DANIELE CELONA e i suoi Abissi Tascabili: un viaggio tra inconscio e realtà.

Articolo di Serena Lotti | Foto di Roberto Finizio

Sabato 3 novembre il Serraglio ha aperto le porte al torinese Daniele Celona, uno dei più interessanti cantautori e compositori della scena indie italiana, a Milano per presentare il suo nuovo lavoro, il disco-fumetto Abissi Tascabili edito dal Comicon di Napoli e strutturato in dieci storie/tracce illustrate dai cartoonist di Progetto Stigma, i quali hanno parafrasato in modo molto libero e personale ogni pezzo dell’album. Un progetto editoriale e discografico in cui i brani si avvicinano al concept della short tale, storie ai margini della realtà in cui fantascienza, soprannaturale, mitologia, favola si mescolano creando un ecosistema narrativo dove al centro sta l’uomo contemporaneo con le sue contraddizioni e i suoi mal, e capaci di offrire all’ascoltatore/lettore molteplici spunti per riflessioni su concetti senza tempo. Ma chi è il protagonista di Abissi Tascabili? Un uomo dei nostri giorni, smarrito e solo, e che avverte la necessità di invocare l’elemento sovrumano ed ultraterreno al bisogno tangibile, ma che al tempo stesso ne resta condizionato e soverchiato. Storie di esseri umani sul punto di perdersi, perché questo tempo è il vero nemico di quello che è vero superpotere: l’immaginazione. O meglio…lo blocca a un passo dagli occhi.

Albert Einstein riuscì a capire parte del funzionamento dell’universo con delle semplici proiezioni mentali di esperimenti altrimenti impossibili. Tale è il potere dell’uomo. E noi? Sono le foto sui nostri smartphone, i riflessi ritoccati dei nostri specchi, le nostre esistenze virtuali a vivere mirabolanti avventure, a stupire in nostra vece. Noi rimaniamo bloccati. Noi siamo il vero ritratto di Dorian Gray. Soffriamo, sudiamo, sbagliamo mentre il nostro avatar racconta tutt’altra storia, una vita diversa. Eppure l’orizzonte è ancora là. Basta tenere lo sguardo appena più alto, oltre il bordo smussato del bicchier d’acqua in cui ci piace affogare” così Celona spiega la vision del suo ultimo album in una recente intervista.

Insomma il polistrumentista torinese fa parte di quella categoria di cantautori rock impegnati e consapevoli che attraverso la musica esternano il bisogno fisiologico di denunciare le deviazioni e le assurdità del nostro mondo e sabato sera lo ha fatto attraverso un live dal vigoroso e raffinato impatto sonoro, una potente e lucida espressività vocale, una cristallina nitidezza delle melodie e in ultimo testi forti, senza compromessi, nè sconti, nè retorica.

Il piccolo palco del Serraglio fatica a contenere l’energia della band e Daniele Celona ringrazia per essere tornato con un live in elettrica dopo un pò e che sembra essere per tutti aria pura da respirare a pieni polmoni. Abissi tascabili è stato lavorato tantissimo al computer solo dal cantautore, utilizzando degli strumenti di plug-in e di artist recording che esulano dal suono della sala prove con la band. Una band fremente che evidentemente non vedeva l’ora di attaccare gli strumenti agli ampli e partire con il primo riff.


Guardando poco sotto al palco vedo un pubblico calorosissimo non certo passato per caso stasera in via Priorato ma che sembra avere macinato km sconfinando in Lombardia da altre regioni. Rimango impressionata da questi fans, i cosidetti Celofan, che conoscono a menadito tutti i pezzi di Celona (che attingono a tutti e tre i suoi album) e che si sbattono sotto il palco lasciandosi poi andare ad abbracci e dondolii suadenti quando arrivano le ballads. Chi sono i Celofan? Si tratta del fanclub nato nel 2015 e che ad oggi conta oltre 300 iscritti e che sostiene con passione le attività live e discografiche del loro idolo in modo talmente viscerale da strutturare un’attività di crowdfunding tale da arrivare a coprodurre il disco Abissi Tascabili, raccogliendo più di 5000 euro in meno di 48 ore.

Ma parlavamo di storie, di racconti. Partiamo subito con una manciata di tracce nuove che sembrano davvero un autentico trip dentro l’inconscio. Memorie di un ESP ci trasporta con vemenza in un inverno che sta per cominciare e che sembra ascriversi perfettamente nella realtà della nostra Milano fredda e grigia (ma forse Celona sta parlando della sua Torino); la bellissima Orfeo che ci racconta di una salvezza effimera e di cui ci si dovrebbe liberare, e Hd blue, che parla della perdita di una speranza che sembrava raggiungibile e meravigliosa. In entrambi i brani il leitmotiv narrativo resta il concetto del salto, l’ossessione del volo, Celona ci racconta di una vittima che diventa carnefice, un demone tentatore che ci trascina giù, scavando negli anfratti remoti della nostra anima là dove le falle si sono ormai formate. L’inversione di cielo e suolo, lo scambio a perdere tra etere e polvere. La consolazione e l’inganno delle parole che tutti vorremmo sentire: andrà tutto bene.

Il tema dei suicidio non è svelata, sembra quasi Celona l’abbia lasciato sospeso in maniera ambigua. Forse c’è speranza. Lo stesso Brian Molko sembrava per buttarsi giù dal grattacielo ed invece ce lo ritroviamo camminarci sopra, questa è stata l’ispirazione di Daniele e noi la accogliamo, perchè crediamo pure noi nel lieto fine.

Saremmo andati in visibilio se con Maelstrom e con la potente discesa agli inferi di Shinigami fossero saliti sul palco Paolo Benvegnù e Pierpaolo Capovilla, i quali hanno collaborato ai rispettivi brani, ma Celona è comunque magistrale nel spiegare, con piani narrativi musicali diversi, dinamici e feroci il senso di una scrittura colta, complessa e molto personale, intrista di introspezione e che raggiunge la massima poesia sui finali, un misto di catarsi e purificazione. Un live dove il cantautore torinese ha espresso con grande trasporto un’ampia varietà di emozioni e sentimenti e, nel farlo, ci ha reso partecipi di una passione profonda di cui è intrisa, col dolore, la vita. Perchè questo è un artista che racconta di amori autentici, eterni e devastanti.

Non mancano i pezzi degli album precedenti come Atlantide tratto da Amantide Atlantide del 2015, brano bellissimo e complesso, in cui la costruzione narrativa e la voce calda non ci fanno sentire la mancanza di Levante.

Il sound è costruito quasi interamente sulle chitarre, sul basso e sulla batteria, ma senza che questo sia ripetitivo o uguale a se stesso, gli strumenti girano e cambiano spesso anche all’interno della stessa traccia; il songwriting si realizza su un piano narrativo ampio e non si limita ad essere necessariamente rispettoso dell’algoritmo forma-canzone a cui siamo ormai abituati quando si parla di cantautorato. Celona infatti riconosce tempi importanti a strappi strumentali funzionali che vanno ad ampliare il dinamismo e a dilatare l’impatto emotivo. In generale abbiamo assistito ad una ricerca musicale e lirica dentro uno stile che ormai, nel panorama globale, sperimenta sempre meno e si ripiega sul passato.

Il concerto ci ha raccontato di bivi, di scelte e di ostacoli da superare e lo ha fatto rendendoci i protagonisti delle sue storie attraverso un sound potente, carico ed inquietante. Siamo noi ad essere stati spinti stasera sull’orlo del precipizio, in bilico tra fare una scelta difficile o non farla. Ci ha sbattuto in faccia le sue idee, senza censura, spontaneamente, sporcandosi le mani e la voce ma nel contempo regalandoci momenti armonici delicati e strazianti.

Quello che abbiamo capito è che Abissi Tascabili in realtà è una contraddizione in termini. Un viaggio grottesco e senza ritorno, un salto dentro ad vuoto esistenziale che appartiene a tutti e che tutti conosciamo bene. Questo live ci ha consegnato qualcosa di immenso e profondo che abbiamo messo nelle nostre tasche. Un abisso a portata di mano.

 

Daniele Celona

Daniele Celona – La scaletta del concerto di Milano:

  1. Memorie Di Un Esp
  2. I Ragazzi Dello Zoo
  3. Acqua
  4. Orfeo
  5. Hd Blue
  6. Ssri
  7. Precarion
  8. La Colpa
  9. Atlantide
  10. Maelstrom
  11. Shinigami
  12. La Figlia Dell’uomo Nero
  13. Lupi Nel Buio
  14. Sud Ovest
  15. Mille Colori
  16. Ninna Nanna

 

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Roberto Finizio

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Il percorso di Roberto Finizio si sviluppa sotto una nuova luce a partire dal 2009, anno in cui passa dal praticare la fotografia come passione al farla diventare una professione. Dopo gli studi per affinare le proprie conoscenze tecniche, decide quindi di unire tra loro i suoi più grandi interessi: la musica ed il teatro. È così che inizialmente si dedica alla fotografia live, attività che gli permette di catturare con la sua Canon alcuni tra i più grandi artisti del panorama italiano ed internazionale. Col tempo sceglie tuttavia di ampliare i propri orizzonti, ed inizia così a lavorare anche nel settore sportivo ed in quello pubblicitario come fotografo di still life.

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