Gli SLIPKNOT in concerto a Milano e la celebrazione del motherfucker

Articolo di Serena Lotti | Foto di Davide Merli

Essere accolti in un Forum di Assago strapieno di gente che tracanna birra e si rolla cannoni sulle scale, e quella stessa gente vederla pezzare già alle 21.00 dentro magliette slabbrate che dicono Slayer, Anthrax, Destruction fino alle più allineate Slipknot, mentre in sottofondo gli AC/DC cantano We roll tonight to the guitar bite, stand up and be counted, for what you are about to receive, we are the dealers è un pò come prendere l’ostia del prete prima che la messa abbia inizio.

I maggots più temerari sotto palco si sono già scaldati con la band più eretica e blasfema sulla piazza, i Behemoth a ritmo di headbanging e side to side e l’aria è carica di tensione. Tutto è pronto per accogliere gli Slipknot.
La band americana torna in Italia con il tour We Are Not Your Kind che tanto ha fatto parlare per le velleità più sperimentali e per le intenzioni più melodiche, allontanandosi dalle sonorità brutali e violente che hanno caratterizzato gli Slipknot since 1998: pare infatti che l’introduzione di tastiere, pianoforti e chitarre acustiche non abbia fatto gioire molti fan.

Corey Taylor e soci sono di nuovo sulla piazza dopo le recenti vicissitudini (vedi l’allontanamento di Chris Fehn, rimpiazzato da un non meglio identificato Tortilla Man, il lutto che ha colpito la famiglia Crahan arrivando fino alla recentissima morte di un fan durante un concerto in Illinois). Insomma anche la vita di Taylor tra le molestie sessuali subite da piccolo, un tentato suicidio, le recenti operazioni alle ginocchia e alla schiena, sembra veramente uno sbattimento e piena di demoni.

E se gli Slipknot sono ancora assiepati dietro il mega tendone rosso la loro promessa veicolata dalla voce di Brian Johnson We’ll give you everything you need ci fa presto capire che quello che si preannuncia uno show al tritolo pretende di iniziare sotto il migliore degli auspici.
Finalmente crolla il tendone e svela un palco monolitico e in stile futuro distopico. Strutture metalliche, mega ventole che girano a mille, video wall immensi,  deck di mixaggio carichi di synth è tutta una sublime costruzione simmetrica che si sviluppa su piani strutturali diversi dove troviamo le sezione percussioni su trespoli altissimi sui quali Shawn Crahan e Tortilla Man in più occasioni sembreranno precipitare nel vuoto. La batteria di Jay Weinberg svetta al centro su una pedana rialzata. Corey Taylor e soci arrivano sul palco e vengono accolti da un boato incredibile.
L’opening è affidato a Unsainted che arriva a liberare tutti di quella attesa ansiogena e parte così quello che sarà uno show folle, eccessivo, dissennato, empio ed abbondantemente sacrilego come nella piena identità slipknotiana.

I mascherati dell’Iowa sono in ottima forma, interamente sommersi da luci blu partono con un assalto brutale e forsennato. Unsainted ci introduce lentamente nei meandri terrificanti e surreali della mente degli Slipknot e se prima si elevano al cielo sonorità auliche e celestiali ben presto arriva lo sfogo mefistofelico di Corey Taylor che viene troppo spesso penalizzato da problemi di audio che in più occasioni inficieranno la resa del live.

Il grande protagonista della serata sarà indubbiamente WANYK di cui ascolteremo le versioni incendiarie dell’attesisima Nero Forte, Solway Firth, Birth of the Cruel che concedono sempre più spazio alla melodia e ai ritornelli facili,  ma non mancheranno occasioni per un back in the days cattivissimo con Disasterpiece e New abortion tratte da Iowa e Vol. 3: (The Subliminal Verses) di cui ascolteremo, tra le altre Duality e Vermilion. Anche questa volta niente Snuff…e Spit It Out

Dentro questo carrozzone infernale ognuno ha un suo ruolo preciso. Jim Root e Mick Thomson assicurano continuità alle strutture sonore con schitarrate potenti e incendiarie, tra ambientazioni post-industrial e tappeti sonori claustrofobici e disturbanti, sintetizzatori, scratch e campionamenti alienanti, e Corey sembra, pezzo dopo pezzo, riprendere in mano il controllo del suo growl bestiale man mano che lo show procede e anche i suoni migliorano. Il dj della band, il menestrello Sid Wilson, assicurerà la sua presenza muovendosi come un dannato pazzo su è giù per il palco, scratchando e ballando su una sorta di rulliera oscillante che lo farà sembrare una versione Carpenter di Moonwalker. Ogni accordo viene distrutto e ricostruito mentre le luci spingono con forza e ci accecano con violenza mentre l’oltraggio alla nostra volta aumenta senza sosta nella cerimonia folle e autentica di questo thrash theater psichedelico sparato a mille.

Durante lo show, grazie a intro lunghissimi durante i quali il palco si immerge nel buio, la band spesso si assenterà e lasciandoci riprendere fiato per qualla che sarà la prossima bomba molotov sganciata su un pubblico famelico e assatanato.

E’ un carrozzone infernale, demoniaco, surreale. Non si contano le esplosioni, le frammentazioni sonore, i riverberi assordanti, scoppi che sono autentiche bombe atomiche che ci fanno indietreggiare per un immaginario effetto rinculo, lanciafiamme sparati sul palco mentre tutti sono pronti a celebrare la pazzia alla parola motherfucker, autentico grido di battaglia.

Mentre la band continua a vomitarci addosso badilate, quella che sembra una comunità di accoliti pazzi sembra avere finalmente trovato la via maestra, la guida verso una discesa di sola andata attraverso gli inferi. I volumi aumentano, il growl cavernoso di Corey non smette di ipnotizzarci su Eyeless, Duality e All Out Life e non c’è più nessuno che possa tenere il culo sulla sedia e i piedi inchiodati a terra.

Siamo bombardati da suoni violentissimi e da immagini disturbanti di insetti nauseabondi, di vittime imbavagliate, di animali che si accoppiano, di donne che partoriscono in preda a dolori immani e alle quali Corey dà voce col suo urlo rabbioso quasi fosse un doppiaggio terrificante, il sangue scorre copioso dentro gli schermi, tutto non fa che aumentare l’entropia di questo freak show al vetriolo.

Il Forum diventa, sulle note squarcianti di People = Shit e Surfacing a cui è affidato l’encore, un’orda informe di maggots in carne ed ossa striscianti e brulicanti, di fan infoitaissimi che fanno moshing al ritmo forsennato del thrash metal e del death metal più acido e virulento, purificati da quella che sembra essere stato un autentico rito catartico il cui fil rouge è stata la celebrazione della follia. Il rito si è compiuto, adesso siamo noi dietro la maschera di Corey Taylor,  (progettata dal maestro dell’horror Tom Savini), è lui l’uomo ustionato dietro l’angolo buio, è lui lo psicopatico senza volto pronto a falciarci e farci rinascere a nuova vita liberandoci di demoni, spettri, lotte interiori e violenze. Lo show è finito e siamo tutti letteralmente devastati. Non è stato un live ma un’autentica sessione di full body workout consumata sotto le invettive di sergente Foley con frustino al seguito.

Mi avvio verso casa e mentre cammino lungo una strada buia mi assale l’immagine inquietante di Freddy Krueger e di Hellraiser. Le orecchie fischiano come un bollitore, sudo, ho la febbre e l’ansia insieme e soprattutto non sono Nancy Thompson. Corro a casa, accendo tutte le luci, stasera ho paura del buio. Dormo con la luce accesa e faccio incubi terrificanti. Al mattino le luci sono spente. Chi è stato? Il biglietto del concerto l’avevo lasciato nello zaino, perchè adesso è sul tavolo? Accendo il pc e vado a vedere se Corey Taylor ha avviato un crowdfunding per il finanziamento del suo film horror. Prendo la carta di credito nel caso fosse così, prima che l’#effettoslipknot svanisca e io ci ripensi.

Clicca qui per vedere le foto degli SLIPKNOT  in concerto a Milano (o sfoglia la gallery qui sotto)

Slipknot

SLIPKNOT – La scaletta del concerto di Milano

Insert Coin
Unsainted
Disasterpiece
Eeyore
Nero Forte
Before I Forget
New Abortion
Psychosocial
Solway Firth
Vermilion
Birth of the Cruel
Wait and Bleed
Eyeless
All Out Life
Duality

Encore

(sic)
People = Shit
Surfacing

Clicca qui per vedere le foto dei Behemoth  in concerto a Milano (o sfoglia la gallery qui sotto)

Behemoth

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