Reportage e scaletta: BRUNORI SAS a Teatro, monologhi sull’incertezza

Dicono che il cantautorato sia morto o meglio che si sia trasformato in altro. Il linguaggio tra i giovani è cambiato e chi si trova in un’età più o meno di mezzo, parlo dei miei 36 anni e della generazione dei 40enni, ha una certa difficoltà a incastrarsi con quello che viene definito “nuovo”. Eppure da qualche parte, come ieri sera all’Auditorium Parco della Musica di Roma, trovi Brunori Sas con il suo spettacolo – Brunori a teatro: canzoni e monologhi sull’incertezza.

Seguo Brunori da quando è partito, l’ho intervistato tante volte. La mia prima volta sul Manifesto è stata una sua intervista e per quanti io ne abbia potuti intervistare (De Gregori, Fossati, Ferretti) mio padre, per dire, quando sono scesa a casa, aveva l’intervista a Brunori esposta sul camino. Pensate che non ho mai avuto riconoscimenti sul mio mestiere, ma quel giorno mio padre ero orgoglioso e alla domanda perché fosse lì, proprio quella , la sua risposta è stata “l’ho sentito al Primo Maggio, è diverso dagli altri, è calabrese”. La rigidità di mio padre spezzata attraverso Brunori. Fine. Quindi per me è un ricordo affettivo bellissimo e non nascondo nessuna debolezza e inclinazione per questo cantautore e l’ho seguito certo per lavoro ma di più per una passione verso quella forma di cantautorato che in lui oggi è l’unico porto sicuro. In lui sul palco si riesce a vedere e anche a cogliere il nuovo, per quanto possa sembrare paradossale.

Brunori è carico di ironia, che oggi manca nel panorama musicale (non parlo delle canzonette ironiche che vi fanno ballare a Sanremo) che utilizza forse per una sorta di salvezza, a tratti, da quella malinconia e anche tristezza, che serve sempre, che accompagnano i suoi testi. I monologhi sono incentrati sì sulle paure, le ansie, il distacco e lo stagno ma passano attraverso questo filo conduttore ironico che ti porta sempre a salire, dove in verità non ve lo so dire, sicuramente oltre quella prospettiva di appiattimento musicale e culturale da cui siamo circondati. Parte citando Pirandello, nell’uno, nessuno e centomila Brunori. Da quello intellettuale, a quello con la panza, il cuore l’istinto e l’intelletto, personalità diverse ma pur sempre con la stessa faccia. Lo spettacolo è come dice il titolo intervallato fra monologhi e canzoni.

I brani dell’ultimo album hanno arrangiamenti più dolci e delicati. Tutto è più intimo. Accompagnato dalla sua band, da Stefano Amato (violoncello, mandola contralto), Dario Della Rosa (pianoforte, tastiere) , Simona Marrazzo(cori, percussioni), Mirko Onofrio (flauto basso, clarinetto, vibrafono, cori), Massimo Palermo (percussioni) e Lucia Sagretti (violini, cori). Troverete delicatissima la versione di “Diego e io” introdotta dalla voce di Simona Marrazzo. La scaletta è ricca: si parte con Secondo me, La vita liquida, Lamezia-Milano, Canzone contro la paura, Colpo di pistola, Don Abbondio, Uomo nero, Sabato bestiale, tutte precedute da i monologhi che Brunori esegue con grande maestria. Poi si passa anche ai brani del passato come La vigilia di Natale, Come stai, per poi nel bis regalare e finire con amara consapevolezza con i brani Kurt Cobain e Arrivederci tristezza . Parliamoci chiaramente: oggi, di questi tempi, chi ve lo scrive un brano così bello, nostalgico, intellettualmente onesto e che vi riporti a casa come “La vita pensata”?

C’è un fattore importante che mi lega alla figura di Brunori. Brunori è calabrese, io lo sono. In alcuni momenti è difficile capire alcune cose di cui parla nei suoi monologhi, se non sei di quella terra. Fra tutti, ad esempio, che mi ha portato indietro veramente nel tempo, quasi una sorta di filmino che rivedi in tv, quando parla dell’Aspromonte. Questa catena montuosa, spaventosa, cupa, che dalla strada incute timore, e come ricorda Brunori nello spettacolo, per quelli come noi bambini al tempo dei sequestri, la paura era quasi come se venissimo risucchiati tutti li dentro. Quando ieri sera riecheggiava questa immagine mi veniva in mente quando nel passarci davanti, mi nascondevo con la testa sotto al sedile di dietro, perché avevo paura di venire rapita. E lo so, d’altronde, come ben dice Brunori, siamo una generazione piena di ansia, paura e incertezza è forse è l’unica cosa sicura che abbiamo. Parla di ansie Dario, delle sue fobie, quella degli squali, che non gli permettono di nuotare liberamente e non parliamo a largo. Certo, lo Squalo di Spielberg, con quella sua musichetta inquietante, ogni tanto riecheggia ma a Brunori evidentemente gli è rimasta come colonna sonora della vita. E la cosa più divertente in tutte queste fobie e che Brunori consapevolmente le descrive come qualcosa che non riesce a superare, forse non fa nemmeno tanto per superarle, perché le accumula, in fondo lo faccio anche io e lo fanno tanti fra i miei amici. E citando una delle sue canzoni “la verità è che ti fa paura l’idea di scomparire, l’idea che tutto a quello a cui ti aggrappi prima o poi dovrò finire… a quelle quattro o cinque cose a cui non credi neanche tu“. I monologhi che attraversano lo spettacolo, sono un quadro completo, seppur in continua trasformazione, di un ragazzo venuto da un piccolo paesino della Calabria, che ogni tanto si muove anzi come ha detto Dario “si divide” fra la Calabria e Milano. Ci sono delle cose che sembrano paradossali con gli occhi del Sud viste al Nord, e non ci ho mai creduto al detto “tutto il mondo è paese”. Il paese da dove viene è il tuo sangue, amaro e dolce nello stesso tempo, che può anche rischiare di essere intossicato e intossicare a volte, ma da lì vieni e a volte basta davvero una stupida canzone solo una stupida canzone per ricordarti chi sei (cit. Brunori Sas). Brunori ricorda Lucio Dalla citando Com’è profondo il mare e poi passa da Sartre a Uomini e Donne con la stessa voracità e semplicità di come quando in un momento di crisi profonda si passa dal dolce al salato al salato al dolce , dove sai benissimo che in quel momento sei solo tu che puoi decidere se vuoi Sartre o Uomini e Donne. E’ un artista libero, il cantautore calabrese. E la libertà come cantava Ferretti è una forma di disciplina, per arrivare al punto dove sta Brunori ci deve essere una gran fatica dietro, anche solo intellettuale.

Andare a sentire questo – Canzoni e monologhi sull’incertezza è un consiglio spassionato. Non rimarrete delusi sicuramente, anzi al di là dell’immondizia musicale che viene imposta esiste altro. Poi si torna a casa un po’ malinconici, fa sempre bene. E questa mattina al telefono con mia madre nel parlare di quello che avevo fatto ieri sera …”mamma ieri sono andata a sentire Brunori Sas, quello calabrese del caminetto”. Mia mamma da parte sua “certo quello bravo… e come sta?”. “Mamma Brunori sta bene”. E a casa? “A casa tutto bene”.

BRUNORI SAS – Scaletta Brunori a Teatro

Io, io, io (monologo al piano)
Secondo me
La vita liquida
L’uomo liquido (monologo)
Lamezia- Milano
Canzone contro la paura
La macchina sua (monologo stand up)
Colpo di pistola
Selacofobia (monologo stand up)
Don Abbondio
Uomo nero
Oh vita! (monologo)
Sabato Bestiale
Diego e io
Momenti di quotidiana incertezza (monologo)
Il costume da torero
Come stai
La vigilia di Natale (piano solo)
Intro al piano
La verità
La vita pensata (chitarra solo)
Monologo finale
– – – – –
Kurt Cobain
Arrivederci Tristezza

BRUNORI SAS – Le prossime date

21 marzo Catania, Teatro Metropolitan
22 marzo Palermo, Teatro Golden
27 marzo Torino, Teatro Colosseo
28 marzo Padova, Gran Teatro Geox
29 e 30 marzo Firenze, Teatro Verdi
10 aprile Roma, Auditorium Parco della Musica
23 aprile Milano, Teatro degli Arcimboldi
24 aprile Torino, Teatro Colosseo
26 aprile Reggio Emilia, Teatro Romolo Valli
28 aprile Varese, Teatro Openjobmetis

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