20 anni di dEUS: le foto e il racconto del concerto al Carroponte di Milano

Racconto di Matteo Pirovano | Foto di Roberto Finizio

Ce l’hanno fatta anche i dEUS: il gruppo belga raggiunte le venti primavere è riuscito a dedicare un tour per il ventennale del proprio sodalizio, passato attraverso diversi cambi di formazione, ma con la costante presenza di Tom Barman e il violinista/tastierista Klaas Janzoons a sostegno di quel progetto rock sperimentale dalle mille sfumature nato ad inizio anni ’90.

I primi tre dischi della band sono fondamentali tasselli sonici che ogni cultore di musica dovrebbe avere nella propria libreria musicale, tre autentiche gemme di alt rock, lavori che hanno spalancato le porte dell’olimpo musicale, accolti tra il clamore di una critica entusiasta che, però, non ha perso tempo a relegarli negli anni successivi al ruolo di semplici comprimari.

Una cosa non da tutti ciò che hanno fatto Tom Barman e soci, entrando a piedi uniti in un mercato allora egemonizzato dalle band inglesi, e arrivando ad essere considerati in grado di cambiare il trend di quegli anni e di divenirne orgogliosa bandiera dei tempi a venire. Probabilmente un fardello troppo grosso da portare sulle spalle per i dEUS, visto che dopo tre primi convincenti lavori si sono in qualche modo persi, tra pause troppo lunghe e dischi “incerti”, discreti tutto sommato, ma vuoti di quei contenuti sperimentali che hanno fatto del gruppo Belga la speranza di un rock di rottura col passato.

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L’ardore degli inizi non è mancato questa sera nella cornice milanese del Carroponte dove i dEUS hanno chiuso, con un’intensa prova di palco, un mini tour Italiano di tre date che li ha visti esibirsi nei giorni precedenti a Sestri Levante e Roma.
La setlist della data Milanese si è composta di un buon mix di pezzi estratti dall’intera produzione della band di Anversa, a cui non sono mancati grandi classici da “Worst Case Scenario” (Via, Hotellounge e la trascinante hit Suds & Soda) e da “In a Bar Under the Sea” (Fell Off the Floor, Man, Little Arithmetics, la superba Roses e la sorprendentemente snobbata Serpentine).
Tra i titoli spicca l’esecuzione della bella Instant Street, un pezzo dall’altissima resa live, con un coinvolgente crescendo finale che esalta letteralmente il, non numerosissimo, pubblico accorso.

Tra una Constant Now cantata a due voci, il trascinante riff iniziale della bella If you don’t get what you want, l’ipnotica Quatre Mains e l’esecuzione di Theme From Turnpike, presentata stasera in un nuovo arrangiamento, si arriva alla conclusiva, anthemica, Suds & soda sulle note della quale, band e pubblico, si scatenano in una danza collettiva che si protrae sino ai rituali saluti finali che ci consegnano una band energica con una rinnovata voglia di esibirsi davanti al proprio pubblico.

A cavallo tra Novembre e Dicembre i dEUS hanno già annunciato un mini tour, per il momento solo Olandese, di show acustici dedicati alla riproposizione live delle ballad scritte nella loro carriera, tra cui, a mio modo di vedere, la bellissima Sister Dew, la cui assenza stasera è stato l’unico vero rammarico dello show milanese.

dEUS – scaletta 25 Luglio 2015 – Milano

1. Slow
2. Via
3. The Architect
4. Constant Now
5. Stop-Start Nature
6. Instant Street
7. Fell Off the Floor, Man
8. Girls Keep Drinking
9. Sirens
10. Little Arithmetics
11. If You Don’t Get What You Want
12. Quatre Mains
13. Serpentine
14. Hotellounge (Be the Death of Me)
15. Roses
16. Theme from Turnpike
17. Bad Timing
18. Suds & Soda

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Matteo Pirovano

Matteo Pirovano

Nasco il giorno di San Valentino del 1978, e forse proprio per questo sono, da sempre, un nostalgico romantico. Apro per la prima volta gli occhi a Genova, ma non riesco a definirmi Genovese a tutti gli effetti pur essendole visceralmente legato. La mia vita è stata vissuta al confine tra la provincia ligure e quella Alessandrina, mi piace considerarmi un apolide della collina. Appassionato di musica sin dalla giovanissima età, cresciuto tra i dischi dei miei, diviso tra Black Sabbath e Led Zeppelin, seguo la musica da sempre. Sono ormai più di vent'anni che coltivo la passione dei concerti, una delle poche a non essere mai calata nel tempo. Sono un Vespista e un Jammer, chi ha una di queste due passioni sa cosa esse significhino. Nella vita lavorativa mi occupo di tutt'altro, le mie passioni sono la mia linfa e la mia energia, sono ciò che riempiono quel bicchiere che, per mia fortuna, riesco sempre a vedere mezzo pieno.

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