ASH: reportage, foto e scaletta del concerto di Milano

Articolo di Andrea Forti | Foto di Oriana Spadaro

Il Legend Club di Milano è, per chi scrive, un luogo al tempo stesso mistico ed improbabile. Ad un primo sguardo dall’esterno pare una di quelle sale da ballo latinoamericane estive, poi arrivi di fronte e ti trovi una cartellonistica adatta a ringalluzzire qualche Riccardone (vedere alla voce “forum del Mucchio” per il significato) con artisti del calibro di Glenn Hughes tra gli ospiti passati, e il barista del locale che pare pronto a sfornare vodkatonic ad una mandria di teenager pronti a sbronzarsi il sabato sera nel locale.

L’occasione che la serata proponeva era il concerto dei nordirlandesi Ash, ora in formazione da trio power-pop data l’assenza di Charlotte Hatherley. I tre salgono sul palco e li ritroviamo invecchiati, ma non troppo: il batterista Rick McMurray porta con un copricapo troppo pesante per il caldo creatosi in testa, mentre il bassista Mark Hamilton suona un curioso basso con sole tre corde. Il leader Tim Wheeler merita una descrizione più minuziosa: baffo e capelli alla Brandon Flowers, l’attitudine sul palco è nettamente diversa da quella degli altri due avendo a disposizione costante un tecnico della chitarra sempre sul palco, tre nuovissime Gibson tirate a lucido, doppia testata e cassa Mesa Boogie con pedaliera multieffetto sotto il microfono, come abbiamo visto solo per band ipertecniche come i Dream Theater. Non si può dire la stessa cosa sulla conservazione del pubblico, in larga parte fedelissimi della band e senza ricambio generazionale: gli under 30 si contano sulle dita di una mano, i segni dell’invecchiamento sono ben presenti così come qualche chilo di troppo e una cura non molto particolare nell’abbigliamento tipica degli anni ’90, addirittura si sono intraviste un paio di macchine fotografiche digitali che con l’avvento degli smartphone sembravano definitivamente sparite per naturale obsolescenza.

Clicca qui per vedere le foto dei Ash a Milano (o sfoglia la gallery qui sotto).

La performance inizia in chiaroscuro: anche se a stretto giro viene proposto il duo energico Kung Fu e Cocoon, la posizione ci restituisce una voce quasi inesistente (sempre ottimo invece il miraggio degli strumenti); la cosa sembra sistemarsi (a differenza di quanto accaduto qualche settimana prima nella stessa location per i Deafheaven) ma decidiamo dopo poco di spostarci verso il mixer, non prima di avere atteso ed esserci ascoltati dalle prime file A Life Less Ordinary. Considerato per chi scrive il più significativo dal punto di vista strettamente personale e di formazione, per questo pezzo non riscontriamo lo stesso tipo di risposta dal pubblico: salvo rari casi isolati questo atteggiamento sempre fin troppo “polite” si manterrà costante, con moshpit inesistenti e rarissimi singalong.

La scaletta continua con diversi brani incentrati sull’ultimo disco Island contrapposti fortunatamente a quasi altrettanti da 1977: ne consegue che molti dei più iconici pezzi di Free All Angels e Nu-Clear Sounds che avremmo voluto sentire, come ad esempio Wild Surf, vengono lasciati fuori.

Dopo qualche squillo improvviso (tra cui una Orpheus raramente proposta in passato) di una performance regolare il finale di live ci regala altre due proposte che sicuramente hanno segnato gli anni da teenager di tutti i convenuti: Girl From Mars prima e Burn Baby Burn poi risvegliano anche gli animi fin lì più sopiti, ravvivando l’atmosfera ed attivando la risposta del pubblico all’invito a cantare con la band: un finale perfetto che l’encore che ne sussegue sono solo titoli di coda di una performance che ci restituisce una band ancora intatta nelle intenzioni e nell’attitudine, a dispetto di cosa racconta l’orologio biologico.

ASH – La scaletta del concerto di Milano

True Story
Kung Fu
Cocoon
Annabel
Oh Yeah
Confessions in the Pool
A Life Less Ordinary
Goldfinger
Walking Barefoot
Shining Light
All That I Have Left
Incoming Waves
Orpheus
Cantina Band (John Williams cover)
Jesus Says
Numbskull
Buzzkill
Girl From Mars
Burn Baby Burn

Encore:

Did Your Love Burn Out?
Lose Control

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.