Fabrizio Bosso e l’evoluzione dello stato dell’arte. Il concerto di Basiano.

Articolo di Serena Lotti | Foto di Roberto Finizio e Andrea Ripamonti

Il jazz è la rivolta dell’emozione contro la repressione disse qualcuno una volta. E alle coraggiose e sporadiche riaperture a cui stiamo assistendo nel post cortina di ferro dell’era covid non potevamo che chiedere al jazz, dopo una decadente sobrietà durata 4 mesi, di condurci in un viaggio catartico e liberatorio e riappropriarci della bellezza autentica e austera della musica d’autore.

Ieri sera presso la MegaDitta di Basiano, affascinante venue alle porte di Milano che ha in cartellone altri appuntamenti interessanti (tra cui Dario Yassa, Cristiano Da Ros, Riccardo Tosi, Mesagroove, Danny De Stefanie, Mode Machine), abbiamo scoperto nostro malgrado il nuovo modo di fruire la musica tra prenotazioni online, distanziamento sociale, mascherine, ingressi contingentati, ambienti sanificati, rigorosamente tutti seduti. Nota doverosa, Megaditta ha dato il suo coraggioso contributo nel rimettere in moto il comparto della musica dal vivo, dimenticata dalle istituzioni ma non per questo privazione meno patita dai cultori di musica e semplici appassionati.

In cartellone lo Stato Dell’Arte live di Fabrizio Bosso Quartet con Julian Oliver Mazzariello al pianoforte, Jacopo Ferrazza al contrabbasso e Nicola Angelucci alla batteria e Fabrizio Bosso alla tromba.

Bosso è comunemente conosciuto come uno dei più talentuosi trombettisti italiani, che vanta importanti collaborazioni tra cui Mario Biondi, Sergio Cammariere, Nicola Conte, Zucchero, Fabio Concato, e Tiziano Ferro. Un artista dalla personalità complessa e affascinante che al tempo stesso è capace di essere trasversale e democratico nei suoi riusciti tentativi  di gettare un ponte tra pop e jazz e sdoganare un genere di nicchia rendendolo accessibile e comprensibile anche ad un pubblico mainstream. State of Art live si ascrive perfettamente in questa filosofia di pensiero e resta un felice connubio tra quella che è una forma di comunicazione collettiva e inclusiva e una struttura sonora complessa, intricata, estrosa, mai prevedibile, come è propriamente la natura del jazz.

Per il secondo set in programma Fabrizio Bosso ed i suoi musicisti arrivano già caldi e morbidi dopo la precedente sessione delle 20.30.  Il Fabrizio Bosso Quartet ci presenta una setlist asciutta e breve con  sette brani in perfetta armonia tra loro, sette piccoli e complessi microcosmi sonori che si aprono in uno showcase intimo e morbido, rassicurante come una mano dentro un’altra mano. L’empatia del quartetto è evidente e tangibile e si manifesta fin dal primo brano, appunto We 4, il manifesto del noi, qui e ora. Fabrizio Bosso lascia ampio spazio ai suoi musicisti, respira lentamente piegandosi di tanto in tanto sulle ginocchia mentre Mazzariello prima, Ferrazza e Angelucci poi regalano al pubblico puntualissimi assoli delicati ed eterei senza mai rompere la coesione di un affresco sonoro caldo e avvolgente, con delicate incursioni di piano che accompagnano lentamente il sopraggiungere  delle esplosioni eclettiche di una tromba che fluttua, si eleva e infine si rivela in tutto il suo lirismo, risolvendo il conflitto eterno e insondabile che risiede nel jazz.

Un corollario di esercizi e standard magistralmente eseguiti e perfettamente incastrati in una dimensione narrativa che è un continuum coerente eppure mai intuibile, valorizzato da una consapevolezza tecnica che lascia spazio a momenti di autentici virtuosismi di nota.

La raffinata cifra compositiva di Bosso e le suadenti interpretazioni che di brano in brano costruiscono la narrazione di questo live si esprimono in piccoli concept come Rumba for Kampei , Woman’ s Glance, For Heaven Sake e Minor Mood.

Un autentico stato dell’arte, un espressionismo musicale che si muove dinamico e non pivo di asperità ma che è di fatto comprensibile e che cerca la sua direzione verso un dialogo espressivo che si rinnova nota dopo nota, accordo dopo accordo e dove la tromba veloce di Bosso riesce anche ad essere spensierata e lasciarci godere di sorrisi sinceri soprattutto nei tiri più veloci e negli svolazzi più dinamici.

Il jazz entra e non chiede il permesso. Se ne va e tu non ha capito nemmeno da che parte è uscito.  Non è un teorema concettuale, non è che arte pura fatta da più di tre accordi come diceva Lou Reed, è confusione, anarchia e disarmonia. É il guizzo del’intuizione geniale, è la disgregazione della forma e la sua ricostruzione insieme. E’ disordine, è la non risoluzione di schemi complessi. Bosso riesce a spiegarci questa alchimia complessa con una una freschezza lampante ed immediata che ci conquista con grande naturalezza, anche grazie ad una floridezza compositiva che costruisce con note colorate che vanno a edificare autentici affreschi jazzistici portandoci dove lui vuole, appagati e risolti, verso la chiusura di suite sempre più convincenti ed esperienziali. I cambiamenti di tempo, i pirotecnici riempimenti degli spazi, la robustezza e il calore delle matrici sonore si sposano perfettamente con la natura più tipica del jazz, quella dell’improvvisazione, della disarmonia, della psichedelia, del caos. Ma è un caos calmo, è un disordine nel quale troviamo sempre la strada per tornare a casa.

É uno show raffinato e scomposto che va in chiusura con The three trumpeters, è la dissoluzione che incontra il sogno. E’ l’intensa forza melodica che si lega ad una profonda espressività e che rappresenta il collage della lunga e importante carriera di Bosso, è la sua musica che si rende accessibile, fruibile e democratica ma non per questo semplice.

E’ il respiro che torna. E il fiato che ritrova la sua strada. Quello costretto dentro pezzi di stoffa, quello confinato dentro museruole brandizzate e griffate coi lacci, quell’ostacolo che cela sorrisi incerti, bocche che soffiano, denti che si stringono, aliti d’amore. E’ tornare a respirare. E Bosso ha fatto questo ieri sera. Ha guidato il nostro respiro. Non abbiamo avuto bisogno di levarci le mascherine. Fabrizio Bosso ci ha fatto tornare a respirare, nonostante tutto.

Clicca qui per vedere le foto di FABRIZIO BOSSO  in concerto a Basiano (o sfoglia la gallery qui sotto)

Fabrizio Bosso Quartet

FABRIZIO BOSSO – La scaletta del concerto di Basiano

We 4

Rumba for Kampei

Bakarak

Woman’ s Glance

For Heaven Sake

Minor Mood

The three trumpeters

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About the author

Serena Lotti

Serena Lotti

Milanese, soffro di disordini musicali e morbosità compulsiva verso qualsiasi forma artistica. Cerco insieme il contrasto e il suo opposto e sono attratta da tutto quello che ha in se follia e inquietudine. Incredibilmente entusiasta della vita, con quell’attitudine schizofrenica che mi contraddistingue, amo le persone, ascoltare storie e cercare la via verso l’infinito, ma senza esagerare. In fondo un grande uomo una volta ha detto “Ognuno ha l’infinito che si merita”.

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