GO GO PONIES: come dire tutto ciò che pensi attraverso una canzone punk

Ho scoperto l’esistenza dei Go Go Ponies perdendo la loro esibizione al live che ha aperto lo show delle Pussy Riot.

Quando mi sono resa conto del potenziale a cui ho superficialmente rinunciato ho approfittato del concerto in programma al TnT di Milano per assaporare dal vivo quello spirito Fit metal di cui sono precursori.

Partiamo innanzitutto di cosa vuol dire “Fit Metal“, parola inusuale per una che è stata cresciuta e svezzata a new wave e brit pop.

Il significato non è lontano dalla traduzione letterale, il fitness metal, è un genere che scolpisce il corpo dentro e fuori.

In pratica canti musica “arrabbiata” e nel mentre ti scateni fino a stimolare gli addominali.

Una combo miracolosa per chi cura delusioni sentimentali con carboidrati e patatine fritte.

Quello dei Go Go Ponies è un approccio in cui la parte femminile ha sicuramente il sopravvento: la line up della band è composta da 3 donne e un ragazzo, ma anche i testi delle canzoni tendono a prediligere una sorta di “girl power” sfrontato e politicamente scorretto. Un’anima rabbiosa e temeraria per chi non ha bisogno di mezze misure.

Il gruppo piomba sul palco in succinti outfit neri ognuno col volto truccato color argento.

Carolina la frontman, sembra davvero incazzata, quando canta ringhia contro la folla, ma credo sia tutta scena, dal vivo è una persona deliziosa. Mickey ha un aspetto minaccioso, la sua t shirt recita “t’ammazzo” e nessuno credo avrebbe mai il coraggio di contraddire i suoi riff di basso. Vanessa, la chitarrista dal caschetto rosso, pavoneggia il suo strumento come se fosse da sola  in una dimensione parallela. La mia preferita resta però Silvia, la batterista, vero sex appeal che cammina con uno stile di suonare completamente fuori controllo. Da oggi ho una nuova eroina.

L’energia che trasuda la band è sicuramente più vicina al punk che al metal, come dimostra anche la folla di seguaci: la maggior parte dei presenti sfoggia t-shirt con scritte provocatorie “fuck the world”, “bad girls”, “anarchy”. Le ragazze in sala indossano Vans e minigonne  intrappolate in top super stretch e calze a rete, quanto basta per mettere in mostra la mappa di tatuaggi sul corpo.

I pezzi dei Go Go Ponies sono irriverenti, le loro canzoni hanno titoli in italiano o scimmiottano parole di uso comune, i testi invece sono in inglese.

Pasta entra immediatamente nella mia top 3, una dichiarazione d’amore ai farinacei perfetta per l’hangover del day after “Maccheroni, lumaconi, fettuccine e rigatoni and Lasagna no more drama. Go go pasta”

Figa è un inno generazionale, non solo è il titolo di uno dei loro brani più celebri ma anche un gioco di carte ideato dalla stessa band e disponibile al merchandising. La platea sembra presa benissimo e canta tutte le parole.

Camel toe esplora uno dei tabù che da sempre perseguita le donne. Il pezzo è accolto con piena enfasi dal pubblico, qualcuno prende in giro gli uomini in sala , si può parlare davvero di sexy girl quando ci si trova dinnanzi a un camel toe?

Per le Go Go Ponies pare proprio di sì, d’altronde non vuol dire proprio questo essere anticonformista? E allora “Let me show tour camel toe”

Quella delle Go Go Ponies è musica catartica che fa bene allo spirito, e al contempo diverte.

Un gruppo che lascia ben poco all’immaginazione, ma devo ammettere che ciò che ho visto mi è piaciuto molto.

Foto di Claudia Mazza

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Chiara Amendola

Chiara Amendola

Cinefila e musicofila compulsiva. Quando qualcosa mi interessa non riesco a tacere.

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