I problemi degli adulti: THE GET UP KIDS in concerto a Milano

Articolo di Matteo Pirovano | Foto di Claudia Mazza

Una manciata di giorni fa è finalmente uscito Problems, sesto e pluri annunciato album in studio per i seminali The Get Up Kids, arrivato a otto lunghi anni dal suo predecessore. Una lunga, lunghissima attesa parzialmente mitigata dall’uscita di Kicker, un mini EP di quattro pezzi, uscito lo scorso anno, che già aveva fatto intravedere ai fan di Matt Pryor, Jim Suptic, James Dewees e dei fratelli Pope che la band di Kansas city non stava affatto vivendo di rendita, anzi.
Lo ascolto da giorni rapito, è un album bellissimo che suona fresco e che regge benissimo il confronto con gli album storici della band. Sul finire degli anni ’90, grazie a una piccola gemma quale Something to Write Home About, i Kids sono riusciti a ridisegnare i contorni di un genere che si stava smarrendo, poggiando, un po’ involontariamente, le basi a un movimento che, da lì a breve, avrebbe scalato le classifiche USA.

Ascoltando il nuovo lavoro si viene rapiti da una suggestione: il tema del ritorno a casa tanto caro agli americani del midwest. Parti dalla tua cittadina periferica quando sei ancora un ragazzo per tentare fortuna e ti può capitare di affermarti a New York, Los Angeles, Miami o qualche altra mega città che, in fondo, non ti appartiene e mai ti apparterrà. Ma nonostante quel successo faticosamente raggiunto dopo qualche anno la vita ti riporterà inevitabilmente indietro, su quelle strade sulle quali sei cresciuto, perché le radici sono troppo profonde per essere ignorate, e per quanto tu cerchi di cambiare terreno l’unico nel quale ti trovi veramente a tuo agio è quello sul quale sei nato e ti sei formato, dove sono nati i primi accordi e le prime frasi che avrebbero successivamente trovato spazio, in forma di versi, tra le note di una canzone.

Sono le 21.30 quando la band conquista il centro del palco e attacca con la nuova Satellite e, chiudendo gli occhi, riesco a immaginare Matt Pryor a passeggio per i vialetti alberati di Kansas city con il figlio, guardarlo negli occhi interrogandosi sul suo essere tanto introverso e capire che, tuttavia, non è un problema così grosso essere un satellite isolato in una società tanto social ma, al contrario, una via d’uscita.

Il bello dei nuovi pezzi è che sembrano usciti dal passato, sembrano canzoni scritte nel 1997 e ripescate da un cassetto chiuso da tempo. Cambiano ovviamente le tematiche dei testi che hanno avuto la loro naturale evoluzione. Dalle storie adolescenziali andate male siamo passati ai “problems” seri che la vita ti pone davanti nel quotidiano e che devi, tuo malgrado, affrontare nell’età adulta. Come nella bellissima e toccante Your Ghost is Gone nella quale Dewees, autore del pezzo, affronta la dolorosa scomparsa della madre.

Lo show è maledettamente veloce, non c’è tempo per emozionarsi già al secondo pezzo con I‘m a Loner Dottie, a Rebel che Shorty, dall’ormai ventennale disco di debutto Four Minute Mile, è già partita per la gioia del pubblico che accenna un timido pogo.

Le canzoni nuove si intersecano alla perfezione con i classici del gruppo in una ragnatela emozionale che non lascia scampo. The problem Is Me e Better This Way, sebbene recenti, non sfigurano accanto all’acustica Overdue, purtroppo rovinata da problemi di audio che lamenta a più riprese anche lo stesso Pryor.  Sotto palco si sente male e sono costretto ad arretrare in zona mixer per godermi il resto del concerto che sarà incentrato sul nuovo lavoro e, com’era ovvio immaginarsi, sul masterpiece Something to Write Home About.

Salina conferma anche in sede live di essere uno dei pezzi più riusciti di Problems mentre Waking Up Alone, al contrario, continua a non convincermi con quel suo curioso incedere elettronico che così poco appartiene alla band.

Pryor e Suptic si supportano per tutto lo show, aiutandosi a vicenda, alternandosi a più riprese dietro al microfono nel ruolo di lead vocal, come nella malinconica Campfire Kansas eseguita in acustico dal solo Suptic, a mio modo di vedere una delle chicche dello show di serata.

La bellissima Red Letter Day, Fairweather Friends e Action & Action chiudono il main set, ma dopo una fulminea uscita di scena la band è nuovamente sul palco per un bis di quattro pezzi nei quali si concentrano i tre passaggi più apprezzati di STWOA e dell’intera produzione della band: La corale Holiday, I’ll catch you e l’immancabile manifesto generazionale Ten Minutes a suggellare, insieme all’ormai classica cover dei Cure Close To Me, una serata perfetta macchiata purtroppo da suoni non all’altezza.

Una doverosa menzione per la band di apertura, i (o le) Muncie Girls, quartetto britannico con voce femminile dedito a un pop punk diretto e minimale del quale approfondirò sicuramente la conoscenza su disco.

Clicca qui per vedere le foto dei The Get Up Kids a Milano (o sfoglia la gallery qui sotto).

The Get Up Kids

THE GET UP KIDS – La scaletta del concerto di Milano

Satellite
I’m a Loner Dottie, a Rebel
Shorty
The Problem Is Me
Better This Way
Overdue
Woodson
Martyr Me
Lou Barlow
Forgive and Forget
Salina
No Love
Waking Up Alone
Campfire Kansas
Red Letter Day
Fairweather Friends
Action & Action

Encore
Holiday
Close to Me (The Cure)
I’ll Catch You
Ten Minutes

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About the author

Matteo Pirovano

Matteo Pirovano

Nasco il giorno di San Valentino del 1978, e forse proprio per questo sono, da sempre, un nostalgico romantico. Apro per la prima volta gli occhi a Genova, ma non riesco a definirmi Genovese a tutti gli effetti pur essendole visceralmente legato. La mia vita è stata vissuta al confine tra la provincia ligure e quella Alessandrina, mi piace considerarmi un apolide della collina. Appassionato di musica sin dalla giovanissima età, cresciuto tra i dischi dei miei, diviso tra Black Sabbath e Led Zeppelin, seguo la musica da sempre. Sono ormai più di vent'anni che coltivo la passione dei concerti, una delle poche a non essere mai calata nel tempo. Sono un Vespista e un Jammer, chi ha una di queste due passioni sa cosa esse significhino. Nella vita lavorativa mi occupo di tutt'altro, le mie passioni sono la mia linfa e la mia energia, sono ciò che riempiono quel bicchiere che, per mia fortuna, riesco sempre a vedere mezzo pieno.

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