Facciamo Festa! The STRUMBELLAS. Foto, reportage e scaletta del concerto di Milano

Articolo di Roberta Ghio | Foto di Giulia Manfieri

Le sonorità country folk, che affondano le proprie radici nell’imponente natura canadese e ne traggono ispirazione, arrivano a Milano sul palco del La Santeria di Viale Toscana e, a portarle, sono The Strumbellas! Il locale è gremito, mentre mi guardo intorno penso di aver sottovalutato (mea culpa) la presa che il gruppo canadese ha sul pubblico italiano. Le età e (diciamo) i modi dei miei compagni di concerto sono differenti: chi post ufficio attende con fare composto, chi già accenna a passi di danza amoreggiando con la fidanzatina e c’è anche qualche bimbo che si guarda intorno e fa domande sul perché e il percome. Penso anche che per una band il cui sound esprime “baldoria” (nonostante testi non sempre felici) il palco sia decisamente ordinato e preciso: non c’è un cavo fuori posto, né alcun fronzolo tra gli strumenti che attendono pazienti di dare il loro meglio, sotto la scritta multicolor The Strumbellas, che prende tutto il fondo palco.

Con una puntualità ammirevole, una base che sa di noise accompagna l’ingresso sul palco di Simon e i suoi amici. Dopo l’intro solo chitarra e voce, in cui restiamo assorti, è il ritmo battente e cadenzato di We Don’t Know che dà il via al nostro movimento di teste nonché alla serata; ritmo impreziosito da un incalzante duetto di violino e chitarra, diretto da una ficcante batteria. Il pubblico, da subito, accoglie quei suoni con sorrisi e ondeggiare di braccia e mantiene il ritmo al tonante incipit “And there’s a ghost, ghost, ghost” che annuncia Young & Wild. Qualcuno ha portato dei coriandoli e li lancia sulle prime file, come un personale contributo alla resa della serata; non si riesce a stare fermi, chi balla, chi salta, tutti diretti da Ward, che indossa un cappello a falda larga, una caratteristica camicia a quadrettoni (che fa tanto montagna!) e che, noto solo ora, è scalzo!

“Ciao Milano, siamo The Strumbellas, dal Canada! Conosco solo due parole in italiano: ‘Ciao’ e ‘Facciamo festa!'” così ci apostrofa Dave, tastierista (e mio preferito per simpatia) della band. E sì, proprio di festa si tratta! Nei primi due brani ascoltati, tratti da Hope, il loro terzo album, troviamo già tutti gli ingredienti che renderanno la nostra serata una vera e propria festa: violini, percussioni, chitarra acustica, ben sostenuti da basso, tastiere e chitarra elettrica, a creare ritmi che fanno nascere spontanei battimani tra il pubblico e che solo in rare occasioni hanno bisogno di essere coordinati dal palco. Senza dimenticare la voce di Ward, che non teme i cambi tonalità e, last but not least, la loro simpatia sul palco e verso i presenti.

“Se vi piace ballare, questo è il pezzo giusto”, dicono annunciando Salvation, primo assaggio della serata dal loro ultimo lavoro, Rattlesnake, brano forse tra i più pop in scaletta. Ma è sull’esplosiva Sailor’s Blues che ci tratteniamo a fatica ed è solo per quel pudore che ci accompagna sempre (o che perdiamo forse nei momenti sbagliati) che non ci lasciamo andare a rincorrerci e venirci incontro l’un l’altro ad incrociare reciprocamente le braccia in pieno stile danza country! Dopo diversi pezzi a ritmo alto, un momento intimo su The Fire, in cui tutta la band si riunisce a bordo palco a supportare in alcune strofe Simon, che canta accompagnato solo dalla chitarra acustica, in totale assenza di microfono, per poi far entrare in questa intimità il violino ad esaltare il momento e il battere dei piedi a confermare il pathos. Ma si ritorna festosi a suon di maracas, legnetti, tamburelli, tutto a generare un festoso baccano, supportato dal pubblico, per Running Scared per proseguire poi con la leggera One Hand Up. Simpatia, dicevamo, fatta di piccole e spontanee battute,come quelle legate al piccolo taglio sul dito di Dave, di cui ci dà costanti aggiornamenti o il gioco intrapreso con Beatrice (che a differenza mia di live della band canadese ne ha visti tanti): un quiz su chi fosse il più veloce della band (ha vinto una maglietta al merchandise!).

Ma gioco è anche un cameo hip hop nella scatenata The Sheriff, in cui Simon dà prova della sua abilità. “Danno l’anima!” esclama Beatrice, ed ha ragione. Sul palco una band, degli amici, che si divertono e danno il massimo per un pubblico che li supporta in pieno per accoglienza e partecipazione. Spirits è lasciato al finale (o quasi) della scaletta. Il brano, che li ha fatti conoscere al grande pubblico italiano, viene accolto con ancora più acclamazione dei precedenti e loro, giustamente, se lo aspettano e dagli sguardi, si percepisce, ne sono felici. Al rientro sul palco, solo voce e chitarra per Soup, per poi ritrovarli tutti insieme per il saluto finale, lasciato a Shovels &Dirt.

Si esce leggeri, ancheggianti e baldanzosi. Forse anche un po’ sudati. Un gruppo di fan aspetta dal tour bus e Simon non delude, foto, autografi e qualche chiacchiera. Amo questa dimensione umana, amo il poter dire al proprio beniamino appena sceso dal palco un semplice, ma sincero “Grazie, mi hai fatto stare bene!”. Grazie The Strumbellas per la vostra energia!

Clicca qui per vedere le foto degli Strumbellas in concerto a Milano (o sfoglia la gallery qui sotto).

The Strumbellas

The STRUMBELLAS – La setlist del concerto di Milano

We Don’t Know
Young & Wild
In This Life
Salvation
Sailor’s Blues
The Fire
Running Scared (Desert Song)
David
Sailing
One Hand Up
Wars
The Sheriff
I’ll Wait
Wild Sun
Spirits

Soup
Shovels & Dirt

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About the author

Roberta Ghio

Roberta Ghio

Nata e vissuta sul mare, da qualche anno a Milano dopo una parentesi romana. Cresciuta a pane e Bruce Springsteen, da un lato gli studi scientifico matematici, un lavoro nell'IT che mi appassiona, dall'altro l'amore per la pittura, la scultura, la fotografia, il teatro e i film di Sergio Leone. Amo sia visitare città, sia la natura e lo stare all'aria aperta. La musica è una costante nella mia vita, ogni momento ha una colonna sonora; amo soprattutto la musica dal vivo, unico modo per conoscere veramente un artista. Amo scrivere e sono alla costante ricerca del modo migliore per tradurre su carta le emozioni. Sono profondamente convinta dell'importanza dell'amare e del mettere passione in tutto quello che si fa... con anche un pizzico di ironia!

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