FIRENZE ROCKS 2019: reportage e foto del primo giorno

Articolo di Carlo Costantini | Foto di Davide Merli

La Visarno Arena apre le porte ad una delle edizioni più variegate del festival fiorentino con una giornata d’esordio tra le più peculiari mai viste in terra nostrana. L’attesa spasmodica per l’evento ha contribuito a creare un alone di mistero soprattutto attorno agli headliner della serata, i Tool. Ma questo day one ha riservato sicuramente altre sorprese ai circa 40000 presenti che, per mille motivi, ricorderanno a lungo una serata di pura perfezione.

SKINDRED

Gli Skindred sganciano la bomba reggae/crossover su Visarno quasi all’insaputa, ma ci mettono poco a raggruppare tanti presenti sotto al palco nonostante il sole cocente e il poco tempo a disposizione. Personalmente, fossi un organizzatore di festival, vorrei sempre il quartetto gallese nel mio bill perché questi ragazzi più volte hanno dimostrato di avere una energia e un attitudine live fuori dal comune. Breve ma intenso.

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Skindred

DREAM THEATER

Difficile giudicare dei professionisti clamorosi come i Dream Theater in un contesto del genere, in pieno sole e con un oretta a disposizione per ripercorrere una carriera ultratrentennale come la loro. Se poi si aggiunge che metà dei pezzi eseguiti nel tempo a disposizione provenivano dall’ultimo Distance Over Time risulta chiaro quanto lo spettacolo sia stato meno digeribile degli altri gruppi che l’hanno preceduto ma una discreta dose di seguaci ha cantato e osannato i musicisti di Boston.

Non mancano un paio di classiconi come The Dance Of Eternity o Lie e la conclusiva Pull Me Under ma la loro esibizione ci ha lasciato abbastanza indifferenti nonostante la chicca As I Am il cui riff a me continua a ricordare Dawn Of Meggido dei seminali Celtic Frost. Il festival non è il loro contesto migliore, e si vede anche se musicalmente impeccabili come sempre.

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Dream Theater

THE SMASHING PUMPKINS

Il sole è ancora alto e le temperature non proprio miti quando, sulle note di Sarabande di Georg Friedrich Händelsul, sul palco inizia a prendere forma una scenografia vagamente “burtoniana” con 3 totem gonfiabili che dominano la scena. Da brave creature della notte, Billy Corgan e soci, entrano quasi di soppiatto in scena, conquistandosi rapidamente il calore del popolo della Visarno arena, e restituendolo con una prestazione pulita che alterna graffi e carezze districandosi tra vecchio e nuovo, con lo spazio anche per una delicata cover di Wish you were here.

L’emozione mista ad adrenalina si fa sentire di fronte al solenne intro “The world is a vampire”, che anticipa la liberatoria Bullet with butterfly wings. Ma l’apice è raggiunto dalla toccante Disarm, in grado di mutare gli spazi dilatati dell’arena, e raccogliere tutti i presenti in una sola voce.

“It’s so fucking bright” è la frase pronunciata da Iha quando viene apostrofato da Corgan per indossare gli occhiali da sole, a testimoniare la circostanza curiosa che li vede suonare di giorno. La scaletta è ben orchestrata, pur con qualche esclusione eccellente (mancano all’appello Tonight, tonight e Today per intenderci), ma si arriva alla fine con il sole quasi tramontato e la sensazione di aver assistito ad un evento mistico, una perpetua “twilight zone” ferma agli anni 90.

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The Smashing Pumpkins

THE SMASHING PUMPKINS – la scaletta del concerto di Firenze

Siva
Zero
Solara
Knights of Malta
Eye
Bullet With Butterfly Wings
Tiberius
G.L.O.W.
Disarm
Superchrist
The Everlasting Gaze
Ava Adore
1979
Cherub Rock
To Sheila
Wish You Were Here (Pink Floyd cover)
The Aeroplane Flies High (Turns Left, Looks Right)

TOOL

Quando le aspettative sono troppo alte si rischia facilmente di cadere, ma è evidente che la band di Los Angeles fosse assolutamente consapevole della perfezione totale che sarebbe andata a regalare ai presenti. Un evento unico per gli amanti dell’esperienza musicale assoluta, un “never ending trip” che si vorrebbe durasse per sempre, ma anche una lezione di tecnica sopraffina che ha assunto la forma di muri di nebbia, coni d’ombra e fasci laser. Maynard James Keenan incarna appieno l’aura dell’arcano, perennemente nascosto dalla luce e spesso di spalle, ma in grado di sprigionare un’energia multiforme e riversarla tutta verso il pubblico. Mentre Aenima, The Pot e Parabola creano un vero squarcio sensoriale, negli schermi si susseguono stranianti videoclip che permettono di calare il pubblico in un’atmosfera onirica, da cui è difficile riemergere. Ogni brano, compresi i nuovi pezzi, si dilatano, grazie alle straordinarie performance del bassista Justin Chancellor, del chitarrista Adam Jones, paralizzato dall’inizio alla fine nella sua posa plastica, ma soprattutto del batterista Danny Carey, che rendono Descending e Schism un vero e proprio caleidoscopio infernale. Il muro sonoro si dissolve sulle note prolungate ed esasperate di Stinkfist e l’incantesimo finisce, senza encore, senza rientri. Così come era stato programmato.

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Tool

TOOL – La scaletta del concerto di Firenze
Aenima
The Pot
Parabola
Descending
Schism
Invincible
Sweat
Jambi
46+2
Vicarious
Stinkfist

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