ELBOW: report, foto e scaletta del concerto di Milano

Articolo di Simona Ventrella| Foto di Marco Arici

Quasi 20 anni dopo l’uscita del loro EP di debutto Asleep In The Back, il frontman dei Elbow Guy Garvey parla ancora della musica come un eterno e sognate bambino in vacanza. Ieri sera sul palco dell’Alcatraz di Milano, questa strana magia si è manifestata forte e implacabile. Gli Elbow hanno una storia bizzarra, come la maggior parte delle band mi diete. Figli di un Brit Pop che non li ha mai veramente riconosciuti e a cui onestamente appartengono solo in minima parte, diventavo famosi nella decade degli anni zero, soprattutto in Inghilterra, grazie a un Mercury Prize vinto nel 2008 e un Brit Award nel 2012. Canzoni come One Day Like This sono diventate parte integrante della cultura d’oltre manica. Questo successo tutto inglese fatica a varcare i confini anglosassoni, e in poco meno di un decennio diventano una band da fan nostalgici. Infatti possiamo dire che tra il pubblico di ieri svettavano non pochi capelli brizzolati e pancette da metabolismo rallentato, compresa la mia. Questo però non ha mai costituito un ostacolo per la band di Manchester, che fieri del proprio marchio di fabbrica, hanno portato e profuso calore e ottimismo per ben sette album- L’ottavo Giants Of All Size, uscito quest’anno, subisce i contraccolpi negativi delle vicende personali  cariche di eventi dolorosi di Gary e soci offrendo una versione più negativa e meno sognante, e della band.

Elbow in concerto all'Alcatraz di Milano

Nonostante le premesse infauste, il live rimane  un esperienza di gioia intrinseca e così permeante da rendere i cavalli di battaglia della band un fiume in piena per tutti gli spettatori, incapaci di distrarsi e totalmente coinvolti da Gary nella perfomance, per cui ogni occasione buona per intonare un coro, o giocare col pubblico è stata colta alla perfezione e con gusto, senza mai scadere nell’esagerazione. Possiamo dirlo senza remore, lui è stato il vero istrione e padrone da palco, tra mille battute, un aggiustata di ciuffo e i cori del pubblico, guidati come il miglior direttore d’orchestra possibile. In questo trionfo di morbidezza, in cui sguazzare amabilmente i brani di vent’anni di carriera hanno risuonato in tutta la loro bellezza e varietà artistica, lasciando che il pop facesse da ponte tra le influenze progressive a quelle più alt rock. C’è da dire che nel corso degli anni i barrocchismi più sofisticati hanno lasciato spazio a melodie più libere, senza però lasciare mai da parte quel velo di scintillante malinconia. Il concerto scorre piacevolmente e un’ora e mezza passa senza accorgersene. Saranno gli intrattenimenti di Gary, che non dimentica mai di vantarsi canoramente con qualche gorgheggio da usignolo del North West England, ma il merito è soprattutto dovuto alla bravura della band, nel scorrere fluidi tra stili, epoche e arrangiamenti sempre iper curati. Il vecchio e il nuovo si incastrano alla perfezione,  non c’è davvero niente da obiettare e tutto da godere. Tutto prò ha una fine e i questa occasione il bis di chiusura  è il tripudio dei best of per tutti, prima con la storica Lippy Kids, per poi lasciare il meglio nelle mani della famigerata One Day Like This, che manda definitivamente in brodo di giuggiole i fan. Un finale col botto come giusto che siano i concerti. Si spengono le luci e ci si avvia verso l’uscita dell’Alcatraz con la gioia nel cuore, nonostante fuori la pioggia a dirotto fosse rimasta in attesa delle nostre teste. Speriamo che Gary e soci tornino presto, magari nuovamente in una cornice estiva e soleggiata.

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Elbow

ELBOW: scaletta dal concerto  a Milano

Dexter & Sister
Fly Boy Blue / Lunette
Mirrorball
The Bones of You
Empires
Station Approach
Kindling
Seven Veils
Magnificent (She Says)
Little Fictions
Sad Captains
White Heat
Grounds For Divorce
Weightless

Encore:
Lippy Kids
One Day Like This

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