CALCUTTA: in Arena con il cuore a mille

Articolo di Alessandra Faccini
Foto di Giuseppe Maffia Photographer

“Infissi nettunense, li cambi una volta per sempre” è partito così, nei giorni immediatamente precedenti al concerto, il countdown sui social al big event. Sulla pagina Instagram di calcutta_foto_di sono state puntualmente postate stories di alcuni membri del team Calcutta e anche di illustri sostenitori (è il caso del conduttore-telecronista Pierluigi Pardo, protagonista dei simpatici spot multilingue di “Acqua Parda”, inseriti come piccoli flash all’interno del live) improvvisatisi interpreti del jingle dell’azienda di Latina. E allo stesso modo, quasi a voler indicare la chiusura di un piccolo-grande cerchio, si è conclusa la magica serata, canticchiando ancora una volta lo stacchetto musicale davanti all’hotel.

Ma facciamo ora un passo indietro. A gennaio, l’etichetta discografica di Edoardo d’Erme, in arte Calcutta, annuncia le uniche date estive in due scenari fortemente (e per differenti motivi) suggestivi: lo stadio Domenico Francioni di Latina, città natale del cantautore, e l’Arena di Verona, considerata dai più come IL luogo della consacrazione di un artista. Il 21 luglio a Latina è stato un vero e proprio trionfo “in casa”. Le aspettative sono dunque cominciate a ricadere sul secondo concerto-evento (con un sold out registrato quasi ben due mesi prima), forse finora il banco di prova più importante e pericoloso della carriera di Calcutta. Le critiche non sono ovviamente mancate. C’è chi si è scagliato a priori contro la discutibile scelta di un palcoscenico del genere, ritenendola sostanzialmente una mossa di marketing volta a cavalcare “finché ce n’è” un’enorme ondata di successo e consenso generale che si ha paura possa magari finire presto. Intervistato, Edoardo rimandava a Bomba Dischi la decisione iniziale delle location, definendo comunque quella sull’Arena di Verona “una grande narrazione”. “Non ti fa paura immaginarti sul palco dell’Arena di Verona?” – gli era stato chiesto – “Sì, ma ormai che ce posso fa’?”. Ed è proprio l’ingenuità di Calcutta a colpire. In positivo, sì. È proprio questa sua inadeguatezza a renderlo adeguato.

Questo però non vuol dire che tutto sia stato lasciato al caso, anzi. Lo spettacolo è studiato nei minimi dettagli, anche se poi l’effetto complessivo che ne risulta è molto naturale e paradossalmente intimo. Un po’ come se Edoardo fosse riuscito a portare fuori le sue canzoni da cameretta per condividerle con chi era lì per lui. È sicuro, si muove sul palco accennando movimenti da direttore d’orchestra rivolti alla band (che può contare ancora una volta su Giorgio Poi alla chitarra elettrica). “Spero che la mia voce vada bene. Negli ultimi mesi c’ho lavorato molto” dice, quasi scusandosi in anticipo con il pubblico, prima di cantare Saliva assieme a Brunori (è invece proprio Dario a sbagliare, dimenticandosi per un attimo le parole, in un’esibizione che comunque risulta ben riuscita). Gli altri duetti sono stati quelli con Francesca Michielin in Kiwi, Del verde e Io non abito al mare, singolo scritto dallo stesso Calcutta per la cantante veneta. Unica pecca del concerto forse i pochi ospiti, almeno rispetto alla prima data di Latina. Basti pensare alla line-up di apertura, che al Francioni prevedeva Mèsa, Francesco de Leo e Frah Quintale mentre a Verona ha potuto contare unicamente su Maria Antonietta, comunque impeccabile sia nella voce che nella tenuta del palco, sofisticata e senza troppi timori reverenziali.

Ma si è visto anche il solito Edoardo scherzoso, se pur di non troppe parole. All’inizio quando, dopo Orgasmo, se ne esce con un “qui è bellissimo, sembra che sia giorno anche se è notte”, quando presenta Rai come “una canzone che riguarda un po’ il vivere di rendita” (nello schermo poi compare Dodò dell’Albero azzurro intento a suonare il violino su uno sfondo galattico) e quando, prima di Albero, introduce al basso l’amico Francesco, venuto direttamente da Latina perché, dice Calcutta: “mi ero dimenticato il documento d’identità a casa”.

Per quanto riguarda la scaletta, il bel mix tra i brani di Forse (album d’esordio del 2012 pubblicato dall’etichetta indipendente Geograph Records), Mainstream (2016 Bomba Dischi) ed Evergreeen (2018 Bomba Dischi) non trova pressoché nessuno impreparato. Il pubblico, anagraficamente variegato, sostiene a squarciagola Calcutta dall’inizio (Briciole) alla fine, con l’exploit finale di Pesto e con quel “ue deficiente” urlato all’unisono. Quasi un grido liberatorio per lo stesso Edoardo, resosi forse conto di aver incontestabilmente spaccato.

E alle critiche di chi riteneva troppo ambizioso esibirsi qui, in Arena, risponde così: “I più pazzi siete voi che siete venuti qui dentro… Diciamo che siamo uno più pazzo dell’altro”.

CALCUTTA – Scaletta del concerto di Verona, 6 agosto 2018

Briciole
Kiwi – Francesca Michielin
Orgasmo
Cane
Fari
Milano
Limonata
Paracetamolo
Rai
Saliva – Brunori Sas
Amarena
Nuda nudissima
Cosa mi manchi a fare
Oroscopo
Del verde – Francesca Michielin
Io non abito al mare – Francesca Michielin Albero
Arbre Magique
Hübner
Le barche
Gaetano
Frosinone
Pesto

CALCUTTA – Tour 2019

sabato 19 gennaio 2019 – Padova – Kioene Arena
lunedì 21 gennaio 2019 – Milano – Mediolanum Forum
mercoledì 23 gennaio 2019 – Bologna – Unipol Arena
venerdì 25 gennaio 2019 – Bari – PalaFlorio
sabato 26 gennaio 2019 – Napoli – Palapartenope Casadellamusica
mercoledì 6 febbraio 2019 – Roma – PalaLottomatica
sabato 9 febbraio 2019 – Acireale (CT) – Palasport

Biglietti in vendita a questo link > http://bit.ly/calcutta2018

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