DAMIEN RICE in concerto a Pistoia Blues 2016: reportage e scaletta

La serata di sabato 16 luglio ha preso per me una piega non prevista.
Sarei dovuta andare a seguire Neil Young, impegnato nella tappa del Lucca Summer Festival, ma alla fine sono rimasta al Pistoia Blues.
L’ospite tanto atteso e acclamato di quest’ultima edizione del festival toscano per eccellenza è lui, Damien Rice.
La data è l’unica prevista in Italia e fa parte di un tour che sta proseguendo tra Repubblica Ceca e Germania.

L’aria è frizzante, un leggero venticello fa coprire le spalle da qualche golf e spunta anche qualche felpa, l’atmosfera è rilassata e decisamente all’opposto rispetto a quella energica e adrenalinica del venerdì (Whitesnake, Hardcore Superstar, The Answer).

Già dalle 15 la magnifica Piazza Duomo è pronta con numerose sedie numerate disposte in file ordinate: “la serata”, penso, “sarà lenta e lunga”.
E sì, dato che sogno di rivedere Neil Young lo ammetto anche con un po’ di stizza.

Dalle 19.30 la Piazza inizia a riempirsi con i primi ospiti che arrivano e cercano il proprio posto.
Passa poco tempo, e la considerazione è che molto probabilmente la serata è sold out: mi guardo intorno ed è tutto pieno.
Il concerto inizia verso le 21.30 circa con le luci praticamente spente.
Dall’alto delle postazioni riservate alla stampa è difficile mettere a fuoco il soggetto sul palco, ma tant’è: Damien Rice non si vede ma è uno che si sente.
A dirla tutta, si vedrà ben poco durante l’intera serata: a qualche brano illuminato da una scenografia di luci sullo sfondo del palco si alternano momenti di buio totale, con una piccola luce rivolta verso il cantautore irlandese.

Il silenzio è totale, non arrivano rumori nemmeno dalle strade laterali alla piazza e l’attenzione è al massimo: Damien Rice sa tenere il palco e sa farlo da solo.
Armato di chitarra, ad aiutarlo nell’impresa ci pensa una loop station, quella stessa che quando arriverà il gran finale (dopo una scaletta improvvisata e per lo più “su richiesta” del pubblico) garantirà l’apoteosi di un concerto magnifico.
Tra un brano e l’altro le chiacchiere sono molte: ci si sbilancia su racconti privati e personali, si raccontano aneddoti e si presentano le canzoni.
Da ‘Volcano’ a ‘Amie’ si passa anche per la semi sconosciuta di ‘Insane’, chiesta a gran voce proprio da un fan e commentata sorridendo con un «If you ask me this maybe YOU are insane!».

Le note corrono leggere a riempire tutte le strade di Pistoia e per un attimo sembra che il tempo qui si sia fermato.
A guardarlo da solo, circondato da strumenti e intento a raccontare ed impersonare ogni suo singolo brano, Damien Rice sembra un tutt’uno con il suo pubblico.
La piazza è grande, credo di non sbagliare nell’affermare che l’affluenza supera le tremila persone, eppure si respira un’aria magica, intensa.
Intima.
La stessa di un primo appuntamento tra innamorati.
La serata si conclude troppo presto, con lo spettacolo finale di Rice che registra in loop una serie di rumori che vanno ad amalgamarsi tra loro in una suite lunga e solida, atto finale che gli garantisce lo stupore di alcuni e la standing ovation di tutti.

Minuti di applausi passano uno dopo l’altro, ma no, per favore, non è possibile che sia finita qui.
C’è chi aspetta un po’, c’è chi dopo un po’ cede e se ne va.
Tra quelli che mollano ci sono anch’io, felice, confusa ed emozionata.
Ma anche stanca, che la sera prima con il trio delle meraviglie (Whitesnake, Hardcore Superstar, The Answer) ho ballato e cantato come se non vi fosse un domani.

Vengo a sapere la domenica mattina al bar di quel ragazzo con la chitarra che dopo un’ora abbondante dalla fine del concerto, quando ormai non c’era più quasi nessuno, è sceso in mezzo alla piazza ed ha iniziato a cantare.
Ancora.
In acustico.
Per i fan rimasti fiduciosi ad aspettarlo.
Damien Rice, un irlandese che in realtà sembra giungere da un’altra galassia.

DAMIEN RICE – scaletta Pistoia Blues 2016

My Favourite Faded Fantasy
9 Crimes
Delicate
I Remember
Trusty and True
Amie
The Rat Within the Grain
Insane
Cannonball
Colour Me In
Elephant
It Takes a Lot to Know a Man
– – – – –
Rootless Tree
The Blower’s Daughter
Volcano

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