COMA COSE: guarda le foto e leggi il reportage del concerto di Milano

Articolo di Roberta Ghio | Foto di Claudia Mazza

I coma_cose fanno ritorno nel bel verde del Circolo Magnolia.
Qualche giorno fa l’appello su Instagram: “Si gioca in casa, Milano ci sei!?!?
Sì perché a Milano, al Magnolia, sono a casa. Si sono esibiti qui diverse volte, l’ultima in una calda serata di primavera inoltrata, in occasione del MI AMI Festival e di nuovo mercoledi sera, sul finire di quell’estate che li ha visti esibirsi in tanti live in giro per l’Italia.

Sono le 22.00 quando sale sul palco Megha e prepara il pubblico per i coma_cose.
Un pubblico misto per età, anche se principalmente giovane, a tratti giovanissimo: il mio vicino ha 7 anni, conosce tutti i pezzi ed indossa un cappellino con visiera con su scritto “MILAMO” appena acquistato, fa parte del nuovo merchandising dei coma_cose.
Sono circa le 22.45 quando Fausto e Francesca salgono sul palco: look easy, sguardo emozionato, sembra di scorgere quasi timidezza, con “Ciao Milano, su le mani!” danno il via al loro spettacolo, di fronte ad un pubblico che canterà tutti i loro brani, che non sono molti all’attivo, ma godibili, “divertenti” e sufficienti per identificare ed apprezzare il loro stile: Fausto e Francesca dimostrano di avere, oltre a tanta conoscenza e vita vissuta, una capacità molto originale di mescolare luoghi, persone, situazioni, di giocare con gli accenti e con le doppie, riuscendo così a creare strofe che, pur nascendo da un mix di parole che singolarmente sembrano non avere un nesso tra loro, trasmettono un concetto, uno stato d’animo. In questo modo nelle loro canzoni vengono citati personaggi del panorama sportivo come Maradona (Qualcuno si sta armando, ma Armando chi? Boh, sarà Diego) e Platini; musicale, come Moroder (can che abbaia non Moroder), Venditti e “Gianna Gianna” (con un coccodrillo sopra la maglietta) e poi i luoghi, dalle cascate del Niagara (Lei lo lascia, lui va in para E voi che ci cascate, Niagara) a quelli di Milano: se non tutti sanno che con 14 si va a Lorenteggio, tutti conoscono il Naviglio (che è grande, ma a volte anche Gange). E quale miglior modo per far presa su qualcuno immaginare che… “La tua testa è un gigantesco centro sociale. E se stanotte mi gira io la vado ad occupare”.

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Linguaggio pulito, mai volgari. Divertenti sì, per lo stile compositivo, ma non sempre nei contenuti. Non si parla d’amore, di politica o di attualità, ma del quotidiano, che è fatto di luoghi vissuti nelle abitudini, amore, attualità; un quotidiano che a volte è scanzonato ed altre volte meno: la percezione del silenzio è lasciata all’immagine di “un divano che c’è fuori da un portone con su scritto ‘per l’AMSA’”, ma la “se la pioggia fosse transitiva, io ti temporalo”. Quotidiano e “consapevole leggerezza”.

Ma ritorniamo al live: “Anima Lattina” dà il via alla loro esibizione, seguita da “Cannibalismo” e “Deserto”. Il pubblico è con loro, si balla, si canta, è una festa e ci si diverte tutti insieme. Prendono un attimo di fiato e Fausto ringrazia, per il calore, l’affetto, sembrano  quasi sorpresi. Dopo “Post Concerto” una piccola pausa, giusto il tempo di proiettare una frase di Kerouac “Per me l’unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi d’ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi artificiali che esplodono tra le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno oh!” che bene si inserisce in quello che è il loro “quotidiano” cantato. A questo punto, coma_cose decidono che ci meritiamo un “regalo”: una “quasi timorosa” Francesca annuncia che sta per arrivare un “momento romantico”, che ci faranno ascoltare un brano mai fatto dal vivo. E parte l’attacco di “Acida” dei Prozac+: esplosione del pubblico, esplosiva interpretazione; un brano che per molti è una bella sfida, interpretato e fatto proprio da Francesca, che subito dopo ci dice in maniera molto garbata: “abbiamo finito i pezzi!” e allora due bis, col primo “Anima Lattina”, cantato da seduti, gambe penzoloni giù dal palco, ancora più vicini al loro pubblico. Concludono il live i saluti ed i ringraziamenti finali, con tanto di selfie di “gruppo” con i fans.

COMA COSE – scaletta del concerto di Milano – 12 settembre 2018

Anima Lattina
Cannibalismo
Deserto
Jugoslavia
Golgota
Pakistan
French Fries
Post Concerto
Nudo Integrale
Acida (Prozac+)
– – –
Anima Lattina
Post Concerto

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