BETH HART: reportage, foto e scaletta del concerto di Milano

Articolo di Roberta Ghio | Foto di Oriana Spadaro

A distanza di circa un anno dall’esibizione al Teatro dal Verme, a cavallo tra l’uscita di Black Coffee, album di cover realizzato con lo storico amico Joe Bonamassa ed un album live in uscita in questi giorni, fa ritorno a Milano, nella splendida cornice del Teatro degli Arcimboldi, la cantautrice californiana Beth Hart.

A scaldare il numeroso pubblico meneghino la Kris Barras Band, alla loro prima apparizione assoluta in Italia.
La band inglese si presenta con un live incentrato sull’esecuzione dei brani tratti dal loro recente album, The Divine and Dirty, in una curiosa formazione a due chitarre acustiche e batteria. La voce di Kris è potente, ruvida, quasi roca, ma dotata di impressionante estensione. Le loro sonorità rock dalle tinte blues, nonostante l’assenza del basso, arrivano pienamente al pubblico che ne apprezza convinto l’esibizione sino alla conclusiva, trascinante versione di All Along The Watchtower di Bob Dylan. Kris si congeda dandoci appuntamento a Maggio per un’esibizione già programmata al Fabrique.

Sulle note dei brani della tradizione blues, i roadie si affrettano a preparare il palco per Beth. L’attenzione non può che andare al pianoforte, sopra il quale vengono riposte e accese una decina di piccole candele, giusto pochi attimi prima che la sala piombi nella totale oscurità. E’ in questo momento che la band di Beth sale sul palco per dare il via al concerto con un momento strumentale che verrà interrotto dalla sua voce fuori campo. La Hart infatti si sente, ma non si vede. Tutti la cercano sul palco, ma lei spunta sorprendentemente in sala, comparendo dalla porta laterale situata al centro della platea, intonando Don’t Explain nella sua passeggiata verso lo stage, su quelle note intime, rese come una carezza che culla, dalla sua straordinaria voce, tra lo stupore dei fan che la salutano e l’abbracciano. Una volta sul palco la possiamo ammirare in tutto il suo splendore, fasciata in un corto abito a disegni rosso scuro e stivaletti neri d’ordinanza, con il suo immancabile, illuminante sorriso.

Dalle note malinconiche del primo brano veniamo catapultati nel grintoso blues di Better Man, in cui Beth tra continui sali e scendi di note intense ed arrabbiate, dà vita ad un’interpretazione fisica che la vede finire in ginocchio sul palco. Si entra in campo blues con Baddest Blues, primo brano di un set suonato al pianoforte, profondo quanto il rosso delle luci che colorano il fondo del palco. Beth è un tutt’uno con il pianoforte, il suo strumento principale. Ci incanta con la sua vocalità calda che passa con disinvoltura dal malinconico all’aggressivo, potentissima nella successiva Bottle of Jesus. “Una Dea!” esclama una persona alle mie spalle. Una Dea terrena, che non vuole stare isolata nell’Olimpo del palco cercando ripetutamente il contatto con il pubblico. Chiede ai tecnici di illuminare leggermente la sala per poterci vedere in volto e ci invita ad alzarci per iniziare un botta e risposta di fraseggi che precedono una versione completamente riarrangiata in chiave funky di Lifts You Up.

Con Why Don’t You Do Right ripiombiamo in un’atmosfera intima, che profuma di whisky e sensualità. Beth si lascia ammirare nelle sue movenze languide, un fascino indiscusso per una donna che sa sapientemente alternare momenti di estrema sensualità ad altri puramente istintivi. Una straordinaria capacità di passare dalla femminilità più assoluta all’esplosione irrazionale di gioia, quasi infantile, di fronte agli assoli dei suoi musicisti, che la fanno saltare euforica nonostante i centimetri di tacco.

Beth ha ancora bisogno del pubblico e fa ritorno in sala, con There in your Heart, accompagnata dal suono della sola chitarra acustica che esalta e impreziosisce. Si prosegue con il momento a mio avviso più intimo della serata, quando al piano esegue Mama This One’s for You e successivamente racconta di suo marito, che le ha chiesto di sposarla mentre era in ospedale, aiutandola a combattere, a tornare alla vita e ad amare nuovamente quel luogo che aveva odiato e ora grazie a lui, My California, è tornata ad amare. Dopo l’usuale uscita dal palco, il ritorno per terminare il live con un tris di brani che vede un’esecuzione carica di energia in Trouble,
durante la quale il pubblico torna a duettare con lei.

Una serata in cui sono mancati alcuni pezzi forti del suo repertorio, ma in cui Beth ha dato tanto di sé in tutte le sue anime. Immensa Beth.

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Beth Hart

BETH HART – La scaletta del concerto di Milano

Don’t Explain
Better Man
Close To My Fire
Baddest Blues
I’ll Take Care of You
Bottle of Jesus
Favorite Things
Love is a Lie
Lifts You Up
Why Don’t You Do Right?
I’d Rather Go Blind
There in Your Heart
Mama This One’s for You
My California
——
Trouble
Chocolate Jesus
Fire on the Floor

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About the author

Roberta Ghio

Roberta Ghio

Nata e vissuta sul mare, da qualche anno a Milano dopo una parentesi romana. Cresciuta a pane e Bruce Springsteen, da un lato gli studi scientifico matematici, un lavoro nell'IT che mi appassiona, dall'altro l'amore per la pittura, la scultura, la fotografia, il teatro e i film di Sergio Leone. Amo sia visitare città, sia la natura e lo stare all'aria aperta. La musica è una costante nella mia vita, ogni momento ha una colonna sonora; amo soprattutto la musica dal vivo, unico modo per conoscere veramente un artista. Amo scrivere e sono alla costante ricerca del modo migliore per tradurre su carta le emozioni. Sono profondamente convinta dell'importanza dell'amare e del mettere passione in tutto quello che si fa... con anche un pizzico di ironia!

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