Cristina D’Avena, Ministro della Pubblica istruzione nel governo Conte Bis

C’è un comune denominatore che unisce il popolo italiano, superando confini territoriali, classi sociali, religione e orientamento sessuale, un’istituzione più potente della Chiesa e dello Stato, capace di guidare le masse ricevendo in cambio esclusivamente venerazione e consensi, colei che tutto può, Sua Maestà Cristina D’Avena.

Per la prima volta mi sento perfettamente a mio agio con il pubblico che mi circonda: l’età media dei presenti è over 30, di bambini ce ne sono davvero pochi e tutto intorno è un marasma di colore. Ci sono ragazzi con la faccia blu e un enorme cappello bianco sulla testa, qualcuno indossa una tuta da unicorno, un dinosauro verde è in fila ai bagni chimici. Gli elementi sono perfettamente coerenti al contesto che quasi non te ne accorgi.

Uno schermo a forma di tv analogica anni 90 fa da sfondo al palco, dove i Gem Boy hanno già posizionato gli strumenti. A cinque minuti dall’inizio la platea è così piena che forse non mai ha accolto tante persone.

Xstina compare come la fata turchina, avvolta in una maestosa gonna di taffettà e il suo viso che non è mai cambiato nel corso degli anni. Penso di avere diverse cose in comune con lei, per esempio l’elisir di lunga vita che ci fa sembrare eterne 28enni…

L’impatto è immediato, la follia si scatena all’unisono sulle prime note, dopo l’apertura con “Sailor Moon” arrivano i grandi cavalli di battaglia “Tulipano Nero” e “Lady Oscar”.

Xstina introduce ogni brano, scherza con la band, i toni sono più maliziosi rispetto al passato, Carletto il cantante indossa una t – shirt che recita “No MILF no party”, scelta azzeccatissima.

L’atmosfera si tinge di note rock’n’roll con “Jem”, la nostra Dea strimpella con una chitarra elettrica e recita tutto il testo senza nessuna sbavatura, come se la sua voce fosse impostata su un playback che si ripete in loop da 30 anni. L’eccitazione è così forte che non posso fare a meno di saltare, versando inevitabilmente la birra che ho in mano sulle mie amiche. Mi sento quasi blasfema a bere dell’alcool in presenza di colei che può essere definita la nostra educatrice. Perché non abbiamo mai pensato di coinvolgerla in politica?  Al termine del brano parte una jam session che accenna qualcosa dei Led Zeppelin e dei Queen.

I Gem Boy dal vivo rendono la performance più chiassosa e coinvolgente, il pubblico, canta senza dignità, ricordano a memoria le strofe di tutte le canzoni, come quelle preghiere che ti insegnano da bambino e reciti a iosa senza alcuna esitazione.

Su “Kiss me Licia” mi sale un po’ il nervoso, non ho mai capito perché delle indomite rockstar eterosessuali provassero attrazione per un personaggio come lei, privo di qualsiasi forma di eros, più simile a un pupazzo di peluche che a una donna. Nonostante il disappunto sul soggetto non posso ignorare il testo della canzone, che mi ha regalato in passato grandi emozioni.

Momento romantico con “Piccoli problemi di cuore”, mi chiedo come è possibile che la mia vita sentimentale sia ancora allo stesso grado zero di 25 anni fa. Il brano termina con un assolo di chitarra che riprende “Amici Mai” di Venditti, la friendzone ha un unico linguaggio universale. Ordino un’altra birra, la serata è ancora lunga.

Pubblico un po’ deluso su “Holly e Benji” che viene proposta nella sua versione anni 2000, un colpo basso che indispettisce un po’ la folla. Qualcuno protesta. La Malinconia mi assale sui nuovi pezzi “millennials,” sigle di cartoni che non conosco perché al loro esordio ero già in età puberale.

Tra un intermezzo e l’altro Xstina elargisce massime sulla vita da far invidia a Mashall McLuhan “Il sorriso è la prima forma di comunicazione”,  credo che se avessi avuto una donna cazzuta come lei dietro la cattedra oggi sarei una persona migliore.

“Mila e Shiro” e“Occhi di gatto” danno il colpo finale a un pubblico ormai esausto e con la gola in fiamme.

Le luci si alzano, la formazione si congeda ma mancano delle hit troppo importanti, come può privarcene proprio LEI? Ci allontaniamo ma un gruppo di fedelissimi arriva sotto al palco e dichiara il disappunto, parte un coro, “Se non canti i Puffi noi non ce ne andiamo”, le voci si moltiplicano.

Xstina torna e ci regala un encore “improvvisato” con tutte le sigle che hanno fatto da apertura a uno dei cartoni animati più amati dai bambini.

Mi ritrovo in prima fila, il pubblico inizia a pogare come se fosse a un concerto punk, ma i ragazzi hanno le facce pittate e un’espressione felice. C’è del nonsense ma è tutto meraviglioso.

Il concerto si conclude anche se mancano ancora tantissimi pezzi all’appello, mi rendo conto che per accontentare proprio tutti ci vorrebbe una duegiorni non stop allo stadio San Siro.

Fumo l’ultima sigaretta, i fan più accaniti provano a entrare nel backstage. Mi piace fantasticare che la Queen, dopo la sua esibizione, si trasformi in una stronza megagalattica. Me la immagino distesa su un divano a sorseggiare del gin imprecando contro noi poracci che, a 40 anni, ancora stiamo a implorarle canzoni dai toni ridicoli, completamente appagati nella nostra condizione di disagio.

Clicca qui per vedere le foto di Cristina D’Avena a Milano (o sfoglia la gallery qui sotto).

Cristina D’Avena e Gem Boy – La scaletta del concerto di Milano

Sailor Moon
Tulipano nero
Lady oscar
Robin hood
Jem
Oggy maledetti scarafaggi
One piece
Kiss me Licia
Georgie
Johnny è quasi magia
Memole
Magica Emy
Uomo tigre
Gli anni (cover degli 883)
Dragon ball
Nel segno del destino
L’incorregibile Lupin
Mila e Shiro
Piccoli problemi di cuore
Creamy
Pollon
Occhi di gatto
Holly e Benji
Rossana

Encore
I Puffi (in tutte le versioni)

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