Essere Kurt Vile tra capelli e chitarre.. ma anche no – reportage e foto del concerto di Milano

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Articolo di Alvise Salerno | Foto di Oriana Spadaro

Se c’è una cosa che ho capito da quando, piccolissimo, ho iniziato a vedere gli artisti live è che risulta più facile trovare le parole giuste quando l’esibizione va male, o relativamente male, che non quando tutto va alla grande.
I concerti sono un terno al lotto, o una scatola di cioccolatini di Forrest Gumpiana memoria: non sai mai cosa può capitare. E questo è stato lo spirito con cui, ieri sera, sono andato al Circolo Magnolia a vedere Kurt Vile. Immaginavo che non avrei assistito a qualcosa di roboante, con fuochi d’artificio e cannoni in festa, ma neanche mi sarei aspettato di annoiarmi come mai nella storia.
Nonostante questo, Kurt ha vinto ma solo alla fine di questo report capirete il perché.
Di certo, se hai avuto una giornataccia, sputi fiamme come Ade nel film Disney di Hercules dopo la battaglia con l’Idra e senti il cuore a mille (ogni riferimento al concerto di Calcutta, in contemporanea, all’Ippodromo Snai di San Siro è puramente casuale) la calma e la pacatezza di questo ragazzo di Filadelfia sono un toccasana. Se la tua giornata è stata un dramma e il punto più alto di eccitazione è stato quello di fare attenzione a non rompere la copertura di plastica del vasetto di yogurt, Kurt Vile è da evitare perché ti stende definitivamente.
Alle 22:00, minuto più minuto meno, sale onstage seguito dai suoi tre musicisti che sprizzano una vitalità pari a quella dei morti viventi di The Walking Dead. Neanche il tempo di dire “ciao” (a dire il vero non sono neanche sicuro abbia salutato e, se l’ha fatto, l’ha sentito solo lui) e parte subito la prima canzone. Da questo momento in poi, sono sincero, non ho più capito la differenza tra un brano e l’altro. Tutti uguali, ripetitivi, stessi bpm e, tra l’altro, nessuna parola o interazione con il pubblico presente.

Capiamoci bene, non è che sia da bocciare completamente. Ha anche dei pregi il buon Kurt. Per esempio, ha una vasta collezione di chitarre che, sul palco, cambia come tutti noi cambiamo le mutande. Tra l’altro le sa anche usare e questo è un grande punto a suo favore, considerando che io ho provato per anni a fare il giro di DO e ogni volta che ci provavo la reazione er ala stessa di Jimi Hendrix il 31 marzo del 1967, quando bruciò per la prima volta la sua Stratocaster sul palco.
Fine dei pregi. Seriamente.
In realtà, potrei anche dirvi del timbro ma non sono mai stato un grande amante dei nuovi artisti che vogliono fare le copie moderne delle vecchie glorie. Kurt Vile è, in buona sostanza, la copia spudorata, moderna e mal riuscita di Bob Dylan. C’è a chi piace questa cosa e a chi, invece, irrita come le meduse al mare. Va bene l’attitudine o il “ricordo di…”, ma copiare spudoratamente anche meno. Hashtag #esageri.
Dopo 5, 6, 7 canzoni non saprei dirvi, la mia voglia di iniziare a correre sulla pista d’atterraggio del vicino aeroporto di Linate e porre fine alle mie sofferenze acustiche era altissima ma ho desistito dal fuggire e sono rimasto fino alla fine. “Fidati, la canzone più allegra è l’ultima. Ne vale la pena” mi viene detto. E decido di fidarmi.
Sono passate ore e ancora aspetto l’allegria dell’ultima canzone in scaletta. Uguale alla prima, tra l’altro.
Se, a tutto questo, aggiungete il fatto che abbia pagato una misera Beck’s, di solito la più economica in tutto l’universo, la bellezza di 4,50€ capite bene che no, non è stato il concerto della vita. O forse sì, il concerto della vita che non voglio avere e che non auguro neanche al mio peggior nemico.
E allora grazie Kurt. Sì, davvero grazie di cuore.
Avere assistito a un così brutto concerto è stato un bene e, onesto, hai fatto molto più tu per me che tanti artisti più blasonati e rinomati che mi hanno lasciato un sorriso stampato in viso.
Quest’ultimo resta un paio d’ore, non ci rifletti più di tanto e poi va via. Tu no, resterai per sempre come un ricordo indelebile nella mia mente. Certo, non ho capito niente però hai svolto il tuo ruolo di artista alla perfezione. I difetti restano ma complimenti. Empatia triste batte sorrisoni stupidi. Game, set and match.

Clicca qui per vedere le foto di Kurt Vile & the Violators a Milano (o sfoglia la gallery qui sotto).

Kurt Vile & the Violators

KURT VILE & THE VIOLATORS: la setlist del concerto di Milano

Loading Zones
Jesus Fever
Bassackwards
I’m an Outlaw
Check Baby
Girl Called Alex
Cold Was the Wind
Peeping Tomboy
Yeah Bones
Puppet To The Man
Wakin’ On a Pretty Day
Wild Imagination

Encore:

Mutinies
Pretty Pimpin
Baby’s Arms

4 Responses

  1. Valentina

    Scusa ma che cosa c’entra il prezzo della Beck’s in tutto questo? Ma soprattutto, ti sei informato su Kurt Vile prima di recarti al concerto? Se lo avessi fatto avresti saputo che non avresti visto nè una perforance di Nick Cave nè tantomeno un concerto di Calcutta.
    P.S Ma davvero hanno dignità di un palco solo canzoni allegre e spensierate? non lo sapevo.

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  2. Gianluca

    Da quello che hai scritto credo proprio che tu di Kurt non conosci e non conoscevi un bel niente… Kurt è la brutta copia di Bob Dylan????ma che c’entra il Maestro Bob con Lui??quello che contraddistingue proprio lui è che è Unico e diverso da tutti,tu credo non conosci neanche musicalmente il grande Bob!Reputo veramente vergognoso quello che tu hai scritto,perché se fosse stato veramente un concerto penoso come lo hai descritto te,non avresti assistito ad un concerto applaudito con tanto di extra time come si è verificato ieri sera.di concerti mal riusciti ne ho visti,e non finivano di certo bene cosi…che a te questo genere musicale non piaccia non lo discuto,ma reputare un cantante scarso,noioso,depressivo,che in tutta l’America e in gran parte dell’Europa fa tantissimi ascolti,lo trovo davvero di pessimo gusto.Quest’altra volta quando vai a vedere un concerto informati cosa vai a vedere e non sparare a zero come hai fatto.

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  3. Giovanni

    Imbarazzante sei tu, oltre che maleducato. I gusti musicali dovrebbero andare oltre il rispetto per il lavoro di un’artista. E’ palese il fatto che questa recensione non sia veritiera. La prossima volta resta a casa a esercitarti sul giro di Do.

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  4. christian bendotti

    Non è una recensione, sono solo provocazioni buttate lì per avere visibilità. L’accusa di essere copia spudorata di Bob Dylan dice tutto sulla competenza dell’autore

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