Chase Atlantic: la perfetta colonna sonora per un indimenticabile prom.

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Articolo di Serena Lotti | Foto di Giorgia De Dato

Vai ad un concerto dei Chase Atlantic. Prova ad infilarti tra un pubblico di ragazzine in piena crisi ormonale. Prova a saltare continuativamente per più di due pezzi ondeggiando le braccia up up up. Ecco poi torna nelle retrovie tra i genitori seduti ad aspettare le figlie adolescenti. Hai visto tutto quello che c’era da vedere.
A parte un tenerissimo back in the days che si è ripresentato più volte durante il live. Mi rivedo a 15 anni, in piena crisi esistenziale. Solo che noi non saltavamo ai live con allegria, a meno che non finivamo ad un concerto reggae. Noi eravamo gli antesignani degli emo. Ce ne stavamo depressi in pieno stile grunge ad arrovellarci sul senso della vita e ai concerti ci andavamo mantenendo alto il senso di protesta. Ma non eravamo pieni di quella voglia di vivere che ho visto ieri sera tra schiere di pance piatte al vento e capelli decolorati. E non perchè non ci piacesse vivere. Ci piaceva stare nel disagio, incazzarci e prendercela col sistema. E quelle a che potrebbero le madri o le zie delle millennials di stasera e che andavano ai concerti dei Take That e dei Boyzone guardavamo con orrore.

Ieri sera mi si è materializzato quindi uno scenario del tutto nuovo. Una cyber-comunità di ragazzine swag in piena esplosione di plasticità neuronale che tra una storia su Instagram e un live in diretta su FB hanno scaldato bene i Chase Atlantic. And viceversa.

I Chase Atlantic salgono sul palco in cinque, Christian Anthony, i fratelli Cave (e che si spera facciano onore al loro cognome anche se si tratta solo di un’omonimia) e i due touring member Patrick Wilde e Jesse Boyle. All’arrivo dei ragazzi la platea esplode in un tripudio di grida, salti e luci degli smartphone. Perchè nessun frame deve andare perduto.
Mitchel Cave si presenta con un cappellino rosso in pieno stile natalizio e fin da subito capiamo perchè tanto clamore. Sono bellocci, sono appealing, sono cool, ammiccano, si strusciano tra di loro, hanno una strategia di marketing basata sull’immagine affilata ad hoc. I Chase in pieno strabordio di elettroni creano un campo magnetico permanente al quale le millennials vengono attratte come monete da 1 euro.
L’intro è bello sparato, tra suoni elettronici cupi che mi fanno sperare che tutto non sia come immagino. E niente, parte il primo riff e tutto rimarrà per sempre sospeso sugli stessi giri di chitarra e di basso. Parte Swim e si nuota tutti insieme, abbracciati e saltellanti. Su Triggered, Drugs & Money e You too apprezzo molto l’inserimento del sax jazz che mantiene l’atmosfera calda e rilassata. Andiamo avanti così, tra cellulari perennemente in vetta a teste piastrate, urla eccitate e salti, saltelli e balzelli che sembrano l’accenno di un pogo che non si concretizzerà mai. Cave canta sempre allo stesso modo, le sonorità che vanno da slow a mid-speed si ripetono sempre tutte uguali, le ritmiche sono sempre le stesse. Su Rockstar e Ozone il pubblico si esalta ancora di più ed è lì che Mitchel si toglie la maglietta facendo subito intendere che ultimamente ha passato poco tempo a surfare in terra natia. Ma le ragazzine sono felicissime anche di vedere quel corpo gracile con le ossa in vista.
Chiudiamo il live tra strepiti e urletti. Sembra di avere partecipato ad un prom 2.0 in cui al posto dei Sixpence None The Richer dei nostri tempi ci sono stati i Chase Atlantic a firmarne la colonna sonora.

Di sicuro una ricerca stilistica, seppur abbozzata ed ancora acerba, l’abbiamo vista. I Chase hanno saputo miscelare bene sonorità pop, soft rock, elementi R & B e hip hop senza tralasciare un pò di quella nota trap che tanto piace al loro pubblico di riferimento. Si vede, hanno tanta voglia di crescere e di fare bene. Da X Factor al loro primo tour europeo da headliner ce ne passa. E in mezzo ci mettiamo pure l’album di debutto del 2017, Chase Atlantic. Stanno scarpinando.

Da dire che si sente forte l’influenza di Tame Impala, Skrillex e The Weekend nonostante affermino di non volersi piegare all’idea formale di confine quando si parla di stile musicale.
Aspettiamo. Del resto come diceva il grande Antonin ArtaudLa musica è il solo passaggio che unisca l’astratto al concreto”. Vediamo se i Chase sapranno affrontare questa transizione.

Clicca qui per vedere le foto dei Chase Atlantic a Milano (o sfoglia la gallery qui sotto).

Chase Atlantic

CHASE ATLANTIC – La scaletta del concerto di Milano:

Swim
Triggered
Drugs & Money
You too
Friends
Tidal Wave
The Walls
Into it
Angeline
Numb 2 Da Feelin
Rockstar
Ozone
Okay
Church

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Serena Lotti

Serena Lotti

Milanese, soffro di disordini musicali e morbosità compulsiva verso qualsiasi forma artistica. Cerco insieme il contrasto e il suo opposto e sono attratta da tutto quello che ha in se follia e inquietudine. Incredibilmente entusiasta della vita, con quell’attitudine schizofrenica che mi contraddistingue, amo le persone, ascoltare storie e cercare la via verso l’infinito, ma senza esagerare. In fondo un grande uomo una volta ha detto “Ognuno ha l’infinito che si merita”.

2 Responses

  1. Cris

    Sono piuttosto in disaccordo sul fatto che il loro successo sia basato sulla loro immagine. Possiamo dire che questo giudizio sia stato concepito non conoscendo la band ma solo avendola vista in concerto (in più toglierti la maglietta ad un concerto non mi sembra si faccia solo per mostrare il proprio corpo ma anche perché si ha caldo. Io ero in prima fila e si vedevano le goccie di sudore sul suo collo). Le canzoni un po’ tutte uguali ci sta anche come cosa, si sono creati un loro stile, ai fan piace, lavorano su quello. In ogni caso vorrei specificare che gli anni VANNO AVANTI, di conseguenza i concerti non possono essere uguali a quelli di una volta (che non sono propriamente “i soli veri concerti” anche se, bisogna ammetterlo, gli artisti di un tempo hanno fatto la storia): gli artisti cambiano, i sound si evolvono, i fan cambiano. Detto questo, buona serata 🙂

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    • Serena Lotti
      Serena Lotti

      Ciao Cris e grazie per avere condiviso con noi il tuo commento. Non ritengo assolutamente che i chase abbiano puntato tutto sull’immagine anzi. Come ho evidenziato è una band con potenziale e che sta lavorando duro per ricavarsi uno spazio nel panorama musicale. Tuttavia, essendo il loro pubblico di riferimento molto giovane , è chiaro che la costruzione di un’immagine vincente sia una parte importante. Noi di Rock on continueremo a seguire questi ragazzi e siamo certi che I chase sapranno farsi strada e diventare più convincenti. Diamogli tempo e lasciamoli crescere. Buona serata a te!

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