JAMES MORRISON a Milano: reportage di un live alla melatonina

Oltre un decennio fa, prima che George Ezra, Lewis Capaldi, Ed Sheeran e un esercito di altri giovani uomini, apparentemente romantici ed equipaggiati di chitarra, iniziasse a lottare per conquistare la vetta delle classifiche, James Morrison aveva forgiato il percorso con una serie di chicche indiscrete ma al contempo orecchiabili, dimostrando che se non si è “cool” ci si può comunque arricchire attraverso la pubblicità.

Arrivo al concerto milanese quando il supporter, Federico Baroni, sta per terminare la sua esibizione. La sala è completamente buia e gran parte della platea è seduta sulle scale. Sembra quasi di trovarsi in un club newyorkese, e invece sono al mio amatissimo Alcatraz questa volta occupato a metà. Tutto intorno è illuminato dai fari dei cellulari che creano quasi un manto stellato.

Nell’attesa del main artist provo a cercare facce familiari, ma l’età dei presenti è decisamente fuori ogni aspettativa: ero pronta a ragazzine urlanti con capelli ispidi e troppo mascara, intorno a me ci sono invece solo pacatissimi over 40.

James Morrison sale sul palco come se fosse un giovane timido che cammina lungo una strada di Glasgow e non vuole attirare l’attenzione, indossa t shirt e gilet nero, porta a sé la chitarra e si lancia sul pezzo di apertura Under the Influence.

James Morrison in concerto a Milano, foto di Marco Arici per www.rockon.it

La sua voce è immediatamente riconoscibile, talmente fedele alla versione in studio che se dipendesse da lui Shazam non avrebbe senso di esistere. È ruvido e strutturato, invitante e confortante.

Il nuovo repertorio di Morrison è una raccolta di brani terribilmente personali scritti durante momenti difficili, con un intercalare a volte assolutamente straziante eppure con sfumature ottimiste ed edificanti.

I won’t let you go arriva prima di quanto mi aspettassi, e rappresenta uno dei validi motivi per cui sono qui. Credo che sia uno delle canzoni più sottovalutate nella storia della musica pop. La malinconia dell’intro, la prima strofa sussurrata, l’esplosione sul ritornello, sono una centrifuga di emozioni che per osmosi coinvolge e un po’ rattrista tutti i presenti. Peccato l’intervento della corista a metà pezzo che smonta l’unico momento realmente piacevole della serata.

Il concerto procede moderato e tranquillo, così rilassato che non sembra nemmeno un live show.

Cosa succede? Sbadiglio e mi viene improvvisamente voglia di una tisana calda ma è un’eresia anche solo concepire un desiderio del genere.

Su Glorious compare a sorpresa una elegante Francesca Michielin, ma non sono certa che i presenti sappiano chi sia, almeno non tutti. F&J sono una combo davvero strana che annuncia però una featuring insieme, in uscita proprio oggi, con una versione inedita del brano.

James Morrison in concerto a Milano, foto di Marco Arici per www.rockon.it

Morrison aspetta la fine del set per scatenarsi nelle sue hit da You Give Me Something a You Make it Real e Wonderful World e la folla sembra non averne mai abbastanza a ogni nuovo ritornello.

Pare che il pubblico  rimarrebbe volentieri qui tutta la notte, eppure ahimè dopo un’ovazione estatica, Morrison saluta e lascia il palco nello stesso modo in cui è arrivato, timidamente, senza gesti plateali, tirandosi via il suo auricolare e indossando un dolcissimo sorriso.

Finalmente per me è ora di andare a letto.

Clicca qui per vedere le foto di James Morrison a Milano (o sfoglia la gallery qui sotto).

James Morrison

James Morrison – La scaletta del concerto di Milano

Under the Influence
Nothing Ever Hurt Like You
Feels Like the First Time
Undiscovered
Power
I Won’t Let You Go
I Still Need You
Cross the Line
Broken Strings
So Beautiful
If You Don’t Wanna Love Me
My Love Goes On
Glorious
You Give Me Something

Encore:
You Make It Real
Slowly
Wonderful World

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