BRUNORI SAS: una società a responsabilità limitata

Uno degli spettacoli di musica e teatro fin ad ora più belli e originali. Un talento così forse in Italia non si vede da più di venti anni. E magari vi sembrerà anche un’esagerazione ma se voi avesse assistito allo spettacolo che ieri sera Brunori ha tenuto alla città dell’altra economia a Roma, Eutropia Festival, statene certi mi dareste sicuramente ragione.
Coinvolgente, ironico, originale. Quello di ieri sera a Roma è stato un vero show di musica e intrattenimento sensato che fino ad ora solo Dario Brunori e la sua Srl sono riusciti a proporci.

Spettacolo diviso in sei monologhi d’ironia, ricordi, ammissioni, tenerezze e momenti di lucida follia, voluta addirittura, dove non viene risparmiato nessuno, dal Presidente della Repubblica al Papa, sempre con ironia e affetto (s’intende). Perché a primo impatto, Brunori e i suoi discorsi sembrano tratti da qualche libro delirante. Sembra che prenda in giro tutti, il suo pubblico, le persone che gli stanno accanto e la cosa fondamentale è che Brunori prende in giro noi e soprattutto se stesso.

I monologhi che fanno da spartiacque ai brani diciamo così “più famosi” non sono altro che una sorta di terapia collettiva, dove tutti (compreso Brunori) ridono e sorridono dei propri difetti. E i difetti degli italiani sono facilmente riconoscibili ma Brunori riesce a tirarli fuori e calpestarli, facendoci anche arrossire. Artista e cantautore completo, Brunori da il via alla parte musicale seduto davanti alla sua tastiera rossa con il brano “Milioni di stelle”, a seguire “Lei, lui, Firenze” e una “Domenica Notte” accompagnato dalla sua band.

Ogni monologo ha un titolo: Il primo è Imagine…riflessione amara e sarcastica su come a volte ci s’illude o ci fanno illudere che possa esistere un mondo perfetto. Ormai siamo troppo giovani è il secondo monologo: non esistono più gli adulti. Non si cresce più, è quasi un reato in Italia definirsi un adulto. Cinquantenni allo sbando che devono per forza palestrarsi e stare con i cocktail in mano e trentenni che ancora sono teenager? Ma che prodotto è questo teenager? Beh possiamo dargli torto a Brunori? Una società che si fonda sui finti giovani, finti appunto. E senza avere responsabilità. I monologhi vanno avanti, sempre intervallati dalle canzoni (brani come Nanà, Le quattro volte, Maddalena e Madonna, Sol come sol, Pornoromanzo, Il giovane Mario, Bruno mio dove sei, Come stai, Italian Dandy, Kurt Cobain, Arrivederci Tristezza) .

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Nei suoi monologhi c’è verità, quello che ha vissuto. C’è la morte del padre raccontata con ironia e tenerezza, l’uccisione del maiale (al paese natale) come evento catartico che segna la maturità, lo shock di tornare in un paesino della Calabria e riprendere in mano la ditta di famiglia e riprendere in mano la sua vita. Ricominciare per Brunori dalla fabbrica di mattoni o forse cominciare a essere adulto, rendendosi conto di avere finalmente una responsabilità.
Ci sono le persone alla ricerca della fama, quelli che pensano che il famoso sia per forza superiore. Ma è davvero così importante essere qualcuno nella vita? (Battuta ripresa al Mascetti nel film Amici Miei) No non lo è o non lo sarebbe se fossimo una società sana. Ma sana non siamo e abbiamo sempre il bisogno di puntare il dito contro qualcuno. La colpa non è mai con noi stessi ma è sempre di chi ci sta vicino di chi viene a occupare quelli che noi crediamo, essere i nostri spazi.

Lo spettacolo finisce con un Brunori e la sua band che ritornano sul palco e ci regalano brani come “Guardia 82” “Mambo reazionario”. Pubblico numerosissimo e attento e un Brunori che esce fra gli applausi, meritatissimi.
Due cose essenziali da dire su Dario Brunori: la prima è che la parte dei monologhi fa di lui un vero e proprio show man, ma nel senso positivo del termine. Brunori riesce a catalizzare l’attenzione del pubblico ed è dotato di una naturale ironia spiazzante, rara per un cantautore.

Seconda cosa forse ancora più importante: dal punto di vista musicale (per quanti per lavoro e per piacere io ne abbia ascoltati) devo dirlo onestamente Dario Brunori è il migliore talento che l’Italia ha “cacciato fuori” negli ultimi venti anni. Non esagero per un solo motivo: se per caso vi troverete all’ascolto dei suoi brani e anche come vengono riproposti dal vivo vi accorgerete che la musica e il modo in cui Brunori scrive non somigliano a nessuno. Brunori ha avuto la capacità artistica di essere se stesso. In maniera stravagante, originalissimo, dunque intelligente. In Italia non c’è da anni e ripeto da anni un’artista come lui. Insomma un vero talento.

Diceva Carmelo Bene (citato anche da Brunori) che “Il talento fa quello che vuole, il genio fa quello che può. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento “.
Dario Brunori è un grandissimo talento, a tratti geniale. Può fare nei suoi spettacoli quello che vuole.

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