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Reportage Live

JOHN LEGEND in concerto al Milano City Sound

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Articolo di Stefania Clerici | Foto di Roberto Finizio

Uno dei più talentuosi e sensibili cantautori black, in grado di fondere il soul con i ritmi moderni dell’hip-hop e dell’ r&b, fresco dalla performance di lunedì 8 all’Arena del Perugia Jazz Festival, sceglie Milano per la sua seconda e ultima tappa italiana, all’interno del Festival City Sound, da quest’anno nella location dell’Ippodromo del Galoppo di San Siro, che ha già ospitato artisti internazionali come Paramore, FUN., The Killers,  TOTO e Korn.

Vincitore di 9 Grammy Awards,  John Legend è un signor artista vitale e poliedrico: autore, musicista ed arrangiatore dallo stile elegante e sofisticato, è anche un filantropo e attivista sociale, non a caso ha deciso che per ogni biglietto venduto ieri sera, 1€ sarà devoluto alla causa “Show me campaign”, l’organizzazione umanitaria creata dall’artista, per dare la possibilità di studiare agli afro-americani meno fortunati e ai  bambini africani delle zone più depresse.

Con all’attivo 6 album (4 in studio e 2 live) e 18 singoli da solista, che hanno raggiunto le vette delle classifiche mondiali , a breve è prevista l’uscita del suo nuovo lavoro in studio “Love in the Future” , in cui speriamo siano contenute le sue ultime hit di maggior successo,  ascoltate ieri sera: “Who Do We Think We Are” , “Tonight (Best You Ever Had)”,  “Who did that to you”, scelta da Tarantino come colonna sonora nel suo ultimo film Django Unchained, e “Made to love”, in rotazione in radio da metà giugno.

Il concerto comincia alle 21.30 (strano a dirsi, 10 minuti prima del previsto) , introdotto da una mezz’ora di performance di Jury (da X Factor, sì da X Factor… che troviamo piacevole nell’esecuzione di cover soul-pop in lingua inglese, mentre meno nei pezzi cantati in italiano). Di nero vestito, con un chiodo in pelle giallo ocra, Legend sale sul palco, accompagnato dalle sue brave (e belle) coriste e sulle note di “Used to love you”.

Siamo in poco più di 2.000 nel prato dell’Ippodromo, 2 grandi megaschermi riprendono il concerto, riproiettandolo ai lati del palco, ma la vicinanza e il sentimento trasmesso da Legend al suo pubblico si sente. Soprattutto nei brani al piano e da solo, come “Dance The Pain Away” (tutto un altro sapore rispetto alla versione  originale dance di Benny Benassi), “Dancing in the Dark” del Boss Springsteen, “Can’t stop a fire” e “Bridge over trouble water” di Simon & Garfunkel.

Non sono mancate anche parentesi hip hop e r&b più dance, tutte da ancheggiare e ballare: “I can change”, “Save Room” e “I want you”, seguite anche da un’anteprima del suo prossimo singolo, “All of me”, una ballad spezzacuori che risentiremo spesso nei prossimi mesi.

Dopo quasi due ore di concerto,  lo show si avvia alla conclusione: Legend sfodera il suo talento con “Who do you think we are”,  “So High” e “Green Light”, seguiti dall’encore di “Ordinary People” e “Stay with you”.

Clicca qui per vedere tutte le foto di John Legend o guarda lo slideshow qui sotto

John Legend – Scaletta Milano

Used to Love U
Made to lo Love
Tonight
Who Did That to You
Alright / I’ve Been Watching You
Dancing in the Dark
Dance The Pain Away
The Beginning
Let’s Get Lifted
Number 1
Wake Up
Slow Dance
PDA
Save Room
Good Morning
I Can Chang / I Want You
Everybody Knows
Bridge over troubled water
All Of Me
Who Do We Think We Are
So High
Green Light
– – – – – – – – – –
Ordinary People
Stay With you

Written By

Milanese, classe 1983, sono appassionata di musica, cinema e cultura pop. Adoro viaggiare, mangiare, dormire, viaggiare, ballare, sorridere e fare l'amore. Oltre a scrivere di musica su Rockon sono digital producer per il tuo canale tv preferito. Amo il rock in tutte le sue forme, i gatti, fotografare il cibo che mangio (e lo faccio da anni, non per moda social) e perdermi per le vie delle città che non conosco. Bulimica di serie tv, collezionatrice di vestiti, scarpe, borse e tutto ciò che può entrare in una grossa cabina armadio puoi chiedermi di tutto e ti darò la risposta che cerchi (altro che Google e il libro delle risposte!), basta non domandarmi: “qual è il tuo artista preferito?”.

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