VERACRASH – 11:11

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Veracrash - 11:11

Veracrash - 11:11

Con questo disco i Veracrash mettono le fondamenta a un progetto solido, abbozzato con il loro primo Ghots EP, che qui prende una forma ben precisa e delineata, una base, una dichiarazione di intenti che dice grosso modo: “Vogliamo raschiarvi le vene dall’interno”.

Un’immersione in apnea di mezz’ora, un masso che rotola giù da una duna, un foglio di carta vetrata che gratta contro un muro di cemento, un torrente di fango che trascina via ogni  cosa.

Un’intensità che poche volte mi è capitato di sentire in Italia. Un gruppo che non tenta di stupire con originalità ostentata, ma che fa il proprio mestiere e il proprio genere al meglio con dignità e onestà.

Una produzione pressoché perfetta per esprimere il loro potenziale e per far venire fuori al meglio l’atmosfera soffocante e dirompente della loro musica. Pezzi curati sotto ogni punto di vista, che prendono la base dell’ispirazione dai Qotsa più ipnotici o dai Kyuss, che spaziano dallo stoner al post-rock, dal grunge all’hard rock. Non ci sono strutture particolarmente complicate, ma all’interno hanno dei passaggi veramente illuminati e arrangiamenti ben costruiti. Non voglio descrivere e non voglio citare i pezzi, perché questo disco va sentito come un unico blocco, un’unica roccia.

In alcuni punti forse si poteva essere un po’ più audaci con le linee vocali, e magari tenere un pochino più “fuori” la voce, ma sono inezie rispetto al valore di 11:11. E’ questione di gusti e del tipo di atmosfera si vuole imprimere alle canzoni. Sicuramente le scelte fatte contribuiscono ad esaltare quel senso di soffocamento di cui parlavo sopra.

Come suggerisce l’esiguo booklet però, meglio non sprecare altre parole, meglio ascoltare e farsi trascinare via dalla potenza di 11:11.

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