GIOVANNI TRUPPI: foto, reportage e scaletta del concerto di Milano

Articolo di Roberta Ghio | Foto di Oriana Spadaro

Arriva ai Magazzini Generali di Milano Giovanni Truppi, accompagnato da una straordinaria band, per la ripresa del tour Poesia e Civiltà 2019/2020. Lasciati alle spalle il tepore da gas di scarico della circonvalla e i pensieri di una giornata intensa, metro dopo metro, affronto il calo di temperatura che mi accompagna dritta davanti al locale di via Pietrasanta, dove mi unisco ad una piccola coda di fan intirizziti e attendo l’apertura delle porte. Una volta dentro, abbracciati dal piacevole calore del locale, chi si dirige al bancone, chi al merchandising, io sotto palco ad ammirare il personalissimo pianoforte di Giovanni, quello che lui stesso ha segato, modificato, elettrificato, reso portatile. Solido, robusto e… smontabile. A fargli compagnia, chitarre acustiche, elettriche, basso, batteria, tastiere, insomma, un ensemble non da poco. Una chiacchiera dopo l’altra arriva il momento del “via le luci, dentro i musicisti” che intravediamo comparire e prendere posto. Senza troppi preamboli, la serata prende il via con il brano L’unica oltre l’amore, tratto dall’ultimo album che dà titolo al tour, con Truppi, rigorosamente in canottiera, che inizia alla chitarra e termina al pianoforte per un finale strumentale energico, in cui le distorsioni della chitarra di Daniele Fiaschi sono rafforzate ed esaltate dalla voce di Nicoletta Nardi e le tastiere di Duilio Galioto, in un crescendo da allargare i polmoni a respirare un ossigeno di note e maestria.

Giovanni Truppi

Un brano e la serata è già nel vivo. Si prosegue con un salto a qualche anno fa, Il mondo è come te lo metti in testa, in cui le dichiarazioni e le considerazioni che il cantautore napoletano espone nel testo, vengono come bollate dalla ficcante batteria di Paolo Mongardi ed echeggiate da una sala di occhi spalancati e sguardi felici. Nuovamente al pianoforte per Scomparire, dall’inizio sussurrato mentre siamo come immersi in un mare di luci color verde che richiama quello della copertina dell’album, seguito da Borghesia, argomento che, come ha dichiarato Giovanni all’uscita del disco, da sempre lo affascina e lo fa riflettere. Lo stile di Truppi è unico, così come lo stare sul palco, con il suo modo talvolta scomposto, energico, istintivo e viscerale di vivere come scosse, con tutto il corpo, ogni singola nota che nasce dal piano piuttosto che dalla chitarra, ogni singola strofa cantata, che in alcuni brani è una raffica velocissima di parole, in altri una piuma sospesa. Per non parlare della voce, che gestisce sapientemente muovendosi con facilità tra i toni più bassi, caldi, rassicuranti, decisi a quelli più e sempre più alti. Nel suo modo di stringere le spalle ed allungarsi con il corpo per andare a scrivere le parole nel cielo, la voce di Giovanni è come un filo, che non perde incisività. Gli arrangiamenti poi, prendono testi, alcune delicate poesie, dal linguaggio tanto semplice, quanto spiazzante ed efficace e li portano ad essere vere bombe che fanno esplodere quei contenuti dritti nella testa e nello stomaco.

Giovanni Truppi

Non solo poesie in scaletta, ma anche divertimento, ironia, vita quotidiana. 19 Gennaio, resa cattiva da un cocktail di chitarra, batteria e basso di Giovanni Pallotti, dal finale declamato, e la divertente Nessuno, asciutta, morbida con una sala che tiene in tempo con le mani e si lascia andare ad improbabili ancheggiamenti e movimenti di spalle. Abbracci rock con Superman e Stai andando bene Giovanni, ma è su Lettera a Papa Francesco I che, se possibile, la sala si scatena ancora di più, teste dai radi capelli bianchi saltano in mezzo a folte chiome e codini di under 25 al settimo cielo. Chiude la prima parte del live Conoscersi in una situazione di difficoltà, brano che nei giorni scorsi è uscito in una nuova veste, ovvero in duetto con Niccolò Fabi. Un testo stupendo che sempre emoziona ad ogni ascolto, per come l’autore ha saputo rendere in immagine l’innamoramento. Al rientro sul palco, solo al piano, ad occhi chiusi, ci abbandoniamo all’intima Quando ridi, sussurrata con rispetto dall’intera sala. Raggiunto dalla band accolta da ovazioni, ascoltiamo un brano inedito, Il tuo numero di telefono. Ci si saluta con Amici nello spazio tra sorrisi, applausi e sventolio di mani di un pubblico grato, mentre sul palco inchini ed espressioni soddisfatte di chi ha dato veramente tanto e si lascia abbracciare da tutto quel calore. Quando esco il freddo non si sente più, mi avvio per provare a prendere la 91 (con “dita incrociate” come al solito) e penso che un live di Giovanni Truppi fa bene all’anima. A quella parte di Te che ha bisogno di saltare e di gridare “ho sognato che facevo l’amore con Superman!” oppure “Hai Messo Incinta Una Scema!”, a quella parte di Te che non può fare a meno di riflettere sulle conseguenze del giocare a fare la rivoluzione e a quella parte di Te che si sente (o vorrebbe essere) sul ciglio di un burrone a scambiare la propria solitudine con quella della persona a cui dici “Stare con Te, mi definisce”.

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Giovanni Truppi

GIOVANNI TRUPPI – La setlist del concerto di Milano

L’unica oltre l’amore
Il mondo è come te lo metti in testa
I miei primi sei mesi da rockstar
Scomparire
Borghesia
Adamo
Mia
19 Gennaio
Nessuno
Come una cacca secca
Superman
Stai andando bene Giovanni
Lettera a Papa Francesco I
Ti voglio bene Sabino
Tutto l’universo
Hai messo incinta una scema
Conoscersi in una situazione di difficoltà

Quando Ridi
Il tuo numero di telefono
Ragazzi
Amici nello spazio

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