua Irpinia, tenutosi a Calitri dal 22 al 28 agosto scorsi. Un motto che che di questi tempi è soprattutto un invito che mi sono sono sentita di cogliere e che davvero voglio estendere: in un’epoca di incertezza, fragilità e precarietà, rimbocchiamoci le mani e diamoci da fare, alziamo la polvere, rimettiamo in carreggiata la ferrovia dismessa, trasformiamo un palazzetto comunale in un’A-rena da pellicola western, abbandoniamoci in buie caverne al piacere della poesia e del buon vino, tiriamo l’alba a suon di giochi pirotecnici e musiche danzanti, guardiamo il sole sorgere fumando un buon sigarrito.

Sì, sembra un film di Sergio Leone, manca solo all’orizzonte l’arrivo di un gringo a cavallo, cosa che non è affatto mancata: Vinicio alla fermata ferroviaria di Conza-Andretta-Cairano lo scorso 22 agosto ci è arrivato proprio a cavallo, in contemporanea con il ritorno del treno sui binari della tratta ormai abbandonata da anni. Un’inaugurazione simbolica ed epica, che ha segnato l’inizio di un festival di confine, molto rock, molto american dream, che mi ha fatto immaginare di essere in un qualche deserto dell’Arizona, e non in provincia di Avellino, dove Campania e Basilicata quasi si incontrano, dove –ed è un caso che in questi giorni mi ha fatto riflettere- nell’80 è avvenuto uno dei più violenti terremoti che hanno scosso l’Italia.

La settimana allo Sponz Fest ha visto alternarsi eventi vari e diversi: reading letterari con l’omaggio a John e Dan Fante e le poesie fatte su misura con Vincenzo Costantino Cinaski, proiezioni di film, documentari e anteprime, mostre artistiche e installazioni, passeggiate nelle campagne irpine sui muli, percorsi di trekking e ovviamente tanta musica. Gavino Murgia ha regalato la sua musica da spavento, il texano Micah P. Hinson con le sue ballate ha riscaldato il freddo pungente sulla ferrovia, e ancora la Banda della Posta, gli Arizona Dream e L’Orchestrina di Molto Agevole di Enrico Gabrielli, che hanno animato le vie del centro antico di Calitri di sera e di notte, vestendo il borgo a festa.

capossela

Dopo una settimana di Sponz, a celebrare il rito nell’A-rena è toccato a Capossela per la data del suo tour “Polvere” in terra natia, con un concerto di ben quattro ore, unico e speciale, in cui l’istrionico cantautore, un po’ beast, un po’ sciamano e un po’ diavolo ha chiamato “a raccolta” amici e ospiti per celebrare la “messa” della sua musica in un contesto davvero speciale: 80 metri di Bar tutti intorno ad abbracciare in ovale l’ex palazzetto, trasformato per l’occasione a campo di “battaglia”, sul cui palco (di grano) si sono alternati amici di una vita e ospiti inattesi: primo tra tutti (e ultimo a salire sul palco) Gianni Morandi, presentato da Vinicio come “l’uomo che ha fatto da colonna sonora alla nazione e riempito di sogni le valige degli emigranti”, seguito poi da Micah. P Hinson, l’icona della musica popolare Giovanna Marini, il violoncellista Mario Brunello, i Diables de L’onyar (rimasti poi per un aftershow nel centro storico di Caltitri tra “fiaccole danzanti e lamelle dondolanti”), la Banda della posta e i Mariachi Mezcal y tres rosas.

Inizio dello spettacolo alle 22, introdotto da un minuto di silenzio per le vittime del terremoto del centro Italia, tematica molto a cuore ai calitrani, colpiti anche loro dalle scosse 26 anni fa. Le presenze registrate allo show sono circa 15 mila, ma quel che più mi ha stupito è stata la varietà del pubblico accorso: almeno tre generazioni a cantare sottopalco, dal mio (sì diciamolo, privilegiato) punto di vista a lato del mixer vedo e ascolto davvero tutto, circondata dalla famiglia Capossela al gran completo: c’è papà Vito che applaude sulle canzoni popolari cantate da Giovanna Marini insieme al figlio, c’è mamma Andretta che su “Signora Luna” mi guarda ed esclama tra il malinconico e il sognante “Questa è bella…”, ci sono in braccio e mai fermi sulle sedie di plastica i tre nipotini che mi ricordano i maldestri Qui, Quo e Qua, richiamati poi all’ordine dalle zie quando sta per salire sul palco Gianni Morandi. Tra l’altro all’ordine dalle zie vengo richiamata pure io: “Signorì, quando canta Vinicio può sbracciarsi e saltare quanto vuole, ma a Gianni lo vogliamo vedere bene”. Ok.

vcapossela

E’ la prima volta insieme sul palco per i due artisti, dopo gli scambi di cover su Facebook di “La padrona mia” e “Se perdo anche te”, eppure l’affiatamento tra i due è palpabile. Morandi regala un meddley tutto di sue canzoni e la folla va in estasi, quando sale ad accompagnarlo Vinicio la festa decolla e nella performance a tre voci con Giovanna Marini in “Zompa la rondinella”non c’è un irpino (e non, tra cui rientro io) che canta nostalgico la canzone popolare.

La festa poi prosegue fino alle due di notte passate, con un Capossela che regala i suoi brani più famosi di cantautore: “Che cossé l’amor”, “Il ballo di San Vito”, “La golondrina” e la preghiera/augurio di “Ovunque Proteggi”. La lunga notte calitrana però continua fino all’alba, con i Diables de l’Onyar, gruppo di saltimbanchi e mangiafuoco spagnoli che con mortaretti e altri trucchi esplosivi guida il pubblico per le vie del centro storico, mettendo “a ferro e fuoco” il paese con canti, balli, cantine aperte e vino. I battenti del festival si sono chiusi poi il 28 agosto, con l’incontro con il poeta siriano Khaled Alnassiry e il concerto serale di chiusura di Mario Brunello.

Per me la mattina della domenica è una sorpresa innaspettata: mi attende la colazione al bar Tiffany della signora Felicetta, insieme a Gianni Morandi e ai calitrani mattinieri come il signor Vito e il signor Donato, che raccontano all’artista emiliano aneddoti e storie di Calitri e dell’Irpinia, consigliando di ammirare il paese da un’altra prospettiva, il borgo di Santa Lucia. Il selfie di Gianni su Facebook testimonia che il consiglio è stato seguito, e sulle prime ore del mattino anche lui lascia la bellissima Calitri.

Io mi trattengo fino all’indomani, dedicando la giornata all’ozio impegnato. Conosco il trombettista de La banda della Posta al bar, che mi spiega la nascita del nome proprio davanti alla sede delle Poste di Calitri: “Vedi, noi eravamo soliti trovarci qua e suonare: le scale dell’ingresso diventavano il nostro palco, per questo siamo La Banda della Posta”e la sua amica aggiunge: “Ora che hanno messo la pedana per facilitare l’ingresso agli anziani le vecchie scale non ci sono più e noi siamo anche un po’ tristi, però a lato il sindaco ne ha fatte costruire di nuove”. Il mio giro per il paese prosegue e all’edicola, dove vorrei acquistare La Lettura ( purtroppo finita), il giornalaio si offre di chiamare il collega dell’altra edicola di Calitri, per chiedere di tenermene via una copia. Il trombettista della Banda della Posta vuole andarmela a prendere (in macchina, dice, perchè è lontano), intanto io chiacchiero con i suoi amici, che mi raccontano dell’Irpinia e del terremoto: “Se vai al castello vedi ancora le case scoperchiate, però devi fare una salita ripida”. Attendo La Lettura e salgo al Borgo Castello, davvero la salita è ripida ma sa là sopra le rovine del terremoto sono ancora ben visibili. A pranzo mangio le famosissime cannazze di Calitri alla Locanda dell’Arco, nel pomeriggio il paese si addormenta per risvegliarsi dopo le 18, con incontri in piazza, bianchini e spritz, e birra e risate ai bar: qui conosco Daniele e Vito, e poi Piero, Marco, Francesca e Antonella, ragazzi di Calitri con cui condivido la mia ultima serata qua. La bellezza ha tante forme, e io l’ho vista nella semplicità e nella genuinità di Calitri e dei Calitrani: non solo polvere è stata alzata, non solo spari all’orizzonte, ma anche tanta gioia e voglia di fare, la voglia che rende vivi e che allo Sponz di respira ogni attimo.

VINICIO CAPOSSELA – scaletta

“La bestia nel grano”
“Femmine”
“Dagarola del Carpato (con Giovanna Marini e Matalena)”
“Lu cacciatore Gaetano (Giovanna Marini)”
“L’acqua chiara alla fontana”
“Componidori”
“Scorza di mulo”
“La notte di San Giovanni”
“Signora Luna”
“Maddalena la castellana (con Mario Brunello)”
“Il lamento dei mendicanti (con Mario Brunello)”
“Lu polverone (Giovanna Marini)”
“Il forastiero (con Giovanna Marini)”
“Taresuccia”
“Nachecici (medley con Knockin’ oh heaven’s doors)”
“Rapatatumpa”
“Faccia di corno (con Matalena)”
“Pettarossa (con Matalena)”
“Sonetti (con Matalena)”
“Lo sposalizio di Maloservizio”
“Marcia del camposanto”
“L’uomo vivo (inno alla gioia”)
“Adelita (Mariachi Tres Rosas)”
“Che coss’è l’amor (con Mariachi Tres Rosas) (medley con “24.000 baci” e “Pryntyl”)”
“Franceschina la Calitrana (con la Banda della Posta)”
“Te dejo a Carvunara (con la Banda della Posta)”
“Al veglione (con la Banda della Posta e Cicc Bennett)”“Al Colosseo”
“Il ballo di San Vito”

“In ginocchio da te (Gianni Morandi)”
Un mondo d’amore (Gianni Morandi)”
“Fatti mandare dalla mamma (Gianni Morandi)”
“C’era un ragazzo… (Gianni Morandi)”
“Se perdo anche te (con Gianni Morandi)”
“La padrona mia (con Gianni Morandi)”
“Zompa la rondinella (con Gianni Morandi e Giovanna Marini)”

“This land is your land” (cover Woody Guthrie) (Micah P. Hinson & Giovanna Marini)”
“The possibilities (Micah P. Hinson)”
“Patience (Micah P. Hinson)”
“I treni per Reggio Calabria (Giovanna Marini)”

“Il treno”
“La golondrina”
“Ovunque proteggi”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *