La classe della ragazza con la chitarra: AMY MACDONALD a Milano

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Articolo di Serena Lotti | Foto di Sonia Santagostino

Che la classe non è acqua si sa. Se poi ci metti una chitarra suonata magistralmente, un’eleganza innata e naturale, una voce stupenda e un viso angelico hai tutti gli elementi per dichiararti o farti dichiarare divina. Se poi ti chiami Amy (basti ricordare Amy Lee degli Evanescence, Amy Ray delle Indigo Girls e la grandissima e mai dimenticata Amy Whinehouse) il quadretto è aulico.

Sto parlando della cantautrice scozzese Amy Macdonald arrivata a Milano per riempire il Teatro Dal Verme per l’unica data italiana del suo tour.
Un’artista giovane e talentuosa con quattro album all’attivo che oltre ad esportare con successo il genere indie folk prendendo a prestito l’amatissimo stile brit pop e convertendolo  in modo assolutamente personale, si è conquistata il consenso internazionale in pochi anni e il vanto di avere contato un milione e mezzo di spettatori durante il suo ultimo tour.

Amy ci raggiunge puntualissima, tailler nero e un paio di wedge sneakers dorate, probabilmente indossate per sdrammatizzare l’outfit severo, nuovo colore di capelli biondo platino e sorriso disarmante e spontaneo.

La band ha già preso posto da qualche minuto. Violoncello, violino, contrabbasso, chitarra e un polistrumentista che si alternerà tra cajon, mini-batteria, mandolino e pianoforte.
Io in sesta fila sono praticamente sul palco, impossibile perdere qualsiasi dettaglio. Il ragazzo affianco a me, nell’attesa, non ha mai staccato gli occhi da La verità sul caso Harry Quebert. Chiude il libro, si comincia. Dopo mesi di live tra folle di pogatori e headbangers, deliri collettivi e birre rovesciate addosso non mi dispiace questo concerto da seduta, in versione sciura. Potevo mettere i tacchi in effetti.
Iniziamo con la title track Woman of the world, tratto dall’ultima fatica della cantautrice scozzese, un best of che racchiude i suoi dieci anni di carriera inaugurando così il viaggio narrativo lungo ed emozionante della prossima ora e mezza.
Il pubblico è caldo, reattivo, partecipe, non nascondo che siamo tutti rapiti dall’eleganza e dal magnetismo di questa giovane songwriter. Con la toccante Spark ispirata ad un terribile fatto di cronaca ed il sussurro I am the spaceman flying high, I am the astronaut in the sky, Don’t worry, I’m okay now entriamo in un mood emotivo al limite della lacrima. Passiamo poi su Pride dove lo stile della Macdonald si esprime a pieno con una varietà di suoni pop e country che, nonostante (e grazie a Dio) la versione orchestrale, riescono a commutare l’atmosfera con carichi a novanta di beat dinamici e testi patriottistici.

Il pubblica canta, batte le mani, si dimena in poltrona. Stasera la Scozia è un pò la terra di tutti.
È ora il momento di ascoltare due brani tratti dal quarto album, Under Stars. Amy ha voglia di raccontare al pubblico gli intenti e i concetti che stanno dentro ad ogni canzone che sta per interpretare e la ballata celtica dal sapore pop rock The Rise and the Fall le offre l’opportunita di parlare della Brexit e dell’indipendenza della Scozia (questo è un brano che dedicherà a Theresa May…) e di come il suo paese avrebbe voluto restare dentro la Comunita Europea. Argomento che non smetterà di rivangare con vigore durante momenti più o meno ironici del live.
Uno dei pezzi più emozionanti con Never too late in una versione stupenda di solo piano e voce e siamo letteralmente soggiogati da tanta eleganza e grazia. Una Amy che non smette mai di lanciare messaggi di speranza e di conforto sintetizzate in un’unica quote: le possibilità che tutti abbiamo di cambiare il mondo sono infinite. Basta agire, basta lottare.

Amy riprende la chitarra e noi il respiro. Una virata verso sonorità più dinamiche e ritmate con Mr Rock and roll tratto dall’album This Is the Life. Il pubblico è tutto in modalità photo e recording, io compresa. Con garbo Amy Mc Donald ci cazzia. Ci definisce affettuosamente terribili. Rimettiamo gli smartphone in tasca e ascoltiamo altri quattro pezzoni brit pop tratti da Under Stars.
Segue la bellissima Leap Of Faith dove tutto è allineato in modo perfetto. A partire dalla melodia, dal ritmo travolgente e dall’interpretazione carica di verve e in particolare dal dinamico ritornello da sing-along che fa venire voglia di alzarsi e cantare fino alla distruzione delle corde vocali.

Non smettiamo di dimenarci sulle poltrone e di battere i piedi. Con la ballata soul Down by the water veniamo catturati dal ritmo forsennato dei tamburelli, che accompagnamo con un clap clap generale, e su Automatic, brano dalla forte connotazione folk, tra una saltello e l’altro realizziamo che anche le dee sudano. Amy si toglie la giacca mostrando per un secondo l’addominale piatto e scolpito e il braccio sinistro interamente tatuato. Adorabile.

Torniamo sull’album This Is the Life con Run e il tormentone country pop This Is the Life, disco d’oro in Italia ai suoi tempi e che l’aveva lanciata nella sfera musicale internazionale nel 2008 accompagnato da un violoncello che si prende uno spazio decisivo e forsennato nella parte centrale. Io vorrei salire e baciare tutti i musicisti. Bravissimi.
Ma prima di attaccarla Amy ci racconta di quando, ragazzina, iniziò a usare la chitarra del padre imparando da sola seguendo i tutorial di How to Play A Guitar su Internet piuttosto che andare a scuola. Adorabile.

Siamo in chiusura. Una chiusura col botto. La favola cinica di Poison Prince che ricordiamo in Italia spopolò tra i di singoli di maggiore successo quell’anno e che racconta la vita di Pete Doherty, leader dei Babyshambles e artista torturato e maledetto, secondo la più ovvia delle tradizioni. Siamo tutti in piedi, i consensi sono totali e assolutamente veri.

Il live è finito, andiamo verso l’uscita. Da dire che nonostante la stupenda voce da contralto, i passaggi perfettamente polifonici e le possibilità vocali innegabili ma non infinite (non è particolarmente dotata in estensione) non abbiamo assistito a virtuosimi gratuiti o a meri esercizi di stile. Oggi Amy è una cantautrice matura e di classe e con all’attivo quattro lavori in studio e la vendita di milioni di copie in tutto il mondo, dotata una presenza scenica fortissima e una capacità di songwriting talentuosa.
Ha creato intorno a noi e per noi un live caldo, intimo, un dialogo autentico costruito su un tessuto musicale al confine tra folk rock, country pop, indie pop e stupendi arrangiamenti: la sua verve narrativa e il suo corollario di storie, aneddoti, battute e una retrospettiva esclusivamente acustica, nonchè l’eleganza delicatissima dei modi sono state in creado di creare un’empatia fortissima con il pubblico, riuscendo a raggiungerlo in profondità.

In molti credo abbiamo sentito quanto forte sia stata l’influenza nel cantato di Sinead O’Connor e la compianta Dolores O’Riordan, soprattuto nei brani in cui imbraccia la chitarra acustica ma la sua fortissima espressività vocale e la sua personalità ben definita non hanno offerto alcuno spunto o spazio per facili emulazioni o scontate interpretazioni.
Nel foyer vedo un anziano in carrozzella, spinto da un ragazzo. Avrà almeno novantanni. Mi scatta il momento barbaradursiano, voglio andare a fargli due domande e chiedergli cosa gli è piaciuto di questo concerto. Poi si gira verso di me e mi sorride energicamente, mostrando i pochi denti. Si vede che è gasatissimo e preso davvero bene. Ci ripenso, non mi serve sapere altro. Ha un effetto wow stampato sulla faccia che dice più di quando avrebbe potuto spiegarmi a parole.

Clicca qui per vedere le foto di Amy Macdonald a Milano (o sfoglia la fotogallery qui sotto).

Amy Macdonald

AMY MC DONALD – La setlist del concerto di Milano

Spark
Pride
The rise & fall
Never too late
Mr Rock and roll
Leap on faith
Dream on
Give it all up
Down by the water
Automatic
Run
This is the life
What happiness means to me
Left that body
Liabl
Poison prince

4 Responses

  1. Marco c

    Ero in terza fila e sono riuscito a guardarla bene negli occhi mentre cantava e anche io cantavo, è stato bellissimo incrociare il suo sguardo per tutta la sera! È stata gentilissima a fermarsi all’uscita per foto autografi e per stringere la mano, spero che torni presto. Mi manca tanto questa serata con lei

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  2. Marcello P

    Ero anche io in terza fila . Un concerto indimenticabile , lei bravissima e carismatica . Peccato sia andata via salutando velocemente la platea, forse irritata dal mancato sold-out. Ho aspettato a lungo, poi è uscita e si è concessa a foto ed autografi , ma la cosa più deliziosa è stata incontrarla casualmente l’indomani a piazza duomo , con mamma e papà , fermarla , spiegarle di essere venuto da Palermo per lei, e farsi una foto abbracciati insieme con lei struccata e in abbagliamento da turista . Una persona disponibile e gentile , una bellezza autentica per un’artista di tale fama. Un ricordo che custodirò gelosamente per sempre .

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    • Serena Lotti
      Serena Lotti

      Ciao Marcello, è bellissimo che tu sia venuto da Palermo per vederla! Il lungo viaggio è stato ripagato. Sono d’accordo con te, Amy è davvero speciale!

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