EDITORS + The CULT: reportage, foto e scaletta del concerto a Pistoia Blues 2017

Articolo di Antonio Belmonte | Foto di Emanuela Bonetti

Sì è vero – ormai lo sanno tutti – al Pistoia Blues di vero blues c’è rimasto poco o nulla. Purtroppo o per fortuna. Ma è pur vero che se tale evento fosse rimasto inchiodato alla sua formula originaria (per quanto dispensatrice di esibizioni leggendarie come quelle di Muddy Waters, Fats DominoB.B. King o Dizzy Gillespie) non avremmo avuto modo d’incrociare sull’ormai storico palco di Piazza Del Duomo artisti di risonanza epocale come David Bowie, Lou Reed, Pearl Jam o Frank Zappa, solo per citarne alcuni). E di sicuro non avremmo neanche potuto godere dei servigi sonici elargiti dall’insolita accoppiata The Cult + Editors, esibitasi lo scorso 6 luglio.

I primi cominciano alle 20.30 – come da programma – a vomitare decibel sui 2500 presenti con il loro hard rock contaminato, figlio dei Led Zeppelin, di certo street rock a stelle e strisce e di quell’aura gotica che battezzò i loro esordi new wave. Come se non bastassero i volumi già di per sé vicini alla saturazione – con collaterale marasma acustico – il buon Billy Duffy pensa bene di imbarbarire su tutta la linea le distorsioni della sua 6 corde, la quale, se su brani come Lil Devil, Fire Woman e Love Removal Machine suona come un portentoso toccasana, su quelli più atmosferici come She Shells Sanctuary e Rain finisce inevitabilmente per intamarrirne oltremodo l’originario pathos darkeggiante. Peccato. Uno Ian Astbury un po’ svogliato e non sempre sul pezzo contribuisce, infine, a posizionare l’esibizione un tantino al di sotto delle aspettative, nonostante i 14 brani sullo spiedino.

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Alle 22.30, dopo il consueto cambio palco, è la volta dei ragazzi di Stafford, i quali, anche a questo giro, sciorinano con mestiere il loro onestissimo live di sempre, con un Tom Smith, come al solito, in gran spolvero nell’imparentare la sua voce con la notte. Nonostante l’utilizzo un po’ troppo disinvolto (e talvolta invadente) delle basi preregistrate la band britannica continua a sfoderare un gran bel tiro dal vivo, tanto da conferire impatto e profondità persino ad alcune anemiche canzoni degli ultimi album (l’innocua A Ton Of Love su tutte).

A fine giro di giostra il pubblico verrà abbondantemente ripagato da un’ora e quaranta di ottimo rock revivalistico che, ben supportato alle luci da un’alternanza di bluastre cromature notturne, conferma l’ormai più che decennale bontà di quella gelida epica joydivisioniana declinata in salsa pop da Smith & Soci – a uso e consumo dei numerosi nostalgici di Chameleons e U2, compreso il sottoscritto – e qui valorizzata da una scaletta trasversale che abbraccia tutta la cinquina di album della band, con le immancabili Munich, The Racing Rats e Smokers Outside The Hospital Doors a fungere da collaudati detonatori di applausi e una Papillon scaltramente piazzata a fine concerto per smuovere muri, cuori, ugole e culi.

Poco dopo la mezzanotte le luci si riaccendono a giorno e i cinque ragazzi di nero vestiti si riuniscono a centro palco per salutare calorosamente tutto il pubblico e la capitale italiana della cultura 2017 che, ancora una volta, ha immolato la sua piazza più bella alla buona causa della musica rock.

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THE CULT – scaletta concerto di Pistoia – 6 Luglio 2017

Wild Flower
Rain
Dark Energy
Peace Dog
Lil’ Devil
Birds of Paradise
Nirvana
Deeply Ordered Chaos
The Phoenix
Sweet Soul Sister
She Sells Sanctuary
Fire Woman
– – – – –
King Contrary Man
Love Removal Machine

EDITORS – scaletta concerto di Pistoia – 6 Luglio 2017

Cold
Sugar
Munich
Blood
Hallelujah
Eat Raw Meat = Blood Drool
Life Is a Fear
An End Has a Start
Smokers Outside the Hospital Doors
Two Hearted Spider
Magazine
No Sound but the Wind
Ocean of Night
All the Kings
The Racing Rats
Nothing
– – – – – –
The Pulse
A Ton of Love
Marching Orders
Papillon

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