BRANDON FLOWERS: il leader dei The Killers in concerto sabato sera a Milano

Approfittando dell’ennesima pausa dei suoi The Killers (ma quante se ne sono prese?) Brandon Flowers, istrionico frontman della band statunitense, trova il tempo di pubblicare il suo secondo disco solista intitolato “The Desired Effect”, uscito per Island Records il 18 maggio scorso.

Flowers lo porta in scena questa sera al Fabrique di Milano, per quella che sarà la sua unica data italiana, accompagnato dal bravissimo Joe Pug, cantautore alt-country di provenienza Maryland.

Solo le 21.15 quando Brandon sale sul palco accompagnato da una side band composta da 8 elementi: due chitarristi, un bassista, un sax e una tromba, un tastierista, un batterista e due voci soul.
Brandon è nato e cresciuto nella scoppiettante Las Vegas e non poteva che rimanere inevitabilmente influenzato dalla sua atmosfera squisitamente glamour. La band si sistema a raggiera dietro di lui e la giacca dorata scelta per il concerto di stasera inizia a riflettere luci sulle note della nuova Dream come true e, come per incanto, il Fabrique si trasforma in uno dei tanti teatri di qualche casinò del Nevada.

Con la successiva “Can’t deny my love” Brandon sembra voler ricalcare la tracklist del nuovo album, prima di prenderne definitivamente le distanze con la bella “Crossfire”, singolo estratto dal precedente “Flamingo”, un pezzo che non avrebbe sicuramente sfigurato nel repertorio dei The Killers, bella su disco e bellissima dal vivo. Il pubblico accorso ne è entusiasta e l’accoglie quasi fosse un classico.

La ritmata Magdalena e la successiva Hard enough, entrambe estratte da Flamingo, sono il preludio al primo pezzo di serata targato The Killers, anticipato dalle parole di Brandon che invita il pubblico a prendere posizione in merito al protagonista della canzone valutandone la presunta colpevolezza o innocenza, un attimo prima che le note di Jenny was a friend of mine invadano la sala. Alla fine della canzone il pubblico decreterà Jenny colpevole.

Il sax introduce la nuova Lonely town seguita a ruota dalla cassa della coinvolgente Digging up the heart che fa letteralmente saltare per 3 minuti tutti i presenti. Durante una delle ultime interviste Brandon ha confidato che questa song doveva essere inclusa nell’ultimo lavoro dei The Killers, ma che è stata scartata dagli altri membri della band. Un vero peccato visto il tiro che questa canzone può vantare nella sua riproposizione live.

“La prossima canzone può essere: una cover degli INXS, una cover di Robert Palmer oppure….” sono le parole pronunciate da Brandon prima di attaccare con il classicone dei classiconi targato The killers, quella Human che fa letteralmente impazzire la audience del Fabrique.

Con Untangled Love, Swallow it e la bella Only the young si arriva dritti all’ultima canzone del main set. Il ruolo è affidato ad un’altra cover by The Killers, la stranota Mr. Brightside, presentata stasera, e nell’intero tour, in una nuova veste remixata.

L’encore si apre con un duetto insieme a Joe Pug su un pezzo di quest’ultimo, e con I can change e Still want you, anch’essa scarto di produzione dell’ultimo lavoro dei The Killers, si chiude uno show che convince, donandoci un artista preciso e bilanciato, sebbene un po’ poco istintivo.

Esco dal Fabrique soddisfatto e mi avvio verso la mia Fiat Ritmo per tornare a casa realizzando appena un istante dopo che gli anni 80, tanto amati da Brandon Flowers, sono rimasti tra i solchi dei suoi dischi e nel locale alle mie spalle. Che peccato, un giro su una fiat Ritmo mi avrebbe fatto proprio piacere.

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Matteo Pirovano

Matteo Pirovano

Nasco il giorno di San Valentino del 1978, e forse proprio per questo sono, da sempre, un nostalgico romantico. Apro per la prima volta gli occhi a Genova, ma non riesco a definirmi Genovese a tutti gli effetti pur essendole visceralmente legato. La mia vita è stata vissuta al confine tra la provincia ligure e quella Alessandrina, mi piace considerarmi un apolide della collina. Appassionato di musica sin dalla giovanissima età, cresciuto tra i dischi dei miei, diviso tra Black Sabbath e Led Zeppelin, seguo la musica da sempre. Sono ormai più di vent'anni che coltivo la passione dei concerti, una delle poche a non essere mai calata nel tempo. Sono un Vespista e un Jammer, chi ha una di queste due passioni sa cosa esse significhino. Nella vita lavorativa mi occupo di tutt'altro, le mie passioni sono la mia linfa e la mia energia, sono ciò che riempiono quel bicchiere che, per mia fortuna, riesco sempre a vedere mezzo pieno.

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